168 – Budapest, un metro prima della caduta

Budapest - Guide Lonely PlanetSono stati giorni infiniti. Giorni senza giorno. E giorni senza notte. Giorni di un autunno caldo che io ho solo sfiorato. Di foglie gialle e rosse che io non ho visto. Di cielo blu e brezza leggera che non mi hanno avvolto.
Vortico, ammesso che la parola vorticare esista. Sì, io vortico. E immersa in questo vortice da cui riesco a uscire, vedo solo la polvere che copre ogni cosa.

Domani parto per Budapest. Un viaggio breve. I viaggi di novembre che amo particolarmente. Un viaggio senza aspettative. E senza preparazione. Non ne ho avuto il tempo. Non ho avuto la testa.
Un viaggio che è solo un intervallo. E dopo il quale nulla sarà diverso da come è oggi.
Un viaggio a sproposito. In un periodo terribile in cui la sola parola che per me abbia un senso è “incastrare”. La sola cosa che mi ripeto è “non cadere”.

Invece, un pochino, avrei voglia di cadere. Un pochino vorrei mollare il colpo.
E non solo prendermi una pausa di qualche giorno.
Ma prendermi una pausa.

Da tutto questo anno allucinante. Da tutti questi mesi bui. E dalla totale assenza, al momento, di prospettive vere.

Domani parto per Budapest. Solo un metro prima del precipizio. E dentro al vortice in cui mi trovo, continuo a ripetermi che non è stata una brillante idea, quella di venirne fuori per poi doverci rientrare. Giusto un metro dopo Budapest.

A Budapest dormiremo presso Colours Apartment Budapest prenotato con Booking.com e situato nel cuore del quartiere ebraico (1075 Budapest, Kazinczy u. 9., Ungheria).

Leggi anche:
– Budapest, prime impressioni
– Ritorno a Budapest, prima di Natale
– Budapest, indirizzi in tasca

Interludio di viaggio N. 1 – Go West! Where dreams come true. Inshallah!

Canada Occidentale e SeattleE così noi si va.
Finalmente. Finalmente un volo. Finalmente un volo intercontinentale. Che lo so anche io che ci sono posti meravigliosi nascosti dietro casa. Ma ho passato un anno a esplorare il dietro casa.
E ora ho bisogno di andare, di muovermi. Di mettere migliaia di chilometri tra me e tutto quello che lascio qui. Per tornare con uno spirito nuovo. Forse. Una forza nuova. Spero. Rinnovate energie. Un punto di vista differente sulle cose.
Perché per trovare il centro di gravità, bisogna prima capire fino a dove arrivano i confini di quello che ci sta intorno. E così vado ai confini.
E attraverso l’Oceano. E torno a Ovest.
Finalmente. Torno a Ovest. Che non è New York. Ma va bene lo stesso.
Che di confini ne attraverso due. Pregustando tutto quello che mi aspetto sia. Consapevole che potrebbe non essere. E ugualmente felice se non fosse.

Questo è il nostro tour. Approdando nello stato di Alberta, in Canada. Viaggiando nella British Columbia. Attraversando il confine canadese. In direzione di Seattle.
Calgary -> Banff National Park -> Jasper National Park -> Kamloops -> Vancouver -> Vancouver Island -> Seattle.
Con diverse deviazioni lungo la strada. Che non programmo. Che non prevedo. Che non voglio conoscere adesso.
Perché un conto è il progetto di viaggio. Un conto quello che succederà davvero una volta che saremo là, dall’altra parte del mondo. Con le nostre immagini precostituite da confermare o smantellare.

Noi si va. Io vado. Mi lascio alle spalle questi giorni che sanno di bucato steso all’aperto. Di ammorbidente alla lavanda. Questi mesi che sanno di aspettative disattese. Di realtà in frantumi. Di sogni che si spezzano. Mi lascio alle spalle un autunno caldo e vuoto. Un inverno mite e piatto. Una primavera di colori photoshoppati. Un’estate a inseguire tutto per non afferrare niente.
Io vado sapendo che non è la fuga la soluzione. Che l’estate è finita. Agosto un limbo. Settembre il banco di prova. Ma ho voglia e bisogno di riempirmi gli occhi e il cuore di mondi nuovi. Sperando di essere capace, al ritorno, di usare i mondi nuovi per ricostruire i mondi vecchi. O per smantellarli del tutto. E dare, comunque, una svolta.
Io vado. Go to Canada. Go west! Che me la canticchio nella testa mentre preparo valigie. E mi mette di buonumore.

Canada Mappa