213 – Travel to Chile

Mappa del CileE’ solo ingrandendo e rimpicciolendo una mappa, facendola scorrere da Est a Ovest e da Nord a Sud, che si comprendono i confini, le storie, le persone, i pregiudizi. Solo guardando il mondo nella sua interezza si capisce il nostro essere piccoli.
Amo Google Maps, l’azzurro degli Oceani, il beige delle montagne, il verde delle pianure.
Amo lasciare scorrere i paesi, guardarne i confini come se non li avessi mai visti prima. Mettere al centro le Americhe, poi l’Asia. Scoprire fino a dove arriva il Polo Sud. E’ strano. Ma ogni volta che apro l’applicazione, scopro qualcosa che non sapevo. Mi accorgo che qualcosa mi era sfuggito, sebbene conosca molto bene la geografia del mondo.

Oggi partiamo per il Cile. Un viaggio prenotato mesi fa e organizzato nell’ultima settimana.
Sfondiamo il Sud America per la prima volta. E per la prima volta mi ritrovo nell’altro Emisfero. A Sud dell’Equatore. Dove è inverno in estate. Ed estate in inverno.
E anche questo è il senso del nostro non essere, alla fine, nulla di speciale.
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188 – Viaggio al centro dell’Europa

Foresta NeraStaccare. Imperativo categorico fino a qualche settimana fa.
Prima che la vita prendesse una piega diversa e mi portasse là dove, alla fine, volevo arrivare, mi sembrava prioritario volare via. Letteralmente. Prendere un aereo e andare lontano.
Finché tutto è cambiato e prendere le distanze non è stato più essenziale.
E così ho ripiegato sulla Vecchia Europa con questo viaggio al centro del continente, alla scoperta di una zona che da sempre mi incuriosisce: la Foresta Nera.
Chilometri e chilometri di foresta incontaminata, pascoli punteggiati da pecore e mucche, fiori colorati lungo il ciglio della strada, fattorie dal tetto spiovente, case a graticcio in minuscoli borghi medievali, piccole cittadine raccolte che mi hanno fatto pensare a Lutero, agli anni bui della Riforma Protestante e a Q di Luther Blisset.
La Foresta Nera ci si presenta così, luminosa anche nei nostri tre giorni di cielo coperto. Incontaminata nonostante gli alberghi pieni e il turismo di cui sicuramente vive. Autentica anche nei costumi tradizionali indossati nei ristoranti dalle ragazze che effettuano servizio al tavolo (particolarità che, per altro, mi aveva colpito anche a Innsbruck e che, quindi, deve essere un’usanza tipica nei Paesi del Sud di area tedesca).
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170 – Ritorno a Budapest. Prima di Natale

BudapestTre dicembre. Ed è di nuovo Natale. Che è arrivato all’improvviso, tra una cosa e l’altra. Con mille cose da fare. E il tempo che mi sfugge di mano. Come acqua che cola. Liquido. Senza consistenza. La mia vita non è mai stata così poco solida. Faccio balzi senza rete. Cado e mi rialzo. Non ho mai sentito così tanta energia creativa. Dentro e fuori di me. Voglia di fare. Paura. Tantissima paura. Curiosità. Ero morta. E ora sono tornata a vivere. Una vita senza sicurezza alcuna. Con un sacco di errori. E troppe incognite. E in mezzo alle incognite, strade che si aprono. A volte sentieri. A volte autostrade. A volte pertugi dentro cui mi infilo, nonostante gli occhi rossi che intravedo nel buio. Sono circondata da lupi cattivi e pozioni magiche da usare al momento opportuno. Ho paura e un coraggio che non credevo di avere. La mia vita non è mai stata così interessante.

E oggi, tre dicembre, prima di entrare nel vortice del Natale, torno a Budapest. Perché di Budapest da quando sono tornata, ormai due settimane fa, non ho ancora, di fatto, parlato. Perché Budapest merita molto di più dei due post striminziti che le ho dedicato finora. Perché ci sono posti che voglio raccontare. Ed esperienze che voglio condividere. Perché mi è piaciuto camminarci in mezzo. Vederla sotto la pioggia come nel nostro primo vero giorno. O illuminata dal sole con le foglie gialle d’autunno e il cielo trasparente il giorno successivo. Mi sono piaciute le sue sere. Accese da lampioni antichi a illuminare palazzi vecchi e locali animati. Ho apprezzato il suo provincialismo d’elezione, il suo non essere al centro del mondo, pur muovendosi bene e con eleganza nella sua offerta, turistica e non.
Mi sono piaciuti i suoi ristoranti, il mercato, le sue chiese, i pub in rovina e i vicoli solitari. Le sue terme d’altri tempi. Il Parlamento imponente. Il Castello solitario. La Sinagoga immensa.
Mi sono piaciuti i suoi cittadini, gentili e riservati. Cordiali. Il suo artigianato venduto in serie nei negozi di souvenir, la cucina alla paprika e quel profumo di chiodi di garofano che ci ha accompagnato quasi ovunque.
Budapest. Dove torno per chiudere un capitolo. Una parentesi dei mesi autunnali che sono stati. E di quelli invernali che arriveranno.
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169 – Budapest, prime impressioni

BudapestAtterrati a Budapest, la luce che ci accoglie è morbida e rosa. Fresca. Alle quattro, forse quattro e mezzo, il sole sta già tramontando. A Milano non mi ero resa conto che le giornate si fossero accorciate in modo così inesorabile. Qui, il tramonto così precoce mi ha colpito.
Fa freddo. Ma non un freddo gelido. Un freddo delicato, quasi piacevole. E le luci della città, quando ci arriviamo in taxi dall’aeroporto, sono calde e accoglienti.
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168 – Budapest, un metro prima della caduta

Budapest - Guide Lonely PlanetSono stati giorni infiniti. Giorni senza giorno. E giorni senza notte. Giorni di un autunno caldo che io ho solo sfiorato. Di foglie gialle e rosse che io non ho visto. Di cielo blu e brezza leggera che non mi hanno avvolto.
Vortico, ammesso che la parola vorticare esista. Sì, io vortico. E immersa in questo vortice da cui riesco a uscire, vedo solo la polvere che copre ogni cosa.

Domani parto per Budapest. Un viaggio breve. I viaggi di novembre che amo particolarmente. Un viaggio senza aspettative. E senza preparazione. Non ne ho avuto il tempo. Non ho avuto la testa.
Un viaggio che è solo un intervallo. E dopo il quale nulla sarà diverso da come è oggi.
Un viaggio a sproposito. In un periodo terribile in cui la sola parola che per me abbia un senso è “incastrare”. La sola cosa che mi ripeto è “non cadere”.

Invece, un pochino, avrei voglia di cadere. Un pochino vorrei mollare il colpo.
E non solo prendermi una pausa di qualche giorno.
Ma prendermi una pausa.

Da tutto questo anno allucinante. Da tutti questi mesi bui. E dalla totale assenza, al momento, di prospettive vere.

Domani parto per Budapest. Solo un metro prima del precipizio. E dentro al vortice in cui mi trovo, continuo a ripetermi che non è stata una brillante idea, quella di venirne fuori per poi doverci rientrare. Giusto un metro dopo Budapest.

A Budapest dormiremo presso Colours Apartment Budapest prenotato con Booking.com e situato nel cuore del quartiere ebraico (1075 Budapest, Kazinczy u. 9., Ungheria).

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– Budapest, prime impressioni
– Ritorno a Budapest, prima di Natale
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