Interludio di viaggio N. 11 – Vancouver con i bambini

Vancouver con i bambiniIl Canada è un Paese perfetto da visitare con un bambino, anche piccolo. Qui, a parte forse gli inevitabili problemi dovuti al lungo viaggio in aereo (circa 14 ore tra volo, scalo, controlli, procedure di ingresso….) e al jet-lag (8 ore di differenza tra Alberta e Italia che diventano 9 in British Columbia), tutto è facile, a portata di mano e bimbo-friendly:

– Ristoranti attrezzati con baby-chair, kids menu, fogli e album da colorare, matite e pastelli
– Aree gioco e intrattenimento nei musei e nella maggior parte delle strutture turistiche
– Rispetto per passeggini ed esigenze di famiglia
– Ampi spazi verdi per correre e giocare
– Parchi gioco super moderni anche quando collocati in realtà minuscole o ai confini del mondo (Hinton ne è un esempio lampante)
– Aria pulita
– Rispetto sulla strada per i pedoni
– Traffico scarso o praticamente assente
– Standard igienici elevati
– Un clima ideale per godere a pieno delle giornate di visita: mai troppo caldo, non eccessivamente freddo (per le visite ai parchi, però, felpa e k-way sono d’obbligo)
– Una cucina locale che facilmente incontra i gusti dei bambini (ovunque si trovano, ovviamente, hamburger, patatine fritte, fettine di pollo alla griglia, bistecche, salmone grigliato, fish&chips, gelati….)

Insomma, nulla a che vedere, per dire, con le difficoltà climatiche, culturali, gastronomiche, linguistiche che negli scorsi anni abbiamo incontrato in città quali Tokyo o Hong Kong o in Paesi quali Bali.

Vancouver non si discosta affatto da questo modello e per quanto noi siamo riusciti a visitarla con il piglio e l’attenzione di un adulto, vedendo tutto quello che ci interessava vedere fatta eccezione, forse, per la Vancouver Art Gallery, lasciata indietro più per mancanza di tempo che altro, non abbiamo mai mancato di venire incontro alle esigenze di Costanza stabilendo tappe e percorsi di visita costruiti appositamente per assecondare i suoi 3 anni, le sue curiosità di bambina in viaggio e la sua voglia, prima di tutto, di giocare.

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Interludio di viaggio N. 10 – 5 strade da non perdere a Vancouver

VancouverIl motivo per il quale io amo le città più di qualsiasi altro ambiente al mondo e per cui, potendo scegliere, sceglierei sempre e comunque di vivere in una metropoli piuttosto che un città piccola, è per quel senso di indefinito accadere che le contraddistingue. In una città, anche una città conosciuta, vissuta, frequentata abitualmente, non si ha mai la percezione assoluta di tutto quello che vi si nasconde e le cose possono cambiare da un giorno all’altro, quello che prima c’era può non esserci più, ambienti nati in un modo possono diventare tutt’altro, subire delle trasformazioni. I negozi aprono e chiudono. I ristoranti si rinnovano. I locali si ammodernano. Persino i palazzi possono diventare altro.
Attraverso quartieri che hanno cambiato volto. Cammino su strade note che pur non riconosco. Scopro.
Vivere in città è una scoperta continua. Persino quando la città è la mia. E la conosco come le mie tasche.

VancouverDopo i primi giorni a Vancouver in cui ho cercato di capirla, questa città di grattacieli e casette, acqua e montagne, cieli sorprendentemente blu e nuvole incredibilmente bianche, ho capito che il modo migliore per rendermi conto di cosa avessi davanti fosse quello che ho utilizzato sempre per tutte le città visitate finora: camminarci dentro. Senza sosta. E, tutto sommato, senza meta. Con al limite qualche vago punto di riferimento a farmi da guida.
E’ così che mi sono imbattuta, per puro caso, in quelle che secondo me sono cinque strade che assolutamente dovrebbero essere percorse da chi visita Vancouver, lasciandosi ispirare dalla propria personale storia e dai propri personali interessi, per ricercarne peculiarità e autenticità. Continua a leggere

Interludio di viaggio N. 9 – Vancouver: una mattina a Granville Island

VancouverVancouver. Che se dovessi attribuirle un colore direi lilla. Lilla tendente all’azzurro.
Che era una delle città al mondo che più desideravo vedere. Che era il centro focale di tutto il mio viaggio in Canada. Che credevo avrei amato immensamente, infinitamente, sin dal primo sguardo.
E che, invece, per tantissimi versi, è stata deludente. E non c’è un motivo preciso per cui sia andata così. E’ andata così e basta.
Sia ben inteso. La città è decisamente scenografica, con il mare da una parte, le foreste sconfinate dall’altra, i grattacieli di downtown a definirne lo skyline, le villette nei quartieri residenziali, i tramonti sul Waterfront o sulla spiaggia di nudisti nella zona della British Columbia University, i locali e le birrerie di Main Street, la zona di Commercial Drive, la confusione di Water Street e quel parco infinito che è lo Stanley Park...
Insomma, non c’è nulla che non vada in Vancouver.
Anzi. La definirei una città, tutto sommato, bella.
Semplicemente, tra noi, non è scattato nulla. E anche adesso, a  distanza di poche settimane dal rientro, tendo a confonderne i contorni, a dimenticarne i dettagli, a non sentirne la mancanza.

Vancouver non è New York. Non lo è nella realtà delle cose. E non lo è nei paesaggi dell’anima.
Ma non è neppure nel confronto che Vancouver sbiadisce. Singapore, Hong Kong, Chicago, che pure New York non sono, le ho amate immensamente e fatte mie all’istante.
Vancouver è una bella cartolina. Senza alcuna personalità.
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