100 – Gli Invisibili vanno all’Università

Ho scritto racconti. Ne ho scritti tantissimi. Sono sommersa da incipit. Senza finale.
Non erano le storie a interessarmi. Ma le situazioni.
I miei erano Racconti Americani e si dividevano in due filoni: il filone Primary school, che si ispirava al racconto Stand by me di Stephen King. E il filone Harvard. Che non aveva modelli di riferimento. Ma era fortemente influenzato dal romanzo La Classe di Erich Segal.

Quando lessi La Classe non avevo più di 13 anni. All’epoca Harvard era un’idea vaga, un concetto astratto. Una specie di immagine onirica.
Ad affascinarmi non era il prestigio dell’Università. Ma quel bagaglio di scene che si trascinava dietro.
L’idea del campus, la possibilità di condividere spazi ed esperienze senza dover necessariamente creare dei rapporti, gli antri nascosti dove perdersi e sparire.
Erano immagini e scene a colpirmi: prati verdi accuratamente tagliati coperti di foglie; la neve che scende dalle finestre antiche; la biblioteca che profuma di legno e passato; la caffetteria brulicante; ragazzi che corrono da una parte all’altra con i libri in mano; circoli di studenti.

Harvard era uno spazio temporale più che fisico.
Un non luogo dove trascorrere, in solitudine, 4 anni della propria esistenza. Per poi tornare nel mondo reale e nella vita vera.
Harvard era meravigliosa.
A tal punto meravigliosa, che in qualche modo divenne per me archetipo dell’adolescenza e della post adolescenza. Terra Promessa inseguita e mai acciuffata.
Da grande andrò ad Harvard, dicevo. Lo dico ancora. Ogni tanto.

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99 – Un piede dietro l’altro. Senza mai uscire dalla linea rossa

A Boston c’è una linea che attraversa la città.
E’ una linea rossa disegnata su strade e marciapiedi che congiunge edifici storici ed eventi del passato come la matita unisce i puntini per far emergere il disegno.
Il disegno in questo caso è un pezzo di storia americana, il primo pezzo.
Quello in cui gli americani sono ancora (quasi) puri. Non colpevoli del peccato originale di aver sterminato milioni di Nativi per affermare la propria supposta superiorità e imporre i propri interessi economici.
Lungo la linea rossa, per circa 2,5 miglia (4 km), gli americani sono ancora soltanto un gruppo di emigrati pieni di speranze, intenti a sopravvivere liberi dal giogo di potere della madrepatria. Pronti a combattere per i propri ideali, la propria libertà, la propria autonomia.
Lungo la linea rossa, per circa 2,5 miglia (4 km), la storia poteva quasi farcela a prendere un’altra direzione diventando il resoconto delle gesta di un gruppo di brave persone!
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98 – Del rosso, del giallo e del grigio

Di come a volte sia facile ritrovarsi alla fine del mondo.
Di come ci si possa sentire protetti dentro a una macchina che sfreccia sotto la pioggia battente, la strada quasi deserta e intorno il bosco delle fate.
Di come ci sono cose inaspettate ovunque ti capiti di andare (per esempio, perché Marconi ha scelto proprio Cape Cod per “spedire” per la prima volta oltreoceano le sue onde radio in modalità “wireless”?)
Di come un Crab Cake e una Fish Chowder possano aprire baratri di creatività.
Di come case di legno con il tetto a punta e candeline accese alle finestre a scacchi riescano a far rivivere tutti quei sogni dell’infanzia e della tarda adolescenze. Tutte quelle sere a immaginarsi un’altra, in un’altra vita, in un altro universo.
Del rosso, del giallo e del grigio. Che ci hanno avvolto per tutta la durata del viaggio lungo la penisola di Cape Cod penetrandomi come la pioggia battente e il gusto di cannella della cicca da 10 centesimi comprata al distributore automatico.

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97 – Il porto dei sogni incrociati

All’inizio del secondo millenio, non ancora trentenne ma quasi, dopo aver viaggiato in lungo e in largo per l’Europa, conobbi l’oceano, i mari del nord, le case di legno nei villaggi dei pescatori, i fari. Conobbi i gabbiani che volano bassi sui pescherecci, le birrerie del porto, i moli di legno. Conobbi quell’odore misto di salsedine e pesce fresco. I maglioni di lana grezza sulla pelle scura. I cappelli calati sulla fronte.

E conobbi lo scrittore Björn Larsson, il pirata Long John Silver (La vera storia del pirata Long John Silver) e quell’altro libro meraviglioso, Il porto dei sogni incrociati, di cui non ricordo quasi nulla, solo quell’atmosfera sospesa e lontana dei mari del Nord. Quel senso devastante di oceano che fa sprofondare qualsiasi realtà. Ed è sempre inverno. Ed è sempre freddo. E i gabbiani volano sempre bassi sui pescherecci colorati.
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42 – Ore 19.00 Gingerbread

Ore 19.00, California Bakery, piazza Sant’Eustorgio 4, Milano
Lezione di GINGERBREAD (di Natale)

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