51 – Night kitchen (un po’ soul)

Così succede che certi notti proprio non ce la faccio ad andare a dormire. Non quando sono triste. O felice. O stanca. O riposata. O viva. Ma quando sono tutte queste cose assieme. Quando c’è qualcosa dentro che si agita e non riesco nemmeno a pensare di venirne a capo. Quando il presente, il passato e il futuro si confondono. Ed è la fine del mondo. E pure l’inizio del mio.
Quando sono a casa da sola. Che adoro restarmene a casa da sola. In questo spazio tutto mio. Dove entra ed esce solo chi dico io. Dove sono ben accetti sogni e incubi. E reale e virtuale si abbracciano in un cerchio stregone. Con Apple Peel seduta sul divano a fare la guardia.

Così succede che in queste notti che mi appartengono, in cui io sono senza condizioni, improvvisamente decida di aprire la cucina, la cucina dell’anima, rivedendo vecchi film di una post adolescenza tutta da riconsiderare (Come eravamo) e ascoltando antiche canzoni di un’adolescenza che non ho mai vissuto. Tutto assieme. In un trionfo di tutto e niente.
Perché le notti dell’anima e la cucina della notte sono luoghi di tempo del Paese di Alice. E non c’è bisogno che ci sia un senso logico in quello che faccio e in quello che succede.
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