224 – Mangiare etnico a Milano

Vietnamonamour - Via Taramelli 67, MilanoCredit: Vietnamonamour

Se c’è una cosa che a Milano è cambiata sicuramente negli ultimi anni è il panorama enogastronimo che fa da sfondo alla rinascita cittadina. O a quella che io, ormai da diverso tempo, mi vivo come rinascita cittadina.
Se prima, infatti, ristoranti etnici era sinonimo di “ristoranti cinesi” o, alla meno peggio “giaponesi cinesizzati”, ora questo termine include uno scenario piuttosto ampio di cucine, tradizioni, ricette e alimenti che rendono la scelta più interessante.
Premesso che amo molto le cucine orientali, sono decisamente affascinata da ogni altra cucina presente nel mondo. Anzi, meno noto e battuto è il paese più la sua cucina mi affascinata e riempie.
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209 – Le 10 migliori pizzerie di Milano

Le 10 migliori pizzerie di MilanoCi sono. Ci sono qui. In questo spazio che odio e amo. In questo blog che a volte vorrei cancellare definitivamente e a volte provare a lanciare seriamente.
E ci sono con questo post. Che si iscrive nel filone dei “Top 10” e rappresenta il mio personale contributo alla scena culinaria milanese.
Dopo gli hamburger e la cucina giapponese, infatti, sono mesi che provo a stilare una classifica delle migliori pizzerie cittadine. Farlo non è stato semplice perché le pizzerie in città sono tantissime e ne aprono di continuo di nuove.
Inoltre, in fatto di pizza, non tutti i gusti sono uguali. A me piace la pizza napoletana, alta ai bordi e bassa al centro, che si piega a portafoglio facendo colare olio copioso sul piatto. Generalmente ordino Margherita o Bufala. Per me, infatti, pizza significa pasta, pomodoro e mozzarella e questi sono gli ingredienti principe che rientrano nei miei criteri di valutazione.
Diffido delle pizzerie che hanno 6 pagine di menu e 100 tipi di pizza diversa. Per me è fondamentale che le classiche siano presenti e siano buone.
Sebbene la location, in generale, sia importante, in fatto di pizzerie per me conta solo il prodotto finale. In questa classifica, quindi, ci sono anche ristoranti dall’aspetto squallido, sicuramente non passati sotto le mani di un interior designer di grido ma capaci di servire una pizza da bava alla bocca.
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185 – I migliori hamburger a Milano. Secondo me.

I 10 migliori hamburger a Milano - Al MercatoSogno New York. Ho bisogno di partire. Ne ho bisogno. Mai come quest’anno ho bisogno di staccare, andare, vedere. Vedere se sono ancora capace di lasciarmi alle spalle il quotidiano e immergermi totalmente in quello che c’è fuori.
Ho bisogno di New York, ma anche di Londra, di Sidney, di Mosca, di Bangkok, di Shangai, di Buenos Aires, di Rio de Janeiro. E di nuovo di New York.
Ho bisogno di partire.

E, invece, mi sento bloccata qui. Mi sento senza prospettive. Mi sembra di non avere vie di fuga. Con tutto che non ho troppo tempo di pensare alle vie di fuga. A essere sincera.
Così inseguo ricordi. Dettagli. Provo a rintracciare odori. Colori. E il sapore del viaggio. Che ovunque vada, per me, ha sempre il gusto di chilometri macinati su strade deserte. E di hamburger. Succosi e profumati divorati lungo la strada. E quel profumo di patatine buone che mi rimane incollato sulle mani.

Non sono una mangiatrice di hamburger, a essere sincera. Ma quando li mangio a Milano è per fingere di essere a New York. O ovunque. Dove si percorrono chilometri lungo una strada e ci si ferma a mangiare hamburger.

Qui i migliori hamburger che ho mangiato a Milano in questi ultimi mesi di sogni infranti, inseguiti e afferrati.
Mi ci sono dedicata con una certa dedizione. A mangiare hamburger. La lista non è completa. Per esempio non ho assaggiato il famoso hamburger gourmet di Andrea Berton da Pisacco. Prima o poi lo farò e se merita davvero lo aggiungo all’elenco.

Adesso sono stanca di surrogati. Ho voglia di partire davvero. E di mangiare altro.
FattoBene Burger - I migliori hamburger di Milano Continua a leggere

180 – A NoLo si mangia dentro al Mercato

Taverna dei Terroni - Mercato Comunale Viale Monza, MilanoImprovvisamente, lo hanno chiamato NoLo, strizzando l’occhio ai quartieri di Londra e New York. Improvvisamente tutti hanno iniziato a parlarne, come se NoLo fosse sbucato dal nulla e ce lo fossimo ritrovato in città venuto fuori da chissà quale sotterraneo mistero.
Improvvisamene Milano è diventata New York. Non come New York. Ma New York. Con un quartiere dai confini ben definiti, un’identità precisa da individuare e raccontare e per nome un acronimo, che io trovo fastidiosamente scimmiottante, che lo identifica.

NoLo è ciò che si estende a “nord di Loreto“. Ovvero quel garbuglio di vie e palazzi, che da Loreto arrivano fino al Naviglio della Martesana, inglobando al loro interno lo storico Parco Trotter e la multietnica via Padova, chiuse da un lato dallo scalo ferroviario e dall’altro dalla infinita via Palmanova.

Di NoLo improvvisamente si parla. Perché a NoLo sono arrivati gli artisti, i creativi, i designer. Perché a NoLo hanno aperto le Gallerie d’arte e i locali di tendenza. Perché a NoLo quella che fino a qualche tempo fa era considerata dai più una condanna – la presenza degli stranieri – ora è diventata una risorsa, un marchio di fabbrica da rivendere come plus sul mercato immobiliare.
Perché NoLo, la zona a Nord di piazzale Loreto, sta vivendo in pieno quel fenomeno della gentrification che già ha segnato quartieri come Isola, Sarpi, Savona e Tortona e forse chissà, in un passato remoto lontano lontano, anche Brera.
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177 – Oni wa soto! Fuku wa uchi!

Setsubun

Foto WellKome

In Giappone c’è un’usanza. Un’usanza di cui quest’anno io ho deciso di appropriarmi. E in cui ho riposto le stesse speranze, aspettative e sogni che normalmente ripongo nelle lenticchie di capodanno, nelle vecchie Cinquecento rosse incontrate lungo la strada, nell’oroscopo di Brezsny il giovedì e nelle candeline spente con un unico soffio il giorno del compleanno.
Una speranza inconsistente che proprio dalla sua inconsistenza riceve vigore e forza.

In Giappone il 3 febbraio si festeggia Setsubun, un giorno particolare che segna la fine di un periodo e l’inizio di un altro e che, in questo caso, scandisce la fine dell’inverno e l’inizio della primavera (Risshun) che secondo il calendario giapponese inizia sempre il 4 febbraio.
L’inverno è, quindi, già ufficialmente un ricordo. A breve gli alberi inizieranno a fiorire, le giornate si allungheranno, il sole tornerà a scaldare il mattino e io ho mangiato tutto il mio Sushi Roll della Fortuna in religioso silenzio e rivolta a sud-est, come doveva essere.
Per allontanare i demoni e la paura. E procurarmi un po’ di fortuna.
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