199 – E dalla Cina, due ricette da rifare a casa

A conclusione del post precedente (La Cucina Cinese in 6 tappe gastronomiche), due ricette tra quelle che ho personalmente assaggiato che ci sono state fornite e che sono facilmente riproducibili anche in Italia senza particolari difficoltà nel reperimento degli ingredienti.
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168 – Aperitivo di Halloween. E ciao ottobre

Waiting for HalloweenHalloween. In assoluto la festa che io amo di più. Sebbene non appartenga alla mia tradizione. Sebbene non abbia mai fatto, da bambina, il giro delle case al grido Trick or Treat. Sebbene sia una festa importata che qui in Italia suona falsa e priva di senso. Sebbene non ci sia un solo motivo reale per cui dovrei amarla.
Halloween per me è New York. E’ i sogni che facevo da piccola. E’ l’immagine di una vita ideale in cui i bimbi sono felici, gli adulti si divertono, il succo d’acero è squisito e sciropposo e le foglie sugli alberi sono rosse e gialle, splendenti.
Decorazioni di HalloweenHalloween è i film che vedevo da adolescente. Le fantasie di una mente tredicenne. Che spera arrivi presto il grande amore e languidamente si immagina a osservare il mondo seduta sul davanzale di una finestra. O su una panchina di Central Park.
Halloween per me è l’idea dell’infanzia gloriosa, dell’adolescenza imbronciata, dell’età adulta serena.
Ed è la rappresentazione del mio personale mito americano. Quello che interseca perfettamente città e provincia, New York e strade infinite, grattacieli scintillanti e ville familiari, foglie sparse sul giardino e zucche appoggiate sulle scale.

Per la prima volta in vita mia quest’anno ho organizzato una festa a tema. Che avrebbe dovuto essere la festa dei bambini ed è diventato l’aperitivo dei grandi, che era nata con l’idea del giro delle case e di Dolcetto o Scherzetto e si è trasformata in un incontro di vecchi amici e amici bambini.
Ci sono moltissimi dettagli da mettere a punto. E prima o poi porterò Costanza a divertirsi con il Trick or Treat.
Ma come primo esperimento non è stato così terribile. O forse sì. Ma tale doveva essere.
Qui alcune ricette dei piatti preparati.
Per la Gallery completa, tutte le foto sulla mia pagina Facebook.
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167 – La torta mocaccina di Knam. O quasi.

Mocaccina di Knam per HalloweenLa vera torta mocaccina di Ernst Knam, che per altro ha da poco festeggiato la riapertura della storica pasticceria di via Anfossi 10, io non l’ho mai assaggiata.
Non fatta da lui secondo la ricetta tradizionale, per lo meno.
In compenso, ho provato la variante casalinga squisita che un mio amico speciale, Ubu, ha preparato per noi in occasione di una cena di inizio ottobre, quell’inizio di ottobre precatastrofe che ora mi sembra lontano anni luce e a cui guardo con una specie di strana malinconia. Come di cose che non torneranno.
A ogni modo, la torta era così buona, così perfetta e così dannatamente a tema che non ho avuto dubbi sul dolce da preparare per la mia prima festa di Halloween.

Così ecco la ricetta della torta mocaccina di Knam, rivisitata da Ubu, in arte Giulio, che non si è limitato soltanto a farmi avere gli ingredienti e i passaggi per la preparazione, ma mi ha mostrato personalmente come prepararla, prestandosi a diventare Maître pâtissier per un giorno in una specie di lezione di cucina individuale.
Qui, ingredienti, procedimento e trucchi.
Di quella che per me, più che la Mocaccina di Knam, sarà la torta Ubu per Halloween.
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130 – Cronache dal regno. Fuori la pioggia.

PioggiaAppoggia la piccola mano sul vetro della finestra della sua stanza. Sorride. Al sole di ieri e alla pioggia di oggi. Al fango del cantiere di fronte. Alle biciclette frettolose. Agli ombrelli neri.
Sorride. Non so se sia il tatto o la vista a strapparle lo stupore. Provo a immaginare.
E mentre lei scopre il mondo, io penso a un’altra giornata da sole. Conto alla rovescia. Un altro pomeriggio chiuse in casa. Mente fuori diluvia. Ancora.
Penso alla primavera che non arriva. Alle cose che potremmo fare. Io e lei. Pur nello spazio ristretto dei nostri movimenti. E dei suoi bisogni. Ma è un universo pieno di cose. Aldilà di quel vetro. E la sua mano a toccare quel confine, è come il mio pensiero. Chiuso al di qua dell’universo. Ma pieno di stupore.

Sono pomeriggi di coniglietti blu e apine gialle. Giostrine che girano e libri che frusciano.
Pomeriggi solitari di noi due. E poco altro.
A volte mi sento perfettamente appagata. Felice.
Altre mi manca l’aria. Mi sento soffocare.
Vorrei prendere lei, vestirla e portarla fuori. A farle conoscere quello che è il mio mondo. Che era il mondo. Non importa se fuori piove, nevica o c’è l’apocalisse.
Ma non lo faccio. Penso che avremo tempo. Che la primavera sta per arrivare. E so anche che, alla fine, in questa realtà ovattata di balocchi, mi sento al sicuro.
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129 – Alla ricerca del tempo perduto

Ritornare alle vecchie passioni. Nonostante la meraviglia che ha fatto irruzione nella mia vita.
Ma io sono io. E ho bisogno di ritrovarmi com’ero. Ho bisogno di sapere se esiste ancora quella persona. E se esiste ancora il mondo dentro al quale ha vissuto per 38 anni.
Perché se siamo la risultante di quello che siamo stati, non si cessa mai di essere se stessi anche quando si cambia.

Madeleine_ricetta_tradizionale
Poi succede che un sabato pomeriggio di gennaio che sembra febbraio, con il cielo azzurro e la sensazione a pelle che l’inverno stia finendo, mi imbatto nelle madeleine. O meglio. Nella possibilità di preparare madeleine. Di riaccendere il forno. Di inondare la casa del profumo buono del burro e dello zucchero.
La trasgressione è tornare al passato. Passa da un impasto profumato e minuscoli dolcetti che si gonfiano al caldo.
Riempiamo stampini ridendo. Non so perché, ma una cosa che fino a qualche mese mi sembrava assolutamente normale, se non banale, assume i connotati della follia.
E come due folli, prepariamo madeleine alla una di notte. Senza pensare “alla ricerca del tempo perduto“. Anche se forse la follia è stata proprio cercare di recuperare il tempo perduto.
Questa è la ricetta che ho utilizzando. Mettendone insieme diverse. Il risultato è stato ottimo.
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