72 – La storia dell’omino del semaforo


L’Omino del Semaforo se ne stava a Berlino Est prima della caduta del muro a dirigere il traffico pedonale – rosso non ti muovere, verde puoi passare – prima di essere messo in pensione dopo il 1989.
Perché quando un muro cade, non è che cadono solo cemento e mattoni. Cadono la rabbia e la paura, cade lo slancio emotivo, cadono le teste di aguzzini senza cuore e di burocrati meschini. Cadono le divisioni in attesa che se ne creino di nuove.
E cade l’omino del semaforo. Messo in disparte da quell’altro, quello più potente, operativo nella parte giusta del mondo.
Ma l’Omino del Semaforo era uno che ci sapeva fare. E così, con quel cappello un po’ così, quell’andatura un po’ così è riuscito, piano piano, a uscire dall’oblio dentro cui era caduto per diventare un vero e proprio oggetto di culto per tutta la Germania unificata. E ora, l’Ampelmann (perché questo è il suo nome tedesco), è tornato su parecchi semafori cittadini per la gioia dei berlinesi dell’Est che ne sentivano la mancanza, dei berlinesi dell’Ovest che, in fondo, lo trovano simpatico, dei turisti che lo fotografano a ripetizione e… mia, che mi strappa un sorriso ogni volta che si accende.
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