33 – Lato basso a Est


A volte succede che uno si sveglia e la prima cosa che gli viene in mente è il Lower East Side, LES per chi ama gli acronimi.
Così, senza che ce ne sia una ragione, si mette a sfogliare le vecchie cartelle di viaggio fino a quando non trova le foto di quelle peregrinazioni a Sud-est. Perché il LES è più una sensazione che ricordi nitidi e immagini precise.

La prima volta che sentii parlare del LES fu attraverso le pagine del libro di Mario MaffiNew York. L’isola delle colline – qualche mese prima del mio primo viaggio a New York.
Si tratta di un libro strano. A tratti geniale. A tratti terribilmente noioso dal momento che racconta di personaggi minori le cui vite, tutto sommato, mi lasciano abbastanza indifferente.
Ricordo, però, che appresi il significato di alcuni fenomeni urbani grazie a quel libro. Il concetto di gentrification mi divenne chiaro durante quella lettura.
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19 – Chelsea Girl

La mia storia d’amore con il Chelsea Hotel iniziò in un freddo venerdì di novembre del 2007 nella sala buia di un cinema milanese. Sullo schermo, Sienna Miller interpretava il ruolo di Edie Sedgwick nel film Factory Girl (film, tutto sommato, piuttosto banale sulla vita della ricca ereditiera americana divenuta pupilla di Andy Wharol negli anni della prima Factory, forse amante di Bob Dylan – ma la storia non è mai stata confermata dal diretto interessato – morta di overdose a soli 27 anni dopo una vita breve e, tutto sommato, triste).
Sebbene, appunto, il film fosse mediocre, per qualche arcano motivo, toccò profondamente le mie corde più sensibili e per tutto l’inverno vissi in una specie di dimensione sospesa che mi portò a guardare tutti i filmati dell’epoca, a leggere tutti i libri di e su Andy Wharol (tra cui POP, Edizioni Meridiano Zero, 2004, che racconta la filosofia wharoliana condita, però, con aneddoti, storie, immagini… della New York tra gli Anni Sessanta e gli Anni Ottanta), ad approfondire tutti i percorsi che, in qualche modo, mi riportassero a Edie.
Edie che, a pensarci ora, non fu altro che una Paris Hilton ante-litteram che ebbe la fortuna di vivere a New York nel periodo di suo massimo splendore artistico.

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1 – Da qui…

Per annimesi ho raccolto e catalogato informazioni relative ai posti più interessanti, imperdibili, unici, meravigliosi, incredibili, “cozy”… da visitare a New York. Ci sono andata, li ho respirati e vissuti, li ho fotografati, ho acquistato qualche gadget (qualora fosse stato possibile), ho assaggiato, annusato, toccato, chiesto la business card, li ho recensiti, li ho utilizzati per vincere concorsi, li ho segnalati agli amici.Poi, in un giorno qualunque di settembre, pioggia e caldo umido, come a ottobre ma meno divertente, capito per caso sul blog di un’amica di un’amica. E sempre per caso leggo un vecchio post. Un post che parla di questo posto, un locale newyorkese dove non sono stata, che non ho visto, che “ora devo tornarci il prima possibile perché mi sembra fantastico”.

E decido che è giunto il momento di avere un unico posto in cui inserire segnalazioni e link.
Un posto mio, ma diverso dalle fan page e dai gruppi di Facebook. Dove tutto si perde e tutto scorre troppo velocemente su wall sempre più affollati.

Così. Nasce 1974. Grazie a questo “caffè di artisti” a New York, cartina alla mano, credo, in zona Tribeca. Per non dimenticare mai più dove si trova. E il motivo per cui l’ho trovato così interessante.

Si chiama
Moomah,
161 Hudson Street, Downtown TribecaNew York City
www.moomah.com

Il prossimo viaggio mi geotagghero da quelle parti. Assolutamente.
Per ora di viaggio comincio questo.
Da qui…