209 – Le 10 migliori pizzerie di Milano

Le 10 migliori pizzerie di MilanoCi sono. Ci sono qui. In questo spazio che odio e amo. In questo blog che a volte vorrei cancellare definitivamente e a volte provare a lanciare seriamente.
E ci sono con questo post. Che si iscrive nel filone dei “Top 10” e rappresenta il mio personale contributo alla scena culinaria milanese.
Dopo gli hamburger e la cucina giapponese, infatti, sono mesi che provo a stilare una classifica delle migliori pizzerie cittadine. Farlo non è stato semplice perché le pizzerie in città sono tantissime e ne aprono di continuo di nuove.
Inoltre, in fatto di pizza, non tutti i gusti sono uguali. A me piace la pizza napoletana, alta ai bordi e bassa al centro, che si piega a portafoglio facendo colare olio copioso sul piatto. Generalmente ordino Margherita o Bufala. Per me, infatti, pizza significa pasta, pomodoro e mozzarella e questi sono gli ingredienti principe che rientrano nei miei criteri di valutazione.
Diffido delle pizzerie che hanno 6 pagine di menu e 100 tipi di pizza diversa. Per me è fondamentale che le classiche siano presenti e siano buone.
Sebbene la location, in generale, sia importante, in fatto di pizzerie per me conta solo il prodotto finale. In questa classifica, quindi, ci sono anche ristoranti dall’aspetto squallido, sicuramente non passati sotto le mani di un interior designer di grido ma capaci di servire una pizza da bava alla bocca.
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200 – Oltre sushi e sashimi, la cucina giapponese a Milano

Cucina GiapponesA Tokyo sushi e sashimi sono un di cui. D’altra parte, la cucina giapponese è talmente varia che non potrebbe che essere così. Durante il mio viaggio in Giappone, senz’altro breve e senz’altro incompleto, ricordo di essermi chiesta perché tra tanti piatti proprio il sushi, tra tante tradizioni proprio quella.
Nel frattempo, proprio in quel periodo, era il 2014, Milano, ancora un passo indietro rispetto ai cambiamenti che avrebbe subito dopo Expo ma già pronta a diventare la città che è oggi, iniziava ad aprirsi a nuovi mondi culinari, a nuove culture alimentari, abbandonando il monopolio di ristoranti cinesi più o meno appetibili, sushi e sashimi offerti in locali fintamente zen, ristoranti indiani con forno tandoori e messicani con cactus di plastica all’ingresso.
Piatti che fino a quel momento in pochi avevano avuto la fortuna di assaggiare, entrarono a far parte dell’offerta gastronomica della città, sempre più orientata verso la specializzazione di proposte monotematiche, tradizionali e meno conosciute.
E’ stato allora che in molti hanno scoperto che la cucina giapponese andava oltre il pesce crudo appoggiato su riso bollito, il wasabi e la soya di importazione cinese.
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179 – Fuorimano. Off the beaten Path

Fuorimano OTBP - Via Cozzi 3Ci sono posti che quando ci entro mi si apre il cuore. Che mi fanno scattare quella voglia di fare, scoprire, conoscere che io associo sempre a New York. Anche quando mi trovo a Milano.
Posti di cui ho voglia di parlare, che mi piace raccontare e che non smetterei di fotografare. Posti così. Spesso lontani dai circuiti più noti. Spersi nel nulla. Inaspettati quel tanto che basta per presentarsi come Paesi delle Meraviglie in cui si precipita dopo un salto nella tana del Bianconiglio.

Fuorimano OTBP, dove l’acronimo sta per Off the Beaten Path, è uno di quei posti. Sprofondato nel cuore di Bicocca, tra vecchie vie che sembrano strade di paese, case basse che assomigliano alle corti di campagna, blocchi moderni e anonimi, gli edifici dell’Università che io trovo affascinanti nonostante il loro squallore, campi abbandonati, la ferrovia e i cartelli dell’Hangar Bicocca, in questo locale enorme realizzato all’interno di un vecchio capannone nella migliore delle tradizioni nordiche e anglosassoni non sono capitata esattamente per caso. L’ho cercato, perdendomi nella pioggia e in mezzo al nulla, dopo averlo visto di sfuggita in una foto pubblicata su Instagram da uno dei profili più interessanti che seguo, lei sì per puro caso: Pepitepertutti.

Via Roberto Cozzi 3, dove Fuorimano OTPB si trova, non è esattamente una via di passaggio. In più, il locale, non si affaccia nemmeno sulla strada, ma occorre percorre un breve vialetto che sembra di camminare negli Anni Sessanta per arrivarci.
Bisogna avere voglia, quindi, di andarci. Se non si è della zona.
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153 – Paolo Sarpi oTTo. Anzi Dieci.

oTTo - Paolo Sarpi 8 MilanoIn Paolo Sarpi 8, anzi 10, c’è oTTo che si affaccia con le sue enormi vetrine su uno dei cortili più strampalati di tutta la zona, un mix di Vecchia Milano, Chinatown e nuove tendenze (qui si trova anche The Hub, uno dei primi spazi di coworking della città), a dimostrazione del fatto che i quartieri più vivi e interessanti sono sempre quelli in cui vi è una specie di sovrapposizione. Di esseri umani, di interessi, di sporcizia e scintillio, di palazzi scrostati e cadenti e interni tirati a lucido e rimessi a nuovo. Di vita vissuta.

Definire oTTo non è proprio semplicissimo: un bar, un locale di tendenza, uno spazio di ritrovo, un luogo di studio o lavoro, un angolo di relax, un cinema di quartiere.
Definire oTTo non ha senso. Perché in realtà oTTo, che ha aperto da pochi mesi ed è già diventato un punto di riferimento per la zona, è un perfetto mix di tante cose. Un posto, insomma, che ciascuno è libero di utilizzare come meglio crede e in base alle necessità specifiche del momento.

oTTo - Paolo Sarpi 8 MilanoIo ci ho trascorso un pomeriggio in incognito, per una pausa pranzo lunghissima, in fuga dal caldo e dai pensieri negativi. In cerca di ristoro, di liquidi da reintegrare, di sogni da ritrovare e di ore da far passare. Sorseggiando succo di limone e menta, gustando un quadroTTo e macinando una pagina dietro l’altra del romanzo che sto leggendo.
Fingendo di essere a New York, in un’altra vita, in un altro tempo, circondata da quelle che a me sono parse come le persone più belle e interessanti del mondo.
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152 – La pizza più buona di Milano

Lievità - Via Ravizza 11 MilanoLa pizza più buona di Milano si mangia in un locale minuscolo, affollato, rumoroso oltre ogni limite, con un sistema di condizionamento inadeguato. Perfetto in tutte le sue imperfezioni.
Gestita da due ragazzi di Caserta – il “pizzaiolo” ha poco più di 30 anni e si chiama Giorgio Caruso – aperta da un paio di mesi e già in vetta alle principali classifiche dei ristoranti milanesi (su Tripadvisor è al 98° posto su oltre 6000 strutture recensite), la pizzeria in questione si chiama Lievità e si trova in una via Ravizza, zona Marghera, che, inaspettatamente per me che frequento poco la zona, pullula di tavoli all’aperto, bar, ristoranti giapponesi, locali di design. Gente che va e viene. Tacchi a spillo che passeggiano sull’asfalto molle dell’ultima sera di giugno.

Ci vado senza grosse aspettative. Per segnare il passaggio tra la vecchia vita e quella nuova. Quella che non è che abbia proprio scelto di vivere, ma che non so perché vedo come un’occasione fortissima di cambiamento, mio. Mio al 100%. Profondo. Concreto.
Ci vado aspettandomi di mangiare una buona pizza. Buona come molte. Perché a Milano di pizzerie buone, buone davvero, qualcuna ce n’è. E io ho le mie preferite. A seconda del tipo di pizza che voglio mangiare. E del tipo di serata che voglio passare.
Ma la pizza di Lievità è qualcosa di diverso. Senza stravolgere la sua essenza di pizza. Qualcosa che io non avevo mai assaggiato prima.
Lievità - Via Ravizza 11 Milano Continua a leggere