157 – Eppur si muovono. Alla Kasa dei Libri

Milano - Campo di granoE’ settembre. Luminoso e caldo come sa essere settembre. E io annaspo.
Non è il tempo che mi manca. Non è la voglia. Non sono le idee. Ciò che non riesco a ritrovare è una sorta di programmazione, una routine, una direzione.
Così annaspo. Sommersa dal pensiero delle cose che vorrei fare e non riesco a fare. Di quelle che dovrei fare e non faccio. Di quelle che non so da che parte iniziare a fare.
E intanto il mese si accorcia. Come le giornate.
E intanto ottobre arriva a grandi passi. Con tutte gli scenari possibili che porta con sé e che io non mi sento pronta a cogliere.
E intanto non ho ancora capito quale strada prendere.

Così vago senza meta. Mi aggroviglio su me stessa. Provo a cercare percorsi.
E sto lontana da tutte le “grandi” cose. Quelle al momento non fanno per me. Mostre, serate, eventi, spettacoli… Non sono pronta. Non ho voglia. Non mi decido.
Opto, piuttosto, per il minuscolo. Piccoli ambienti. Piccoli angoli. Piccoli segreti. Piccoli dettagli. Piccole mostre.
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46 – New York è una finestra senza tende


Paolo Cognetti è stato mio compagno per due anni durante il corso di sceneggiatura che abbiamo frequentato dal ’97 al ’99 presso il Centro di Formazione Professionale per la tecnica cinetelevisiva di via Ariberto 14 a Milano (ora è stato spostato di sede o non esiste più. Non so).
Io a lezione andavo poco. All’epoca studiavo Lettere all’Univerità e il corso di sceneggiatura era stato più che altro un capriccio. Nemmeno per un secondo nella mia vita ho pensato che un giorno avrei lavorato come sceneggiatrice o soggettista o nulla di simile. Non è che sapessi cosa avrei fatto da grande. Ero certa, però, di ciò che non sapevo fare. E scrivere sceneggiature non era certo una mia abilità. Ancora oggi mi domando come avessero fatto a prendermi (e, comunque, mi sono classificata 13° su 10 posti disponibili e sono stata ripescata in seguito a tre rifiuti).
Paolo Cognetti, invece, era uno dei migliori. Di lui mi ricordo bene.
Era un ragazzo che spiccava in mezzo agli altri. Capelli rossi lunghi, legati con una coda, magliette bianche e jeans strappati chiari in primavera, maglione spesso, di solito beige o marrone, in inverno, anfibi.
Parlava poco. Studiava matematica. Forse a qualcuna delle mie compagne piaceva anche.
Io ne ero affascinata. E spaventata. Non sapevo mai cosa dirgli e mi sentivo sempre troppo stupida quando dovevo relazionarmi con lui.
Mi sembra, ma non ne sono certa, che insieme abbiamo anche lavorato a un progetto. Una sceneggiatura che dovevamo consegnare. O qualcosa di simile.
Se lo rivedessi ora, credo, riuscirei a superare facilmente l’imbarazzo. Nel frattempo ho imparato la difficile arte dell’ironia e dell’autoironia. Ma all’epoca mi sentivo semplicemente “non all’altezza”.
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27 – Nella casa della Lepre Marzolina


Pareti bianche e azzurre. Parquet scuro. Tavoli in legno bianco e sedie, anch’esse bianche, con grossi cuscini colorati, a righe, a pois, a strisce…
Piccoli quadretti di Ryden appesi al muro e scaffali… Con tanti vecchi libri polverosi, marionette, bambole, tazzine di tè e teiere.
Un lungo bancone in legno. Barattoli pieni di sostanze magiche, tortine e pasticcini, biscotti e caramelle, cioccolatini di tutte le forme e dimensioni, zucchero colorato in graziose zuccheriere di porcellana antica.
Poi, sul retro, un’altra saletta, piccola e raccolta. Ma piena di cose. Oggetti strani, cose che provengono da un universo parallelo al nostro. Un luogo magico dove sorseggiare un tè (nelle tazzine delle bambole) o mangiare una tortina (che anziché saziare, disseta).
La saletta di Alice. Dove il menu, in carta antica e lettering misterioso, propone piatti da favola. Ricette tratte dal mondo delle fiabe.
Un posto così vorrei che esistesse a Milano.
Per i grandi e per tutti i bambini della città.
Lo chiamerei: Nella casa della Lepre Marzolina oppure Un té col Cappellaio Matto. O anche La merenda del Bianconiglio
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20 – Cipolla caramellata e covoni di fieno

Sono giorni che penso alla cipolla caramellata di Davide Oldani. Non so per quale motivo. Ma il pensiero della cipolla che mi si scioglie in bocca
è costante e non mi abbandona.
Al contempo, ci sono queste immagini bucoliche. Io che guardo una me stessa molto più giovane di me eppure uguale a me pedalare su una strada polverosa di una campagna finta, sbucata all’improvviso, perfetta e in bianco e nero, da un album da colorare.
Ci sono covoni di paglia, foglie d’autunno, giornate limpide, una staccionata di legno dipinta di bianco, una fattoria rossa. Chiacchiere sul retro. Un melo, delle galline.
Non ho mai vissuto in campagna. Da dove arrivino queste immagini proprio non lo so. E nemmeno so dire in che modo siano legate con la cipolla caramellata. Ma so che in qualche modo lo sono.

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8 – Buon appetito America!

Alla fine l’ho comprato. Anche se costa 25€ che non sono poche per un libro di ricette.
Ma mi piace il formato (rettangolare lungo), la carta profuma di buono, le ricette sono esattamente quelle in cui voglio provare a cimentarmi, le fotografie hanno un non so che di pop.
25€ ben spese, insomma.
E insieme al libro, ho acquistato anche lo stampo in silicone per i brownies (non è che le due cose fossero legate. Ma lo erano nella mia testa), i misurini americani che sembrano sonagli per bambini, la tortiera per la apple pie.

Buon appetito America! di Laurel Evans Guido Tommasi Editore

Just like old Saxophone Joe
When he’s got the hogshead up on his toe
Oh me, oh my
Love that country pie

Listen to the fiddler play
When he’s playin’ ‘til the break of day
Oh me, oh my
Love that country pie

Raspberry, strawberry, lemon and lime
What do I care?
Blueberry, apple, cherry, pumpkin and plum
Call me for dinner, honey, I’ll be there

Saddle me up my big white goose
Tie me on ‘er and turn her loose
Oh me, oh my
Love that country pie

I don’t need much and that ain’t no lie
Ain’t runnin’ any race
Give to me my country pie
I won’t throw it up in anybody’s face

Shake me up that old peach tree
Little Jack Horner’s got nothin’ on me
Oh me, oh my
Love that country pie
(Bob Dylan, Country Pie)

Buon appetito America!
ricette e ricordi di un’americana in cucina
Di Laurel Evans
Guido Tommasi Editore
Costo 25€