Interludio di viaggio N. 12 – Seattle. Oltre lo Space Needle e Starbucks

SeattleÉ settembre inoltrato. Avrei voglia di parlare d’altro. Avrei voglia di parlare dell’autunno che sta arrivando. Che io amo molto. E che, generalmente, ha il potere di aprirmi nuovi scenari di vita. Avrei voglia di pensare a ottobre, bruno e luminoso. Che è uno dei miei mesi preferiti. Avrei voglia di fare altro. Guardarmi intorno. Riaprire gli occhi a quello che mi si profila davanti. Nella mia quotidianità reale.
Avrei voglia di assorbire le vacanze appena finite. E procedere oltre. Anche qui. Su queste pagine.
Ma voglio chiudere il capitolo su Seattle.
La nostra ultima meta.
La città di Microsoft, Amazon, Starbucks, Boeing… E la città del grunge. Che a me interessa fino a un certo punto. Ma che comunque è nato qui pure lui.
Seattle, la città che mi ha riportato negli USA dopo 3 anni di assenza. Con lo stesso brivido della prima volta, la stessa esaltazione, nel varcare il confine, della prima volta.
La stessa percezione di possibilità illimitate che potrebbero concretizzarsi da un momento all’altro. La certezza di essere entrata in qualche modo nel mito.
Back to USA. Good afternoon Emerald City.

GreyhoundCi arriviamo da Vancouver dopo quasi quattro ore di Greyhound, l’autobus di linea a prezzi stracciati che attraversa tutto il continente e che io assocerò per sempre alla fuga di Julia Roberts dal marito nel film A letto col nemico.
E’ un pomeriggio luminoso, di cielo azzurro e nuvole bianchissime spumeggianti sullo sfondo. Lo skyline della città mi appare poco prima di arrivare a destinazione, percorrendo la Highway trafficata in direzione Downtown.
Non ho aspettative. Ma ho una gran voglia di ritrovare vecchie cose. Cose conosciute in altri viaggi, cose note. Che mi fanno sentire a casa.
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