59 – La musica è finita, gli amici se ne vanno


La Casa 139, in via Ripamonti 139, la frequentavo nella tarda post adolescenza.
Arrivavamo in massa. Sul tardi. Le undici, mezzanotte, mezzanotte e mezza. Era inverno. Non mi sembra di esserci mai stata in estate. Ricordo giacche, cappelli, guanti, sciarpe. Sigarette accese mentre si racimolavano i soldi. Cinque mila lire, dieci mila lire, mi presti mille lire, ce l’hai una paglia…
La coda era veloce. Si entrava, si pagava. Via il cappotto, la sciarpa, i guanti, il cappello. Una birra. Un cocktail. Un’altra sigaretta.
Sono passati anni. Secoli. Non ricordo bene nemmeno il posto.
Un ingresso spazioso. Mi sembra lievemente aristocratico. Una scala.
Il bar era al primo piano. Un bancone non troppo lungo. Poi una piccola saletta con dei tavolini.
E di fianco uno spazio per ballare.
Noi eravamo sempre tanti. Di solito tutti. Ballavamo. Come in tranche. Noi ragazze ballavamo in quel nostro modo speciale. Avvinghiandoci e abbracciandoci. Guardandoci negli occhi fissi.
Era il nostro modo speciale di dirci che stavamo troppo bene. Che era perfetto così. Che non volevamo nient’altro al mondo.
Se qualcosa non andava, abbassavamo lo sguardo. Ballando da sole. Con i capelli sulla faccia.
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