184 – Milano design week. Luigi Ghirri. Interno italiano.

Appartamento Lago - Via Brera 30 - Milano Design WeekSi snoda intorno a una vecchia corte, al secondo piano di un bel palazzo antico in via Brera 30, l’Appartamento Lago, appuntamento fisso per me nella settimana del Fuori Salone, quando Milano si riempie di turisti, hipster, artisti, designer, architetti, esperti, eccentrici… E da affascinante diventa bella.
Comincio qui. Da questa casa intorno a cui si gira – pianerottolo, porta a destra, ingresso, living room, cucina, salotto, corridoio, bagno, bagno, corridoio, ingresso; pianerottolo, porta a sinistra, ingresso, sala da pranzo, corridoio, camere da letto, corridoio, sala da pranzo, ingresso, pianerottolo – che più che mostrare i mobili Lago, li fa vivere, li rendi veri e apre le porte all’immaginazione, ribaltando le prospettive. Come a dire: ecco, se avessi un tavolo così, è qui che vivrei. In una vecchia ed enorme casa al secondo piano di via Brera 30, affacciata sui grattacieli nuovi di Gae Aulenti da una parte e sui vicoli stretti di Brera dall’altra.
Il concept in sé è geniale e unico: case vere al posto di show room. Stanze arredate e vissute al posto di vetrine. E la possibilità di essere attivamente coinvolti nel progetto, diventando parte di una rete.
C’è da costruirci sopra ben più di un castello.
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12 – Milano quando mi piace assomiglia a New York

Milano quando mi piace assomiglia a New York.
Non lo faccio apposta. Non la cerco di proposito. Per il 90% del mio tempo nemmeno ci penso.
Cammino per Milano, alla ricerca di qualcosa che mi lasci a bocca aperta. E quando questo succede… è perché Milano… assomiglia a New York.

Oggi – autunno, sole, foglie marroni, bambini in triciclo, carrozzine tecnologiche, fidanzati mano nella mano, anziani con il vestito buono – esco alla ricerca di un presunto mercatino biologico all’interno del Parco Sempione per comprare miele e formaggio. Mi vesto (minigonna in tulle, leggings, maglietta in lycra tutto nero, minicardigan viola, stivali marroni, giacca in simil renna marrone, borsetta viola e marrone), mi trucco e mi butto fiduciosa nel sole del pomeriggio.
Naturalmente, e non so perché ma me lo sentivo, del mercatino neppure l’ombra. Attraverso il parco, pieno di gente, e decido di tornare a casa passando da Brera. Attraverso piazza Cairoli – bici, tram, confusione, nulla di speciale -, taglio per via Cusani – pescheria Caludio, una galleria d’arte, negozi di tendenza, deserto -, giro in via Ponte Vetero e voilà… Brera è alla mia destra, ammiccante con le sue viuzze di ciottoli, i suoi balconi fioriti, le biciclette, le vetrine di lusso.

L'artista del bambù - Parco Sempione

 

Via Cusani

 

Vetrine in gioco - Ponte Vetero

 

Cestini d'autore e antichi mestieri - Ponte Vetero

 

New York mi si presenta per la prima volta in piazza Santa Maria del Carmine dove, sul rosone romanico e sul busto di bronzo nero, si affaccia lo store di Marc Jacob. Che siamo a Milano ma potrebbe essere Soho.
Il negozio è pieno di stranieri, soprattutto coppie gay. Ci sono anche ragazze bellissime e commessi ventenni sospesi in un mondo fluttuante di nulla. Io mi aggiro sognante tra borse inaccessibili, abiti che te li immagini addosso e sai che sarai perfetta, t-shirt vendute a poco prezzo perché il ricavato sarà devoluto a favore della costruzione di una pista da skateboard a Savannah… E non aggiungo altro!
Alla fine, per la modica cifra di 26€, compro un paio di stivali di gomma blu con fibbia in alto. Non sono nemmeno sicura che mi piacciano così tanto. Ma li volevo assolutamente e mi sembravano veramente un affare.

Santa Maria del Carmine

 

Marc by Marc Jacob - Piazza Santa Maria del Carmine

 

Via Madonnina è tutta una sorpresa. E i vecchi palazzi di fine Ottocento con i loro balconi in ferro battuto e fiori rosa anche se ormai siamo a ottobre e non si capisce come possano farcela ancora, non c’entrano nulla con la sensazione di deja vù che provo.
Da qui sono passata migliaia di volte. Ma stavolta cercavo qualcosa e sapevo esattamente come guardare e cosa osservare. Come di fronte a un quadro di cui ci hanno rivelato la tecnica, lo stile, la storia.
Cercavo quei piccoli posti che appiccichi la faccia alla vetrina ed esclami “Oh!!!“. Cercavo una tendenza non ostentata. Un calore che ti scalda il cuore. Cercavo perle rare e segrete in una città che ha la predisposizione a essere o troppo dimessa o troppo ostentata.

Via Madonnina - Scorci

Portoni moderni in vecchie vie - Via Marco Formentini

Kimura Sushi & co è la prima perla. Un minuscolo ristorante giapponese arredato come un locale di Midtown senza, però, rinunciare a grafismi dal sapore nipponico. Il locale è bianco e fucsia con pennellate di verde pisello e sedili in plastica illuminati dall’interno, piastrelle che sanno di antico e una specie di ordine calcolato nella disposizione degli oggetti. Il menu è una specie di capolavoro, lo appenderei in cucina al posto delle mie vecchie stampe della Coca Cola.

Kimura - Via Madonnina 17

 

La seconda perla si chiama Di Viole di Liquerizia (sito in costruzione) ed è una leziosa pasticceria vecchio stile nel cuore di Brera, piazzata sul finire di via Madonnina come se fosse al Village. Sul bancone le alzatine in vetro e le tortine sembrano uscite dalle pagine di un vecchio libro d’infanzia, dove i bambini piazzano il naso fumante e le bocche umide sulle vetrine contando gli spiccioli necessari per comprare cioccolata calda e caramelle. Tutta la produzione (ma forse si tratta di leggenda metropolitana) sembra essere opera della signora Pina, mamma di una delle proprietarie (Lucia).
Believe it or not sta di fatto che questo è un posto perfetto per trascorrere un pomeriggio (di quelli che lasciano un segno sull’anima) d’autunno, sorseggiando tè nero e mangiando dolci calorici e buonissimi.

 

Di Viole di Liquirizia - via Madonnina 10

 

Di Viole di Liquirizia - Via Madonnina 10