155 – Oh Boy! Un Ragno al Mudec Art Wall

Mudec - Museo delle cultureE dopo tanto peregrinare, negli ultimi giorni di “libertà” di questo mese rovente e, per certi versi, terribile, decido di vedere due mostre, che pare assurdo che in tutti questi giorni infiniti e sempre diversi io non abbia trovato il tempo di visitare un museo, di andare al cinema, di leggere 1000 libri.

La prima è la mostra inaugurale del Mudec Art Wall, lo spazio espositivo situato all’interno del bistrot che il MUDEC, il Museo delle Culture inaugurato nei mesi scorsi a Milano recuperando gli spazi industriali dell’ex fabbrica Ansaldo in via Tortona, dedica agli artisti contemporanei e ancora viventi. Si tratta della mostra personale di Daniele Melani, in arte Spider, che apre al pubblico proprio oggi, 23 luglio, e potrà essere visitata, gratuitamente, fino al 10 settembre.

La seconda la visiterò domani. Ed è la mostra inaugurata al PAC lo scorso 10 luglio dedicata all’arte contemporanea cinese: Jingh Shen – L’atto della pittura nella Cina contemporanea.Mudec - Museo delle Culture Milano Continua a leggere

131 – Perdfiato

Sam Punzina: Tris di magiaEra un giorno come un altro a Bosco Perdifiato, un’annata quella del duemilacredici, incredibilmente densa di cambiamenti. Il cielo sembrava perfetto per dondolare un po’ le proprie paure…

Così inizia la favola di Sam Punzina (che a leggerla tutta di un fiato – a perdifiato – sembra la favola della mia vita. E, invece, è quella della sua). Una favola incasinata dal mio subdolo pensiero surreale – specifica l’autrice – che racconta di minuscoli coscialunga annoiati dalla vita, margherite pettegole, una misteriosa Matrioska giunta da Russopoli, un IpnoConiglio capace di leggere dentro, un Bosco Rococcò dove tutto è di un’eleganza barocca, FunghiSoprani e FunghiPuzzosi
La favola delle cose semplici. Della magia che le accompagna. Della meraviglia che le contraddistingue.
Sam Punzina: La sinfonia delle cose mute - Smalto su tela (30x30)
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11- L’arte dei bassifondi

Fantasilandia a cura di Julie Kogler - Galleria Antonio Colombo, via Solferino 4, Milano4

La Galleria Colombo, via Solferino 44, è il piccolo spazio nel cuore della Milano fascinosa e segreta, che ha deciso di dare spazio e visibilità a un gruppo di artisti, altrimenti considerati indegni e di serie B, catapultando anche la gelida meneghina negli universi assurdi e onirici (una dimensione onirica che ha a che fare con i peggiori incubi dell’infanzia) del pop surrealism.
La mostra/esposizione FANTASILANDIA (visitabile dal martedì al sabato dalle 15.00 alle 19.00 fino al 12 novembre), presenta poche tele (al massimo una ventina), spesso opera di “minori”. Ma può vantare la presenza di autori di tutto rispetto del calibro di Anthony Ausang, Tim Biskup, Eric White

Il Pop Surrealism, come corrente, non esiste. Gli artisti che ne fanno parte non sono, o non sono del tutto, considerati tali. Di conseguenza la loro non è vista, o non è vista del tutto, come arte. In ogni caso, non importa. Il confine tra ciò che è arte e ciò che non lo è stato superato da un pezzo e da gente di un certo livello (dadaisti, Andy Warhol, Keith Haring…). Io trovo che le loro opere siano incredibili. Nello spazio di una tela questa gente è riuscita a infilare le più radicate tra le icone che ci portiamo dietro dall’infanzia inserendole in mondi paralleli creati con la materia degli incubi.
Penso a Mark Ryden, californiano, residente a Los Angeles, e alle sue bamboline perfette che piangono sangue o parlano con teste decapitate di presidenti morti. I suoi bambini dalla faccia d’angelo che pedalano su tricicli antichi con indosso l’uniforme nazista rigorosamente rosa.

Rose, Olio su tela. 2003

Little Boy Blue, olio su tela, 2001

O The Pizz, californiano di Los Angeles pure lui, che con uno stile da cartone animato, riempie le sue tele di personaggi assurdi che sembrano usciti dal telefilm La Famiglia Addams, trasformando il quadro in una specie di gioco “Aguzza la vista” per rintracciare le mille storie che vi sono narrate.

E ancora Lisa Petrucci, che vive e lavora a Seattle, Washington, che ha dato vita a queste donnine-bambine a metà tra le pin-up anni Cinquanta, la Barbie e le Bratz di nuova generazione.

Fancy Feet, 2008

Scott Musgrovee i suoi graziosissimi animali mutanti che si muovono in paesaggi rinascimentali, quasi leonardeschi.

The observer

Il pop surrealism si lega in qualche modo al mondo dei concept toys, dei pupazzetti da collezionare, delle bamboline d’autore (io sono venuta a conoscenza della mostra andando a comprare una Momiji nel negozio Atomic Plastic di via Volta). Ha a che fare con la japan mania (anche se gli artisti che ne fanno parte sono, per lo più, americani e per l’esattezza americani di California, Washington, Michigan e New York), con le cartoline d’autore (alla Yoshimoto Nara, per intenderci), con il fumettismo di alti livelli.
Sinceramente non so dire perché mi piaccia. E, tra l’altro, nemmeno mi piace tutto.
Ma alcune opere (quelle di Ryden, per esempio) mi lasciano a bocca aperta, in uno stato di sospensione come se da un momento all’altro potessi essere catapultata là dentro, con quelle bambinette dagli occhi grandi accompagnate da peluche enormi grondanti sangue. A volte mi domando che persona sarei stata se mia madre, anziché con quadri di Topolino e angioletti e Pluto, mi avesse circondata di quadretti formato mignon di Ryden o Nara o Emily The Strange. Forse avrei delle turbe psichiche permanenti. O forse sarei una persona migliore, una Tim Burton versione femminile.
Chissà. Sta di fatto che al momento le uniche forme d’arte che davvero mi colpiscono e mi interessano sono queste e i negozi di toys sono più affascinanti e misteriosi dei musei.

La mostra:
FANTASILANDIA
Galleria Antonio Colombo
Via Solferino 44 – Milano
Fino al 12 novembre
Martedì – sabato dalle 15.00-19.00


Il libro:

POP SURREALISM
THE RISE OF UNDERGROUND ART
Ignition Publishing
39,95$
 
 
 
 
 
Infine, per gli appassionati del genere, in Italia c’è un punto di riferimento: Il Mondo Bizzaro Gallery a Roma.

10 – Il meraviglioso mondo di Megan

Pochissime parole (non ho molto da dire) e tante immagini (le guardo e mi provocano quella sensazione che parte dallo stomaco e sale lentamente verso la gola e che ha in qualche modo a che vedere con la gioia estetetica).
Lui l’ho scoperto per caso oggi attraverso un link di Repubblica.it.
Fino a ieri non sapevo nemmeno chi fosse.
Nell’articolo se ne parla come di un contemporary urban artist capace di fondere in un’unica opera echi di culture lontane (cito testualmente), in particolare quella giapponese dell’epoca Edo, e tecniche pittoriche che fluttuano tra la pennellata e il digitale.

Si chiama Tom Lewis, ha 31 anni ed è inglese. Questo è il suo sito. Le sue opere sono in mostra al Maverick Showroom di Londra. Io non le vedrò.
Il mondo che è riuscito a creare e immaginare è meraviglioso. I suoi personaggi ispirano pizzicotti. Mi piace tantissimo.  

 

Megan saves the monsters

 

 

Bethan is feeling slightly strange

 

 

Megans Soul Flowers

 

 

Brian's destiny takes control...

 

 

The Legend of Tamashee Canyon