172 – Alfons Mucha, la (pop) star dell’Art Nouveau, a Milano

Alfons Mucha a Palazzo Reale, Milano

© Richard Fuxa Foundation

Alfons Mucha a Palazzo Reale, Milano

© Richard Fuxa Foundation

Alfons Mucha è stato il primo artista a cui io mi sia avvicinata in modo consapevole e voluto.
Ero affascinata dalle sue donnine sensuali, avvolti in abiti setosi che le coprivano scoprendole. Mi piacevano il bianco candido della pelle, i capelli morbidi sulle spalle nude, quegli sguardi persi nel vuoto a contemplare chissà quale orizzonte lontano.
I suoi cartelloni, i dipinti, i poster avevano un non so che di rarefatto, lirico, bidimensionale. Erano come racconti onirici che mi proiettavano immediatamente in quell’Europa Belle Époque che all’epoca mi attirava irrimediabilmente.
Adoravo il contesto storico e sociale in cui le sue opere avevano visto la luce e mi piaceva quello strano connubio tra arte e marketing, tra pubblicità e poesia.

Era capodanno del 1996, avevo 22 anni e l’arte non era ancora, per me, un interesse primario. Diciamo pure che fino a quel momento di mostre e musei ne avevo visti pochi. Ero sostanzialmente ignorante e qualunque cosa mi piacesse all’epoca mi piaceva in modo istintivo, senza la mediazione della cultura e della conoscenza a fungere da collante tra me e gli artisti.
Era il 1996, avevo 22 anni, era capodanno e io ero a Praga. Magica, gelida, bianca di neve e di freddo, stupenda. E traboccante ovunque di Mucha. Che, letteralmente, iniziò a entrare nella mia vita. Sotto forma di poster da appendere, segnalibri da collezionare, cartoline da conservare, cataloghi da sfogliare…
E ora Alfons Mucha è in mostra a Milano.
Continua a leggere