206 – 26/11. Meno 27 giorni a Natale

Biancolatte - Via Turati 30, MilanoAmo Natale. Amo l’atmosfera natalizia. Il traffico impazzito. Le corse in centro. I negozi colorati. La folla intorno alle bancarelle. Il freddo pungente della sera. Le luci della città. I maglioni con le renne. Le lucine dell’albero accese che si vedono dalla finestra. Il verde dei pini. La neve in montagna. Il tè speziato. I biscotti al cioccolato. Il panettone a colazione. Il Calendario dell’Avvento. Il Natale degli altri su Pinterest. I regali sotto l’albero. Le carte e i nastrini. Le recite di Natale a scuola. La letterina a Babbo Natale. I viaggi invernali. I mercatini nordici. I cori dei bambini. Il profumo di arance e mandarini. Le ghirlande alle porte. Il cinema del 26. I film della vigilia.

Amo Natale. L’ho sempre amato. Lo amerò sempre.
Da piccola era l’attesa. L’attesa di qualcosa o qualcuno che sarebbe arrivato. Avrebbe bevuto il mio latte. Lasciato le sue impronte nella mia casa. Mia madre mi disegnava piccoli piedi dorati sul pavimento. E io, ottenne ingenua, correvo a vedere la loro forma abbozzata che mi interessava più ancora dei doni sotto l’albero.
Da adolescente Natale era un sogno d’amore. Un’immagine mai divenuta realtà di un regalo scambiato timidamente in un piccolo bar di legno, mani che si sfiorano e sguardi che si incrociano. La sciarpa e i cappelli di lana uscendo nella neve. Un sorriso.
Poi Natale è diventato la frenesia dei miei giorni da adulta. Il piacere di scegliere i regali, di incartarli, di selezionare le carte e i nastri per colore, di decidere un tema. Il calore della casa. La follia dei mercatini che amo.

Per me quest’anno Natale inizia oggi.
Addobberemo l’albero. Compreremo il panettone. Consegneremo i primi regali.
E io, per quanto possibile, voglio raccontarlo qui, il mio Natale 2016.
Giorno per giorno. O quasi. In una specie di tour fotografico tra le piccole cose belle in cui mi imbatterò in questi giorni.
Non proprio un “consigli per gli acquisti”. Ma un suggerimento per chi avesse voglia di vivere a pieno l’atmosfera del Natale.
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205 – Del Conte Dracula e del suo Castello

Transilvania - Conte DraculaIl Castello del Conte Dracula – quello che nell’accezione comune viene considerato essere il Castello del Conte Dracula – è un enorme Luna Park a cielo aperto situato a una ventina di chilometri a Sud-Ovest di Brasov.
Transilvania - BrasovBran, la città che lo accoglie, si presenta subito come luogo estremamente turistico, un susseguirsi di bancarelle e minuscole casette che qualche guida potrebbe definire “trappole per turisti”. Souvenir di valore discutibile vengono venduti per pochi lei in serie. Tazze con l’effigie del Conte, calze di lana made in China, palle di vetro, giochi a tema (e no), maglioni in lana grezza, legnetti intagliati (che io ho deciso di aggiudicarmi dopo che C. la minuscola ha esclamato “Guarda mamma. C’è anche il Signor Bastoncino!” trasformando in magia pura il semplice rametto), biscottoni giganti a forma di vampiro e fantasma…, tutto questo e moltissima altra paccottiglia trovano posto lungo la strada che porta verso il castello.
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204 – In Transilavia, contro ogni pregiudizio

Biertan - Venditori ambulanti localiAmo i viaggi autunnali. Li amo molto più di quelli estivi. Forse perché amo l’autunno più dell’estate. O forse perché mi portano sempre in posti piccoli, micro zone inaspettate. O forse per quell’odore di nebbia e legna bruciata che mi lasciano addosso.
Non so perché. Ma sta di fatto che amo immensamente i viaggi autunnali. E da quando l’ho capito, non c’è stato anno in cui mi sia persa l’occasione di partire a ottobre. E non c’è stato viaggio fatto a ottobre che mi abbia deluso.

Quest’anno abbiamo optato per la Transilvania, nel cuore dell’Europa, al centro di quella Romania che io ho sempre sdegnato, considerandola uno stato di serie B. Che tristezza, a pensarci, classificare gli stati in serie, quelli che meritano una visita e quelli che, invece, si potrebbero tranquillamente cancellare dalle mappe. Ma questo era il mio pregiudizio. Questa la mia convinzione. E questo anche il timore quando ho prenotato il volo.
Una terra squallida, triste e povera. Senza alcuna attrattiva se non lo squallore che la caratterizza. Questo è quello che, senza dirlo apertamente, temevo di trovare.
Non esiste modo migliore per vincere i pregiudizi (e le paure) che testare con mano. Non c’è strumento migliore per conoscere la verità del viaggio. E non c’è libro più interessante che le guide di viaggio.

E così, ora eccomi in Transilvania, Romania. Su e giù per queste valli meravigliose, a visitare cittadine graziose, accoglienti e colorate. Ad assaggiare un cibo gustoso e genuino. A scoprire che anche il vino non è niente male. E soprattutto a capire che le persone che vivono da queste parti non sono rom e migranti. Che la Romania non li caccia soltanto i suoi figli, ma li accoglie e regala loro una vita, forse semplice, fatta di poche cose, ma vera e reale. E lo fa dentro ai suoi confini.
A rendermi conto che a guardare certi documentari, a leggere certe storie, ci si perde la meraviglia che queste terre nascondono.

Vi racconto il mio viaggio di ottobre in Transilvania. La terra di Dracula, dei castelli e delle chiese fortificate, delle case color Puffo e delle nebbie che si alzano la sera.
Vi racconto la mia Romania, dove le persone sorridono poco, ma sono gentili e disponibili, dove chiunque parla almeno 4 lingue e dove il tempo sembra essersi fermato.
E consiglio a tutti di venirci da queste parti. In autunno, in inverno, in primavera o in estate. Perché a dispetto di ogni pregiudizio, questo si sta rivelando un viaggio fantastico. On the road nel cuore dell’Europa, alla scoperta di un Paese che è decisamente molto di più di quello descritto nei documentari su Ceausescu e sulle onde migratorie dall’Est.
Transilvania Dettagli

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203 – The Art of the Brick

Dreams are built… one brick at a time!
Grey - The Art of the brick, SawayaSono arrivati i Lego a Milano (ed è la seconda volta, da che mi ricordo, che i mattoncini colorati occupano gli spazi della Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4) con una delle mostre più divertenti di questo autunno caldo che io ho deciso di andare a vedere nella prima sera libera che ho avuto di questo ottobre di felicità pura.
L’esposizione – The Art of the Brick – presenta una serie di opere, tutte rigorosamente realizzate con mattoncini Lego, dell’artista newyorkese Nathan Sawaya, un avvocato con il cuore bambino, che solo a guardarlo in faccia mi suscita simpatia.
Sviluppata per aree tematiche, la mostra costruisce un percorso che traccia una serie di filoni all’interno di una produzione che davvero può essere considerata una specie di gioco, un gesto artistico di puro intrattenimento. E per questo meraviglioso.
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202 – Éclair is the new Macaron

Eclair-MilanoGli éclair non li conoscevo. Finché non sono venuti loro a conoscere me, non so nemmeno bene come, sulla mia timeline di Facebook.
E’ strano come a volte certe cose mi colpiscano prima ancora che capisca davvero di cosa si tratti. Ed è strano come il mondo mi stia venendo incontro in questi giorni, con tutto l’incanto, la meraviglia e la paura di perdermi pezzetti che si porta dietro.

Gli éclair non sapevo cosa fossero. Non ne avevo mai sentito parlare.
La settimana scorsa me li sono ritrovati su Facebook e mi hanno incuriosito e domenica scorsa sono passata ad assaggiarli.
Ora so che si tratta di “pasticcini” oblunghi preparati con pasta choux, riempiti con crema pasticcera o panna e ricoperti di glassa. So anche che Marie Antoine (Antonin) Carême, chef francese vissuto nel XIX secolo, ne è considerato un po’ l’ideatore primo mentre Christophe Adam è colui che li ha rilanciati e li sta esportando nel mondo.

Infine, so che a Milano sono arrivati il 6 agosto, con due punti vendita targati L’éclair de génie: la Fabrique di Corso di Porta Ticinese 76 e la Boutique di Corso Garibaldi 55.

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