214 – Cronache da Santiago: visitando Bellavista

Murales a Santiago del ChileLa prima cosa a colpirmi quando sorvoliamo Santiago, dopo quasi 15 ore di volo scomodissimo e interminabile, è il profilo delle montagne che la circondano illuminate dall’alba che sorge sopra alle nuvole: sono maestose, perfette, amichevoli.
La seconda impressione dopo essere atterrata nelle prime luci del giorno, quattro gradi all’esterno e un cielo parzialmente nuvoloso e giallo, è olfattiva: il profumo dell’inverno, infatti, bruciato e pungente, mi accoglie non appena metto piede fuori dall’aeroporto e per tutta la giornata mi regala una strana sensazione di deja-vu, di qualcosa di già vissuto in un passato non troppo remoto.
Quando arriviamo a Santiago fa freddo. O forse noi abbiamo freddo perché arriviamo da settimane torride a 40°. Fino a quando il sole non si scalda e l’inverno lascia il posto alla primavera, vacillo tra ricordi che hanno a che fare con viaggi autunnali ed europei e antichi ricordi di scuola, fredde giornate di novembre a correre a casa per fare i compiti e trovare calore.
Poi l’inverno lascia il posto alla primavera. Ci togliamo le giacche. Ci lasciamo scaldare. Il cielo è azzurro, trasparente e profumato di boccioli in fiore.
E capisco che la grande fortuna di questo viaggio è la possibilità che mi regala di vivere due primavere in un anno. Quella smania di serate all’aperto sebbene il sole continui a tramontare presto la sere e le temperature a rimanere ben al di sotto dei 20°.
Ma per me e per i tanti ragazzi che invadono i tavolini all’aperto di Bellavista, fumando sigarette e bevendo birra, è la primavera il motore del buon umore.
Primavera a Santiago

Voglio provare, per questo viaggio, a essere costante nei miei diari di bordo. E quotidiana (o quasi) nella pubblicazione dei post.
Proverò a raccontare quello che vedo e mi colpisce day by day, connessioni e tempo permettendo. In modo che le sensazioni, le impressioni, tutto sia ancora caldo. E onesto.
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213 – Travel to Chile

Mappa del CileE’ solo ingrandendo e rimpicciolendo una mappa, facendola scorrere da Est a Ovest e da Nord a Sud, che si comprendono i confini, le storie, le persone, i pregiudizi. Solo guardando il mondo nella sua interezza si capisce il nostro essere piccoli.
Amo Google Maps, l’azzurro degli Oceani, il beige delle montagne, il verde delle pianure.
Amo lasciare scorrere i paesi, guardarne i confini come se non li avessi mai visti prima. Mettere al centro le Americhe, poi l’Asia. Scoprire fino a dove arriva il Polo Sud. E’ strano. Ma ogni volta che apro l’applicazione, scopro qualcosa che non sapevo. Mi accorgo che qualcosa mi era sfuggito, sebbene conosca molto bene la geografia del mondo.

Oggi partiamo per il Cile. Un viaggio prenotato mesi fa e organizzato nell’ultima settimana.
Sfondiamo il Sud America per la prima volta. E per la prima volta mi ritrovo nell’altro Emisfero. A Sud dell’Equatore. Dove è inverno in estate. Ed estate in inverno.
E anche questo è il senso del nostro non essere, alla fine, nulla di speciale.
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212 – Sabato mattina, ore 7am, lungomare di Lerici

Lerici - Golfo dei PoetiNell’aria ancora fresca del mattino, profumata di mare ancora trasparente, mi piace uscire di casa intorno alle sette quando ancora tutti dormono. Mi piace percorrere quasi di corsa il lungomare che collega San Terenzo a Lerici (circa 2 km di passeggiata a ridosso delle spiagge e dei bagni della zona). Mi piace il vento sulla pelle e il sole che mi inonda la faccia.
Mi piace attraversare il mercato, fermarmi a fare colazione con calma con cappuccino e brioche, l’odore acre e lontano del pesce che arriva dalle reti e dalle casse disseminate sul molo.
Qualcuno corre. Qualcuno cammina. Gli anziani passeggiano nell’acqua. Leggono giornali e libri. Scelgono la verdura sulle bancarelle.
Siamo, comunque, in pochi. I rumori sono attutiti. Le spiagge quasi deserte.
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211 – La Scuola, bed and breakfast tra gessi e lavagne

La Scuola Guesthouse - Lusina (VI)Niente. Io non riesco più a star dietro a questo blog. Le giornate sono interminabili. Piene di cose. Infinite. Sfinenti.
Vivo. Sto vivendo tantissimo. Assorbo ogni cosa. Al lavoro. A casa. Da sola prima di dormire. Mentre viaggio. Quando pedalo trafelata da casa al lavoro. E dal lavoro a casa. Nelle notti in cui mi sveglio con l’angoscia di star perdendo tempo. Di avere ancora qualcosa da fare. O da leggere. O da finire.
Sembro chiusa a riccio. Non lo sono.
Sono affascinata. Affamata. Assetata. E al tempo stesso, serena. Tranquilla.
Alcune cose le perdo. Scivolano via. Non importa. Le recupero. O le lascio andare.
Ho imparato a fare tutto. E a lasciare andare quello che non riesco a fare.
Sono successe tantissime cose.
I weekend di marzo prima e di aprile poi si sono succeduti con una rapidità che mi ha tolto il fiato. Siamo già a maggio. E’ già quasi estate.
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210 – Kiddy Kabane: da Instagram a Verona

Kiddy Kabane - Via Scudi di Francia 5, MilanoPrima di Natale, nei giorni trafelati dello shopping compulsivo, dei regali nascosti ovunque, dei mercatini a ogni costo e dei tramonti rossi delle quattro, sono stata a Verona in giornata. Non ci tornavo da un tempo remotissimo che potrei collocare tra settembre e ottobre del 1994. Un secolo fa, una vita fa, un mondo fa.
Ricordo che indossavo un paio di Dc Martens con stringhe viola ai piedi, una giacca di velluto dal taglio militare, una borsa di stoffa e una gonna lunga che toccava terra.
Ero innamorata, emozionata, impaurita ed estremamente felice.
La felicità inconsapevole dei vent’anni.

Verona mi era sembrata stupenda.
Ricordo la luce limpida sulla città dall’alto della Torre dei Lamberti, la pizza deliziosa mangiata in uno dei ristoranti di piazza delle Erbe, le cartoline di Heyez da conservare dentro al diario. E Le Sorelle Materassi di Palazzeschi acquistato in una libreria del centro poco prima di riprendere il treno per tornare a Milano.
Il viaggio di ritorno da sola. La felicità di quella giornata d’amore.
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