227 – Ultime da Edimburgo. E dopo è Natale!

Autunno a EdimburgoQuanti giorni occorrono per visitare una città come Edimburgo?
Probabilmente, ad andare veloce, in due giorni si riescono a vedere le principali attrazioni turistiche e i monumenti più famosi.
Ma per entrarci dentro, per provare a conoscerla davvero, i 4 che abbiamo avuto a disposizione non sono sufficienti.
Edimburgo è una di quelle città che va scoperte con calma, scivolando tra le vecchie pietre delle case di Old Town o vagando senza meta per i grandi viali di New Town; perdendosi a Stockbridge o Leith e passeggiando con calma nella fiaba del Dean Village.
È una città fatta per oziare nei pub e scaldarsi nelle tea room. Leggere nelle caffetterie e fare shopping nei negozi stravaganti fuori mano e fuori contesto.

Non ho avuto tempo, in 4 giorni, di fare tutto questo. Ho cercato, per quanto possibile, di assorbire ogni cosa, cercando di non farmi sfuggire i dettagli. Ma qualcosa è andato perduto comunque.
Ho scelto gli “esterni” agli “interni” a scapito, purtroppo, di musei e gallerie (alla fine dei conti, tolto il Camera Obscura Museum, non ne abbiamo visti altri).

Ho preferito passeggiare attraverso i quartieri piuttosto che intrupparmi nelle code per le visite canoniche (di quelle “da non perdere” abbiamo fatto solo il Castello).
Ho scelto locali e negozi in cui entrare in base all’ispirazione del momento, attratta da dettagli microscopici (le scritte su una lavagna nera, il parquet sotto al bancone, le luci sopra ai tavoli, la carta da parati in vetrina…) che nulla hanno a che vedere con le segnalazioni sulle guide.
Ho cercato, come spesso mi succede quando sono in un Paese anglofono, di diventare anglofona anche io.

Questo è quello che di Edimburgo abbiamo deciso di visitare e conoscere noi. Rimando ai post precedenti per quanto riguarda ristoranti e tour particolari. E inserisco in fondo un elenco completo di indirizzi e informazioni utili per chi sta organizzando una vacanza da queste parti.
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226 – Haggis, scotch eggs e afternoon tea. Ovvero, dove mangiare a Edimburgo

ShortbreadHaggis, scotch eggs e afternoon tea. Sembra uno scioglilingua uscito dalle pagine di Carroll e dalla voce di Alice. Sembra il menu di qualche cena aristocratica raccontato in un libro di fiabe. O descritto in qualche testo di cucina che presenta ricette ispirate a testi letterari.
Non so perché la cucina scozzese mi abbia evocato sensazioni letterarie, ma così è: ovunque io abbia mangiato, il ricordo si è perso nel Cappellaio Matto o nel Signor Coniglio, in Merida e nella sua corte oscura, in storie di pirati e in leggende di cavalieri medievali.
La cucina scozzese, che sulle guide viene descritta, secondo me a torto, come povera di personalità, ha il sapore della terra che l’ha vista nascere. E il gusto particolare delle ere che si sono succedute. Ed è buona.

Nella scelta di locali e ristoranti, abbiamo cercato di lasciarci guidare in parte dall’istinto, in parte dalle recensioni lette online, in parte dalla volontà di assaggiare alcuni piatti piuttosto che altri. Abbiamo cenato e pranzato in pub tradizionali e in ristoranti moderni, in posti alla mano e in locali raffinati, sentendoci comunque sempre a nostro agio.
Non siamo riusciti a provare tutto e assaggiare tutto. Ma abbiamo fatto del nostro meglio per variare quanto possibile le degustazioni. In modo da avere un quadro completo dell’offerta enogastronomica locale.
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225 – Edimburgo: la città sotterranea dei fantasmi e delle streghe

Edimburgo Old TownPrima di partire per Edimburgo, nell’ultimo weekend di un ottobre che è stato caldissimo, movimentato e denso, il cielo di Milano, che pochi giorni dopo avrebbe regalato a chi c’era uno dei tramonti più belli e intensi degli ultimi anni, era azzurro e trasparente, punteggiato dal nero degli stormi in viaggio verso Sud.
Li guardavo partire, con il naso incollato al blu, pensando che il mio bisogno di andare a Nord nello stesso periodo, di volare verso terre misteriose di folletti e fate, di città medievali e castelli tetri, è pari al loro. Qualcosa di viscerale. A cui è difficile resistere.
Viaggiamo così, ancora una volta, verso il freddo, verso la trasparenza delle brume nordiche, incontro ai sapori e alle atmosfere anglofone, che per altro persistono anche quando parto per la TransilvaniaBudapest o Copenaghen.

Il 2017 è l’anno della Gran Bretagna. Dopo Londra ad aprile, di cui prima o poi mi deciderò a scrivere qualcosa, la meta di questo autunno caldo è la capitale scozzese: antica, nordica, pietrosa e misteriosa quanto basta per stimolare la mia curiosità. Il luogo perfetto per quello che è ormai è diventato “il viaggio di Halloween“.
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212 – Sabato mattina, ore 7am, lungomare di Lerici

Lerici - Golfo dei PoetiNell’aria ancora fresca del mattino, profumata di mare ancora trasparente, mi piace uscire di casa intorno alle sette quando ancora tutti dormono. Mi piace percorrere quasi di corsa il lungomare che collega San Terenzo a Lerici (circa 2 km di passeggiata a ridosso delle spiagge e dei bagni della zona). Mi piace il vento sulla pelle e il sole che mi inonda la faccia.
Mi piace attraversare il mercato, fermarmi a fare colazione con calma con cappuccino e brioche, l’odore acre e lontano del pesce che arriva dalle reti e dalle casse disseminate sul molo.
Qualcuno corre. Qualcuno cammina. Gli anziani passeggiano nell’acqua. Leggono giornali e libri. Scelgono la verdura sulle bancarelle.
Siamo, comunque, in pochi. I rumori sono attutiti. Le spiagge quasi deserte.
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211 – La Scuola, bed and breakfast tra gessi e lavagne

La Scuola Guesthouse - Lusina (VI)Niente. Io non riesco più a star dietro a questo blog. Le giornate sono interminabili. Piene di cose. Infinite. Sfinenti.
Vivo. Sto vivendo tantissimo. Assorbo ogni cosa. Al lavoro. A casa. Da sola prima di dormire. Mentre viaggio. Quando pedalo trafelata da casa al lavoro. E dal lavoro a casa. Nelle notti in cui mi sveglio con l’angoscia di star perdendo tempo. Di avere ancora qualcosa da fare. O da leggere. O da finire.
Sembro chiusa a riccio. Non lo sono.
Sono affascinata. Affamata. Assetata. E al tempo stesso, serena. Tranquilla.
Alcune cose le perdo. Scivolano via. Non importa. Le recupero. O le lascio andare.
Ho imparato a fare tutto. E a lasciare andare quello che non riesco a fare.
Sono successe tantissime cose.
I weekend di marzo prima e di aprile poi si sono succeduti con una rapidità che mi ha tolto il fiato. Siamo già a maggio. E’ già quasi estate.
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