210 – Kiddy Kabane: da Instagram a Verona

Kiddy Kabane - Via Scudi di Francia 5, MilanoPrima di Natale, nei giorni trafelati dello shopping compulsivo, dei regali nascosti ovunque, dei mercatini a ogni costo e dei tramonti rossi delle quattro, sono stata a Verona in giornata. Non ci tornavo da un tempo remotissimo che potrei collocare tra settembre e ottobre del 1994. Un secolo fa, una vita fa, un mondo fa.
Ricordo che indossavo un paio di Dc Martens con stringhe viola ai piedi, una giacca di velluto dal taglio militare, una borsa di stoffa e una gonna lunga che toccava terra.
Ero innamorata, emozionata, impaurita ed estremamente felice.
La felicità inconsapevole dei vent’anni.

Verona mi era sembrata stupenda.
Ricordo la luce limpida sulla città dall’alto della Torre dei Lamberti, la pizza deliziosa mangiata in uno dei ristoranti di piazza delle Erbe, le cartoline di Heyez da conservare dentro al diario. E Le Sorelle Materassi di Palazzeschi acquistato in una libreria del centro poco prima di riprendere il treno per tornare a Milano.
Il viaggio di ritorno da sola. La felicità di quella giornata d’amore.
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206 – 26/11. Meno 27 giorni a Natale

Biancolatte - Via Turati 30, MilanoAmo Natale. Amo l’atmosfera natalizia. Il traffico impazzito. Le corse in centro. I negozi colorati. La folla intorno alle bancarelle. Il freddo pungente della sera. Le luci della città. I maglioni con le renne. Le lucine dell’albero accese che si vedono dalla finestra. Il verde dei pini. La neve in montagna. Il tè speziato. I biscotti al cioccolato. Il panettone a colazione. Il Calendario dell’Avvento. Il Natale degli altri su Pinterest. I regali sotto l’albero. Le carte e i nastrini. Le recite di Natale a scuola. La letterina a Babbo Natale. I viaggi invernali. I mercatini nordici. I cori dei bambini. Il profumo di arance e mandarini. Le ghirlande alle porte. Il cinema del 26. I film della vigilia.

Amo Natale. L’ho sempre amato. Lo amerò sempre.
Da piccola era l’attesa. L’attesa di qualcosa o qualcuno che sarebbe arrivato. Avrebbe bevuto il mio latte. Lasciato le sue impronte nella mia casa. Mia madre mi disegnava piccoli piedi dorati sul pavimento. E io, ottenne ingenua, correvo a vedere la loro forma abbozzata che mi interessava più ancora dei doni sotto l’albero.
Da adolescente Natale era un sogno d’amore. Un’immagine mai divenuta realtà di un regalo scambiato timidamente in un piccolo bar di legno, mani che si sfiorano e sguardi che si incrociano. La sciarpa e i cappelli di lana uscendo nella neve. Un sorriso.
Poi Natale è diventato la frenesia dei miei giorni da adulta. Il piacere di scegliere i regali, di incartarli, di selezionare le carte e i nastri per colore, di decidere un tema. Il calore della casa. La follia dei mercatini che amo.

Per me quest’anno Natale inizia oggi.
Addobberemo l’albero. Compreremo il panettone. Consegneremo i primi regali.
E io, per quanto possibile, voglio raccontarlo qui, il mio Natale 2016.
Giorno per giorno. O quasi. In una specie di tour fotografico tra le piccole cose belle in cui mi imbatterò in questi giorni.
Non proprio un “consigli per gli acquisti”. Ma un suggerimento per chi avesse voglia di vivere a pieno l’atmosfera del Natale.
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201 – In a world of pure immagination…

Nella Fabbrica di Willy WonkaCari amici, in occasione del terzo compleanno di B., Mr. Willy Wonka ha deciso di aprire eccezionalmente le porte della sua segretissima fabbrica di cioccolato sita in via …. a Milano. Siete perciò invitati a presentarvi alle ore 15.00 del giorno 1 Ottobre davanti al portone della fabbrica: ivi saranno elargite tavolette di cioccolata e i fortunati bambini che troveranno il biglietto dorato saranno invitati a entrare, assieme ai loro genitori, “in a world of pure imagination 🎶“. Dress code: ispiratevi liberamente al film; nel caso foste, a nostro insindacabile giudizio, troppo seriosi, sarete Oompa Loompizzati!

Quando ho ricevuto questo invito ho provato un moto di esaltazione. Primo perché adoro le feste a tema (anche quelle per bambini). Secondo perché adoro le feste a tema di ispirazione anglosassone (e cosa c’è di più anglosassone di un autore inglese – Roald Dahl – di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, che racconta con gelido umorismo inglese una storia molto British?). Terzo perché Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato è uno di quei racconti che fanno parte del mio vissuto, infilato sotto pelle come pezzetti di DNA, presente nel ricordo di infanzia da sempre.
Festa a tema: Nella Fabbrica di Willy WonkaCosì ieri pomeriggio, in una giornata calda e umida ma dai colori, finalmente, autunnali, siamo entrati nella Fabbrica di Cioccolato, non prima di esserci sciroppati, per lo meno 10 volte nell’ultimo mese, il film (quello vecchio con Gene Wilder, non il remake di Tim Burton) con Costanza la minuscola; aver recuperato una parrucca verde per oompa lumpizzarci anche noi e aver trovato un “succhia succhia che non si consuma mai” da portare alla festeggiata.
In un crescendo di esaltazione (mia) che non vedevo l’ora di vedere che cosa si fossero inventati questi amici italiani residenti a Londra per rendere speciale il compleanno della piccola B., abbiamo preso parte a quello che per me è diventato un appuntamento fisso di inizio autunno.

Il racconto è fotografico. Quasi tutte le decorazioni sono state realizzate in casa con materiale di recupero. Il buffet era, naturalmente, a tema. Così come il look dei padroni di casa (Oompa Loompa la mamma, Willy Wonka il papà) e di Little B., adorabilmente vestita come l’odiosa e viziatissima Verusca)
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174 – 17 gennaio, Sant’Antonio, il falò e l’Abbazia di Morimondo

Falò di Sant'Antonio - Morimondo

All 16.30 precise, proprio oltre le mura di cinta dell’Abbazia, gli edifici gialli ocra del complesso monastico a stagliarsi contro il cielo terso alle mie spalle, il tramonto a dipingere di rosso le guance e la campagna tutt’intorno, viene accesso il Falò di Sant’Antonio a Morimondo.

Osservo rapita i legnetti e i bancali accatastati bruciare lentamente, quasi con riluttanza, prima di lasciarsi travolgere dalle fiamme.
Il cielo è azzurro ritocco, il sole fa ancora capolino oltre la catasta. Tutto sa di antico in questo borgo che parla di medioevo e campagna, calma, lentezza.

Ci penso: non ho mai visto accendere un falò.

La mente corre ai tempi passati. Quando questo era un rito propiziatorio legato non tanto al culto di Sant’Antonio quanto all’andamento delle stagioni, alla necessità di auspicarsi un raccolto ricco dopo la semina e un nuovo anno di successi e prosperità.
Di culto in culto, di usanza in usanza. Fino a oggi. Quando la collettività non imputa all’atto nessun significato particolare se non quello di regalare un momento di svago alle famiglie annoiate nella gelida domenica di gennaio.
Ci sono bambini che corrono pericolosamente vicini alle fiamme, adulti che scattano foto pronte per essere condivise, anziani giudicanti in grado di raccontare i falò degli ultimi 30 anni.
Dietro di noi, a ridosso delle mura, vengono distribuiti vin brulé, cioccolata calda e chiacchiere. Le prime di stagione. Per esprimere il secondo desiderio dell’inverno.
Falò di Sant'Antonio - Morimondo

Guardo la catasta di legni prendere fuoco. E’ la prima volta che vedo accedere un falò. Dicono che il falò di Sant’Antonio sia di buon auspicio. Dicono.
E io sono completamente rapita da tutto quello che mi circonda: il gelo dell’inverno, il cielo azzurro tinto dalle striature rosa del tramonto, la campagna geometrica che mi circonda, le fiamme che lapillo dopo lapillo salgono al cielo, il fumo giallo dietro cui volano aeroplani lontani.
E’ il 17 gennaio. Non sono religiosa. Non mi interessa il culto dei santi. Non ho nessun dio particolare a cui votarmi se non il mio, personale e unico, compagno di lunga data, che odio e amo e che mi porto dietro da sempre.
Ma è Sant’Antonio. Io ho bisogno di dar fuoco al passato. E ingraziarmi gli dei. Per un anno migliore. Per un raccolto prospero. Per una semina fruttuosa.

E’ il 17 gennaio. E questo è il racconto (quasi interamente fotografico) di questa giornata fuori porta.
Alla scoperta della Lomellina, dell’Abbazia di Morimondo, della cucina tipica della zona e di Sant’Antonio. Il Santo che protegge gli animali e a cui è associato il fuoco, il fuoco che brucia e il fuoco che purifica. E che per me quest’anno rappresenta il simbolo a cui votarsi per effettuare il salto. Lontano dal buio. Oltre la siepe. Continua a leggere

168 – Aperitivo di Halloween. E ciao ottobre

Waiting for HalloweenHalloween. In assoluto la festa che io amo di più. Sebbene non appartenga alla mia tradizione. Sebbene non abbia mai fatto, da bambina, il giro delle case al grido Trick or Treat. Sebbene sia una festa importata che qui in Italia suona falsa e priva di senso. Sebbene non ci sia un solo motivo reale per cui dovrei amarla.
Halloween per me è New York. E’ i sogni che facevo da piccola. E’ l’immagine di una vita ideale in cui i bimbi sono felici, gli adulti si divertono, il succo d’acero è squisito e sciropposo e le foglie sugli alberi sono rosse e gialle, splendenti.
Decorazioni di HalloweenHalloween è i film che vedevo da adolescente. Le fantasie di una mente tredicenne. Che spera arrivi presto il grande amore e languidamente si immagina a osservare il mondo seduta sul davanzale di una finestra. O su una panchina di Central Park.
Halloween per me è l’idea dell’infanzia gloriosa, dell’adolescenza imbronciata, dell’età adulta serena.
Ed è la rappresentazione del mio personale mito americano. Quello che interseca perfettamente città e provincia, New York e strade infinite, grattacieli scintillanti e ville familiari, foglie sparse sul giardino e zucche appoggiate sulle scale.

Per la prima volta in vita mia quest’anno ho organizzato una festa a tema. Che avrebbe dovuto essere la festa dei bambini ed è diventato l’aperitivo dei grandi, che era nata con l’idea del giro delle case e di Dolcetto o Scherzetto e si è trasformata in un incontro di vecchi amici e amici bambini.
Ci sono moltissimi dettagli da mettere a punto. E prima o poi porterò Costanza a divertirsi con il Trick or Treat.
Ma come primo esperimento non è stato così terribile. O forse sì. Ma tale doveva essere.
Qui alcune ricette dei piatti preparati.
Per la Gallery completa, tutte le foto sulla mia pagina Facebook.
La tavola di Halloween Continua a leggere