209 – Le 10 migliori pizzerie di Milano

Le 10 migliori pizzerie di MilanoCi sono. Ci sono qui. In questo spazio che odio e amo. In questo blog che a volte vorrei cancellare definitivamente e a volte provare a lanciare seriamente.
E ci sono con questo post. Che si iscrive nel filone dei “Top 10” e rappresenta il mio personale contributo alla scena culinaria milanese.
Dopo gli hamburger e la cucina giapponese, infatti, sono mesi che provo a stilare una classifica delle migliori pizzerie cittadine. Farlo non è stato semplice perché le pizzerie in città sono tantissime e ne aprono di continuo di nuove.
Inoltre, in fatto di pizza, non tutti i gusti sono uguali. A me piace la pizza napoletana, alta ai bordi e bassa al centro, che si piega a portafoglio facendo colare olio copioso sul piatto. Generalmente ordino Margherita o Bufala. Per me, infatti, pizza significa pasta, pomodoro e mozzarella e questi sono gli ingredienti principe che rientrano nei miei criteri di valutazione.
Diffido delle pizzerie che hanno 6 pagine di menu e 100 tipi di pizza diversa. Per me è fondamentale che le classiche siano presenti e siano buone.
Sebbene la location, in generale, sia importante, in fatto di pizzerie per me conta solo il prodotto finale. In questa classifica, quindi, ci sono anche ristoranti dall’aspetto squallido, sicuramente non passati sotto le mani di un interior designer di grido ma capaci di servire una pizza da bava alla bocca.
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208 – Di Escher, degli alberi di Natale e di Madama Butterfly

Albero di Natale in piazza DuomoIl 7 dicembre ho avuto una giornata tutta per me. Non solo tutta per me perché C. la Minuscola non c’era. Ma tutta per me perché per la prima volta da mesi mi sono imposta (riuscendoci) di non lavorare, di non pensare al lavoro, di non aprire il computer.
Una giornata di sole perfetta. In cui mi sono concessa di dormire fino a tardi, in cui sono riuscita ad andare in palestra, in cui sono rimasta mezz’ora sotto la doccia, in cui ho fatto colazione con calma, in cui ho scelto cosa indossare con cura come facevo un tempo.
Una giornata luminosa, di cielo azzurro e aria frizzante senza essere gelida.
Con Milano agghindata a festa e una miriade di cose da fare.

Ho sempre amato il ponte di Sant’Ambrogio. Quando ero piccola e Natale iniziava a dicembre e non a ottobre, era il giorno in cui mia mamma tirava fuori l’albero polveroso e lo addobbava con meline rosse e lucine bianche. In cui si andavano a scegliere i giocattoli in un negozio immenso che non ricordo più quale fosse. In cui mio padre ci portava in una Paola Sarpi d’altri tempi per vedere le luci dopo aver comprato completi da uomo in una sartoria di corso Como.
Quando corso Como era considerata periferia da averne paura.
Erano giorni, quando ero piccola, di film in famiglia, cinema il pomeriggio e cioccolatini senza divieti.
Giorni in cui passavo il tempo a guardare il cielo per controllare se ci fossero nuvole rosa, segnale che ero stata brava e avrei ricevuto i regali a Natale.
Erano giorni così. Che si sono consumati durante l’adolescenza bruciando la magia dell’attesa, delle tradizioni, dei rituali.

Non ho mai smesso di amarli, però.
E di amare profondamente il 7 dicembre a Milano.
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207 – Nella bottega dello Zucchero Filato

Zucchero Filato - Viale Tunisia 5, MilanoSono giornate di nebbia che increspa i pensieri e sole che squarcia il bianco.
Nottate di risvegli improvvisi e riflessioni nel buio. Mattine di corsa e pomeriggi senza tempo.
E’ scoppiato Natale e non ho tempo di inseguirlo.
Mi manca il tempo. Mi mancano amici lontani. Sempre più distanti.
Mi mancano le cose che perdo.

E sono giornate in cui inforco la bici. E attraverso la città pedalando velocemente.
Non riesco a soffermarmi. So che potrei godere della meraviglia che nasconde.
Amo Milano a dicembre.
Amo le luci di Natale solitarie nelle notti silenziose.
Ma non è il Natale. Non è nemmeno l’attesa.
Ad affascinarmi è la profonda solitudine che le lucine accese non riescono a togliere di mezzo.
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206 – 26/11. Meno 27 giorni a Natale

Biancolatte - Via Turati 30, MilanoAmo Natale. Amo l’atmosfera natalizia. Il traffico impazzito. Le corse in centro. I negozi colorati. La folla intorno alle bancarelle. Il freddo pungente della sera. Le luci della città. I maglioni con le renne. Le lucine dell’albero accese che si vedono dalla finestra. Il verde dei pini. La neve in montagna. Il tè speziato. I biscotti al cioccolato. Il panettone a colazione. Il Calendario dell’Avvento. Il Natale degli altri su Pinterest. I regali sotto l’albero. Le carte e i nastrini. Le recite di Natale a scuola. La letterina a Babbo Natale. I viaggi invernali. I mercatini nordici. I cori dei bambini. Il profumo di arance e mandarini. Le ghirlande alle porte. Il cinema del 26. I film della vigilia.

Amo Natale. L’ho sempre amato. Lo amerò sempre.
Da piccola era l’attesa. L’attesa di qualcosa o qualcuno che sarebbe arrivato. Avrebbe bevuto il mio latte. Lasciato le sue impronte nella mia casa. Mia madre mi disegnava piccoli piedi dorati sul pavimento. E io, ottenne ingenua, correvo a vedere la loro forma abbozzata che mi interessava più ancora dei doni sotto l’albero.
Da adolescente Natale era un sogno d’amore. Un’immagine mai divenuta realtà di un regalo scambiato timidamente in un piccolo bar di legno, mani che si sfiorano e sguardi che si incrociano. La sciarpa e i cappelli di lana uscendo nella neve. Un sorriso.
Poi Natale è diventato la frenesia dei miei giorni da adulta. Il piacere di scegliere i regali, di incartarli, di selezionare le carte e i nastri per colore, di decidere un tema. Il calore della casa. La follia dei mercatini che amo.

Per me quest’anno Natale inizia oggi.
Addobberemo l’albero. Compreremo il panettone. Consegneremo i primi regali.
E io, per quanto possibile, voglio raccontarlo qui, il mio Natale 2016.
Giorno per giorno. O quasi. In una specie di tour fotografico tra le piccole cose belle in cui mi imbatterò in questi giorni.
Non proprio un “consigli per gli acquisti”. Ma un suggerimento per chi avesse voglia di vivere a pieno l’atmosfera del Natale.
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203 – The Art of the Brick

Dreams are built… one brick at a time!
Grey - The Art of the brick, SawayaSono arrivati i Lego a Milano (ed è la seconda volta, da che mi ricordo, che i mattoncini colorati occupano gli spazi della Fabbrica del Vapore di via Procaccini 4) con una delle mostre più divertenti di questo autunno caldo che io ho deciso di andare a vedere nella prima sera libera che ho avuto di questo ottobre di felicità pura.
L’esposizione – The Art of the Brick – presenta una serie di opere, tutte rigorosamente realizzate con mattoncini Lego, dell’artista newyorkese Nathan Sawaya, un avvocato con il cuore bambino, che solo a guardarlo in faccia mi suscita simpatia.
Sviluppata per aree tematiche, la mostra costruisce un percorso che traccia una serie di filoni all’interno di una produzione che davvero può essere considerata una specie di gioco, un gesto artistico di puro intrattenimento. E per questo meraviglioso.
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