223 – Di Becco di Rame e del nuovo teatro del Buratto in Maciacchini

E’ arrivato l’autunno. E’ arrivato quando ormai nessuno pensava sarebbe arrivato. Gelido e profumato di sere che iniziano presto e di tramonti ventosi che si stagliano sui palazzi.
E’ arrivato mentre pedalavo verso casa, con il freddo che penetrava attraverso la giacca abbottonata fino al collo e le mani rosse e screpolate. Gli occhi a cercare il confine tra il giorno e la notte. Costanza in immobile equilibrio sul seggiolino della bici.
Senza fretta mi ha sorpreso lungo via Imbonati, tra un negozio di kebab e la sede di qualche multinazionale sconosciuta. Mi ha seguito in via Valtellina prima e sul cavalcavia di Farini poi. Fin dentro al cortile, attaccato alla rastrelliera della bici nel cortile di ciottoli.
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222 – A Milano, il primo bar endemico al mondo

Wooding Bar - Via Garigliano 8, MilanoCi sono passata perché facilmente raggiungibile da casa e perché attratta dalle parole “endemico” “primo” “al mondo“.
Ci sono passata perché la Milano dei primati, delle novità, dell’innovazione mi affascina infinitamente.
Ci sono passata perché Wooding Bar è senz’altro un locale capace di incuriosire, con la sua idea stravagante e decisamente nuova come base per le fondamenta.

Il 3 ottobre è stato inaugurato a Milano il primo bar endemico al mondo. Non sapendo nemmeno esattamente cosa volesse dire (non “endemico”, ma “bar endemico”) ci sono passata per capire il contesto, cogliere il senso ultimo dell’idea e toccare con mano il frutto del progetto.
Risultato: qualche foto scattata in un momento ancora di grande calma e tranquillità, 4 chiacchiere con uno degli ideatori del locale, una birra giapponese bevuta in fretta prima di tornare a casa.
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221 – Crespi d’Adda: un mondo che non c’è più a due passi da Milano

Crespi d'Adda - Villaggio Crespi e OpificioAutunno. La stagione delle “cose piccole”. Di quelle che si nascondono dietro alla porta di casa. Che basta avvolgersi in un maglione di lana e raggomitolarsi sul sedile della macchina per trovare. Di quelle che è sufficiente passeggiare con la testa bassa e un tascapane enorme lungo marciapiedi noti per intravedere.
In autunno per me il mondo si chiude. Diventa minuscolo.
I grandi viaggi, le traversate, le scoperte epiche appartengono a un’altra stagione, alla gloriosa estate che mi strappa via dal presente in modo brutale.
L’autunno, invece, è un andare lento e rassicurante verso cose che sono a portata di mano. E che non per questo cessano di suscitare un fascino. Un incanto tutto loro.

Crespi d’Adda si trova a circa 45 minuti di auto da Milano. Facile da raggiungere, si visita in un pomeriggio. Salvo scegliere di pranzare in zona in uno dei tanti ristoranti/agriturismo che vi si trovano.
Sarà la prima meta della rubrica #HalFuoriPorta che inauguro ufficialmente oggi e che spero di riuscire ad aggiornare in modo costante tutti i mesi. O quasi.
Una luogo in cui desideravo andare da tempo e che è divento irrinunciabile dopo la visita alle miniere abbandonate in Cile.
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209 – Le 10 migliori pizzerie di Milano

Le 10 migliori pizzerie di MilanoCi sono. Ci sono qui. In questo spazio che odio e amo. In questo blog che a volte vorrei cancellare definitivamente e a volte provare a lanciare seriamente.
E ci sono con questo post. Che si iscrive nel filone dei “Top 10” e rappresenta il mio personale contributo alla scena culinaria milanese.
Dopo gli hamburger e la cucina giapponese, infatti, sono mesi che provo a stilare una classifica delle migliori pizzerie cittadine. Farlo non è stato semplice perché le pizzerie in città sono tantissime e ne aprono di continuo di nuove.
Inoltre, in fatto di pizza, non tutti i gusti sono uguali. A me piace la pizza napoletana, alta ai bordi e bassa al centro, che si piega a portafoglio facendo colare olio copioso sul piatto. Generalmente ordino Margherita o Bufala. Per me, infatti, pizza significa pasta, pomodoro e mozzarella e questi sono gli ingredienti principe che rientrano nei miei criteri di valutazione.
Diffido delle pizzerie che hanno 6 pagine di menu e 100 tipi di pizza diversa. Per me è fondamentale che le classiche siano presenti e siano buone.
Sebbene la location, in generale, sia importante, in fatto di pizzerie per me conta solo il prodotto finale. In questa classifica, quindi, ci sono anche ristoranti dall’aspetto squallido, sicuramente non passati sotto le mani di un interior designer di grido ma capaci di servire una pizza da bava alla bocca.
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208 – Di Escher, degli alberi di Natale e di Madama Butterfly

Albero di Natale in piazza DuomoIl 7 dicembre ho avuto una giornata tutta per me. Non solo tutta per me perché C. la Minuscola non c’era. Ma tutta per me perché per la prima volta da mesi mi sono imposta (riuscendoci) di non lavorare, di non pensare al lavoro, di non aprire il computer.
Una giornata di sole perfetta. In cui mi sono concessa di dormire fino a tardi, in cui sono riuscita ad andare in palestra, in cui sono rimasta mezz’ora sotto la doccia, in cui ho fatto colazione con calma, in cui ho scelto cosa indossare con cura come facevo un tempo.
Una giornata luminosa, di cielo azzurro e aria frizzante senza essere gelida.
Con Milano agghindata a festa e una miriade di cose da fare.

Ho sempre amato il ponte di Sant’Ambrogio. Quando ero piccola e Natale iniziava a dicembre e non a ottobre, era il giorno in cui mia mamma tirava fuori l’albero polveroso e lo addobbava con meline rosse e lucine bianche. In cui si andavano a scegliere i giocattoli in un negozio immenso che non ricordo più quale fosse. In cui mio padre ci portava in una Paola Sarpi d’altri tempi per vedere le luci dopo aver comprato completi da uomo in una sartoria di corso Como.
Quando corso Como era considerata periferia da averne paura.
Erano giorni, quando ero piccola, di film in famiglia, cinema il pomeriggio e cioccolatini senza divieti.
Giorni in cui passavo il tempo a guardare il cielo per controllare se ci fossero nuvole rosa, segnale che ero stata brava e avrei ricevuto i regali a Natale.
Erano giorni così. Che si sono consumati durante l’adolescenza bruciando la magia dell’attesa, delle tradizioni, dei rituali.

Non ho mai smesso di amarli, però.
E di amare profondamente il 7 dicembre a Milano.
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