Informazioni su hal1974

Abito a Milano dove sono nata. Mi interessano e amo 1974 cose (e qualcosina in più). 1974 è anche la mia data di nascita. Questo è il mio blog. Un blog con countdown. Scriverò 1974 post. E poi basta. Poi ci saranno altre strade. Altri percorsi. Se dovessi scrivere 10 grandi amori, in ordine di importanza, direi: il mio fidanzato, New York, viaggiare, il cinema, i libri, lo shopping, i look che ti fanno girare a guardare, le cose belle che ti riempiono il cuore, certe ricette preparate con amore.... tutto il resto. Sono così. Un po' versatile. Altri dicono banderuola. Mi esalto. Questo è un mio modus vivendi. Apro questo blog per poter parlare di New York, principalmente. Ma anche di altre cose. Quelle di cui sopra.

211 – La Scuola, bed and breakfast tra gessi e lavagne

La Scuola Guesthouse - Lusina (VI)Niente. Io non riesco più a star dietro a questo blog. Le giornate sono interminabili. Piene di cose. Infinite. Sfinenti.
Vivo. Sto vivendo tantissimo. Assorbo ogni cosa. Al lavoro. A casa. Da sola prima di dormire. Mentre viaggio. Quando pedalo trafelata da casa al lavoro. E dal lavoro a casa. Nelle notti in cui mi sveglio con l’angoscia di star perdendo tempo. Di avere ancora qualcosa da fare. O da leggere. O da finire.
Sembro chiusa a riccio. Non lo sono.
Sono affascinata. Affamata. Assetata. E al tempo stesso, serena. Tranquilla.
Alcune cose le perdo. Scivolano via. Non importa. Le recupero. O le lascio andare.
Ho imparato a fare tutto. E a lasciare andare quello che non riesco a fare.
Sono successe tantissime cose.
I weekend di marzo prima e di aprile poi si sono succeduti con una rapidità che mi ha tolto il fiato. Siamo già a maggio. E’ già quasi estate.
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210 – Kiddy Kabane: da Instagram a Verona

Kiddy Kabane - Via Scudi di Francia 5, MilanoPrima di Natale, nei giorni trafelati dello shopping compulsivo, dei regali nascosti ovunque, dei mercatini a ogni costo e dei tramonti rossi delle quattro, sono stata a Verona in giornata. Non ci tornavo da un tempo remotissimo che potrei collocare tra settembre e ottobre del 1994. Un secolo fa, una vita fa, un mondo fa.
Ricordo che indossavo un paio di Dc Martens con stringhe viola ai piedi, una giacca di velluto dal taglio militare, una borsa di stoffa e una gonna lunga che toccava terra.
Ero innamorata, emozionata, impaurita ed estremamente felice.
La felicità inconsapevole dei vent’anni.

Verona mi era sembrata stupenda.
Ricordo la luce limpida sulla città dall’alto della Torre dei Lamberti, la pizza deliziosa mangiata in uno dei ristoranti di piazza delle Erbe, le cartoline di Heyez da conservare dentro al diario. E Le Sorelle Materassi di Palazzeschi acquistato in una libreria del centro poco prima di riprendere il treno per tornare a Milano.
Il viaggio di ritorno da sola. La felicità di quella giornata d’amore.
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209 – Le 10 migliori pizzerie di Milano

Le 10 migliori pizzerie di MilanoCi sono. Ci sono qui. In questo spazio che odio e amo. In questo blog che a volte vorrei cancellare definitivamente e a volte provare a lanciare seriamente.
E ci sono con questo post. Che si iscrive nel filone dei “Top 10” e rappresenta il mio personale contributo alla scena culinaria milanese.
Dopo gli hamburger e la cucina giapponese, infatti, sono mesi che provo a stilare una classifica delle migliori pizzerie cittadine. Farlo non è stato semplice perché le pizzerie in città sono tantissime e ne aprono di continuo di nuove.
Inoltre, in fatto di pizza, non tutti i gusti sono uguali. A me piace la pizza napoletana, alta ai bordi e bassa al centro, che si piega a portafoglio facendo colare olio copioso sul piatto. Generalmente ordino Margherita o Bufala. Per me, infatti, pizza significa pasta, pomodoro e mozzarella e questi sono gli ingredienti principe che rientrano nei miei criteri di valutazione.
Diffido delle pizzerie che hanno 6 pagine di menu e 100 tipi di pizza diversa. Per me è fondamentale che le classiche siano presenti e siano buone.
Sebbene la location, in generale, sia importante, in fatto di pizzerie per me conta solo il prodotto finale. In questa classifica, quindi, ci sono anche ristoranti dall’aspetto squallido, sicuramente non passati sotto le mani di un interior designer di grido ma capaci di servire una pizza da bava alla bocca.
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208 – Di Escher, degli alberi di Natale e di Madama Butterfly

Albero di Natale in piazza DuomoIl 7 dicembre ho avuto una giornata tutta per me. Non solo tutta per me perché C. la Minuscola non c’era. Ma tutta per me perché per la prima volta da mesi mi sono imposta (riuscendoci) di non lavorare, di non pensare al lavoro, di non aprire il computer.
Una giornata di sole perfetta. In cui mi sono concessa di dormire fino a tardi, in cui sono riuscita ad andare in palestra, in cui sono rimasta mezz’ora sotto la doccia, in cui ho fatto colazione con calma, in cui ho scelto cosa indossare con cura come facevo un tempo.
Una giornata luminosa, di cielo azzurro e aria frizzante senza essere gelida.
Con Milano agghindata a festa e una miriade di cose da fare.

Ho sempre amato il ponte di Sant’Ambrogio. Quando ero piccola e Natale iniziava a dicembre e non a ottobre, era il giorno in cui mia mamma tirava fuori l’albero polveroso e lo addobbava con meline rosse e lucine bianche. In cui si andavano a scegliere i giocattoli in un negozio immenso che non ricordo più quale fosse. In cui mio padre ci portava in una Paola Sarpi d’altri tempi per vedere le luci dopo aver comprato completi da uomo in una sartoria di corso Como.
Quando corso Como era considerata periferia da averne paura.
Erano giorni, quando ero piccola, di film in famiglia, cinema il pomeriggio e cioccolatini senza divieti.
Giorni in cui passavo il tempo a guardare il cielo per controllare se ci fossero nuvole rosa, segnale che ero stata brava e avrei ricevuto i regali a Natale.
Erano giorni così. Che si sono consumati durante l’adolescenza bruciando la magia dell’attesa, delle tradizioni, dei rituali.

Non ho mai smesso di amarli, però.
E di amare profondamente il 7 dicembre a Milano.
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207 – Nella bottega dello Zucchero Filato

Zucchero Filato - Viale Tunisia 5, MilanoSono giornate di nebbia che increspa i pensieri e sole che squarcia il bianco.
Nottate di risvegli improvvisi e riflessioni nel buio. Mattine di corsa e pomeriggi senza tempo.
E’ scoppiato Natale e non ho tempo di inseguirlo.
Mi manca il tempo. Mi mancano amici lontani. Sempre più distanti.
Mi mancano le cose che perdo.

E sono giornate in cui inforco la bici. E attraverso la città pedalando velocemente.
Non riesco a soffermarmi. So che potrei godere della meraviglia che nasconde.
Amo Milano a dicembre.
Amo le luci di Natale solitarie nelle notti silenziose.
Ma non è il Natale. Non è nemmeno l’attesa.
Ad affascinarmi è la profonda solitudine che le lucine accese non riescono a togliere di mezzo.
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