Informazioni su hal1974

Abito a Milano dove sono nata. Mi interessano e amo 1974 cose (e qualcosina in più). 1974 è anche la mia data di nascita. Questo è il mio blog. Un blog con countdown. Scriverò 1974 post. E poi basta. Poi ci saranno altre strade. Altri percorsi. Se dovessi scrivere 10 grandi amori, in ordine di importanza, direi: il mio fidanzato, New York, viaggiare, il cinema, i libri, lo shopping, i look che ti fanno girare a guardare, le cose belle che ti riempiono il cuore, certe ricette preparate con amore.... tutto il resto. Sono così. Un po' versatile. Altri dicono banderuola. Mi esalto. Questo è un mio modus vivendi. Apro questo blog per poter parlare di New York, principalmente. Ma anche di altre cose. Quelle di cui sopra.

223 – Di Becco di Rame e del nuovo teatro del Buratto in Maciacchini

E’ arrivato l’autunno. E’ arrivato quando ormai nessuno pensava sarebbe arrivato. Gelido e profumato di sere che iniziano presto e di tramonti ventosi che si stagliano sui palazzi.
E’ arrivato mentre pedalavo verso casa, con il freddo che penetrava attraverso la giacca abbottonata fino al collo e le mani rosse e screpolate. Gli occhi a cercare il confine tra il giorno e la notte. Costanza in immobile equilibrio sul seggiolino della bici.
Senza fretta mi ha sorpreso lungo via Imbonati, tra un negozio di kebab e la sede di qualche multinazionale sconosciuta. Mi ha seguito in via Valtellina prima e sul cavalcavia di Farini poi. Fin dentro al cortile, attaccato alla rastrelliera della bici nel cortile di ciottoli.
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222 – A Milano, il primo bar endemico al mondo

Wooding Bar - Via Garigliano 8, MilanoCi sono passata perché facilmente raggiungibile da casa e perché attratta dalle parole “endemico” “primo” “al mondo“.
Ci sono passata perché la Milano dei primati, delle novità, dell’innovazione mi affascina infinitamente.
Ci sono passata perché Wooding Bar è senz’altro un locale capace di incuriosire, con la sua idea stravagante e decisamente nuova come base per le fondamenta.

Il 3 ottobre è stato inaugurato a Milano il primo bar endemico al mondo. Non sapendo nemmeno esattamente cosa volesse dire (non “endemico”, ma “bar endemico”) ci sono passata per capire il contesto, cogliere il senso ultimo dell’idea e toccare con mano il frutto del progetto.
Risultato: qualche foto scattata in un momento ancora di grande calma e tranquillità, 4 chiacchiere con uno degli ideatori del locale, una birra giapponese bevuta in fretta prima di tornare a casa.
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221 – Crespi d’Adda: un mondo che non c’è più a due passi da Milano

Crespi d'Adda - Villaggio Crespi e OpificioAutunno. La stagione delle “cose piccole”. Di quelle che si nascondono dietro alla porta di casa. Che basta avvolgersi in un maglione di lana e raggomitolarsi sul sedile della macchina per trovare. Di quelle che è sufficiente passeggiare con la testa bassa e un tascapane enorme lungo marciapiedi noti per intravedere.
In autunno per me il mondo si chiude. Diventa minuscolo.
I grandi viaggi, le traversate, le scoperte epiche appartengono a un’altra stagione, alla gloriosa estate che mi strappa via dal presente in modo brutale.
L’autunno, invece, è un andare lento e rassicurante verso cose che sono a portata di mano. E che non per questo cessano di suscitare un fascino. Un incanto tutto loro.

Crespi d’Adda si trova a circa 45 minuti di auto da Milano. Facile da raggiungere, si visita in un pomeriggio. Salvo scegliere di pranzare in zona in uno dei tanti ristoranti/agriturismo che vi si trovano.
Sarà la prima meta della rubrica #HalFuoriPorta che inauguro ufficialmente oggi e che spero di riuscire ad aggiornare in modo costante tutti i mesi. O quasi.
Una luogo in cui desideravo andare da tempo e che è divento irrinunciabile dopo la visita alle miniere abbandonate in Cile.
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220 – Dal deserto ai Pinguini di Humboldt

Route 5 - Da San Pedro a ValparaisoLa Panamericana che da Antofagasta viaggia verso Sud in direzione Santiago è una strada infinita, per lo più tracciata nel nulla, che dai deserti sconfinati, scende attraverso valli verdissime e si arrampica su basse scogliere e bianche distese di sabbia.

Da San Pedro a Valparaiso abbiamo fatto tre tappe:
Antofagasta, una città enorme e a prima vista non troppo accattivante che vive, soprattutto, dell’attività portuale e delle miniere del vicino deserto di Atacama;
Caldera, minuscolo porticciolo a cui approdiamo dopo aver visitato il Parque Nacional Pan de Azucar e che ci consente di sbirciare anche la ben più famosa (e graziosa) Bahia Iglesia;
e Punta Chorro, luogo incantevole raggiungibile dopo un’ora di strada sterrata in mezzo a cactus, fiori gialli, volpi e asini al pascolo, che ci serve come base di partenza per l’escursione alla Reserva Nacional Pingüino de Humboldt.

Lungo la strada – più o meno 1600 chilometri di curve, sterrati, deviazioni, buche, cani sciolti, ambulanti, villaggi, baracche, altarini, veicoli abbandonati, distributori (pochi), bagni mobili, operai, cantieri, montagne, colline, altipiani, uliveti, mare, montagna, salite, discese… – il Cile, nella sua incredibile e splendente bellezza. Nella sua decadenza. Nella sua povertà. Nella sua varietà. Nel suo essere un Paese lunghissimo e strettissimo, dove tra il punto più a Ovest e quello più a Est possono esserci anche 5000 metri di dislivello in pochi chilometri.
Abbiamo visto tutto questo e introiettato tutto questo in 4 giorni intensi di viaggio.
Route 5 - Da San Pedro a Valparaiso

Di seguito i “punti di interessi”. I posti in cui ci siamo fermati a fare foto. Tenendo presente, però, che il viaggio vero è stato questo “attraversare”, l'”andare avanti”, lo “stare sulla strada”.
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219 – San Pedro de Atacama: le strade più battute e quelle inesplorate

San Pedro de AtacamaA San Pedro de Atacama, 5000 anime che vivono in graziose casette di Adobe a 2407 metri sul livello del mare, si respira un’atmosfera internazionale, vagamente freak con qualche punta new age.
Nelle poche vie che la attraversano si susseguono alberghi e hostal di tendenza, ristoranti e locali che non sfigurerebbero a New York o Londra, agenzie di viaggio, negozi di souvenir, banche. Per le strade polverose scaldate dal sole del deserto e illuminate dalle stelle delle notti limpide, passeggia una folla colorata, variegata, sporca e affascinante.
Tutti gli alternativi del continente (forse non solo quello sudamericano) si danno appuntamento qui.
Vengono per perdersi nei deserti misteriosi, per guardare il cielo, per praticare sand boarding, per sentirsi diversi.

A San Pedro de Atacama, cielo color cobalto, stelle come lucine di Natale, sole che brucia sulla pelle e profuma di abbronzatura, polvere tra i capelli, ci siamo fermati 4 giorni. 4 giorni intensi di tour, escursioni, chilometri macinati su strade asfaltate e non (tante non), vino rosso, grigliate di carne, purè di patate.
Superato lo stupore iniziale della folla per strada, della confusione, delle macchine parcheggiate ovunque, dei ristoranti pieni zeppi, a San Pedro de Atacama ho lasciato un pezzettino di cuore. Quello che ama i contrasti accesi delle cose, il vento che penetra nelle ossa, il cielo trasparente e la luna sempre visibile.

A San Pedro de Atacama ci si può fermare due giorni o dieci. Non si riuscirà mai, davvero, a vedere tutto.
Di seguito l’elenco delle cose che ho visto io. Per ciascuna località ho aggiunto delle stellette a indicare la mia personale classifica delle escursioni che meritano assolutamente e di quelle che, invece, si possono tranquillamente evitare.
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