215 – Tuvieron suerte!

AricaAd Arica il cielo è azzurro. C’è vento e il sole caldo. Scotta sui jeans scuri e la giacca nera. L’aeroporto sorge in mezzo al nulla. Un nulla vero di sabbia bianca e oceano.
Qui sbarcano famiglie con bambini al loro primo volo, turisti (pochi) in visita ai deserti del Nord e surfisti biondi con tavole enormi al posto della valigia.
Parlano spagnolo. Sono locali. O comunque sudamericani. Ma potrebbero essere californiani. O australiani. Per il look, il modo di fare e il cipiglio.
Penso all’infinita costa pacifica. Accomunata, da Nord a Sud in tutte le Americhe, da un solo obiettivo: cavalcare l’onda perfetta. Basta così poco per unire il mondo.

Oggi siamo diretti a
Putre. Si trova a 129 chilometri a est di Arica. In 129 chilometri si passa da 0 a 3600 metri sopra il livello del mare.È inevitabile che tutti qui sappiano cos’è il mal di montagna, che da queste parti si chiama “puno” (o qualcosa del genere), e come vada affrontato.Noi non ci pensiamo. Io, per lo meno, cerco di non pensarci. Bevo litri d’acqua e mi lascio assorbire dal paesaggio che ho intorno.Con la nostra macchina noleggiata all’aeroporto di Arica ci arrampichiamo pian piano su per l’altipiano lungo la Route 11 che porta in Bolivia.

Route 11 - Da Arica verso Putre

In meno di mezz’ora ci ritroviamo a 1000 metri. E poi sempre più su. In un paesaggio prima accecante di beige sabbia e poi sempre più lunare.
Talmente silenzioso, immobile e vuoto da togliere il fiato. Anche più del mal di montagna.
Sono affascinata. Continuo a scattare foto. Ma nessuna di queste rende davvero il senso di quello che sto vedendo. E pensando.

SocoromaGuidiamo per circa un’ora finché decidiamo di fare una sosta a Socoroma, un minuscolo villaggio aymara sperduto in mezzo al nulla della Cordigliera, patrimonio dell’Unesco.
Un ragazzo gentile incontrato nell’unica piazza del paese ci spiega che qui abitano 40 persone, tutti sopra i 50 anni (mayores, mi dice, facendo cenno ad alcune vecchine sedute di fronte alla minuscola chiesetta). Ci sono anche due bambini che frequentano la scuola locale. Ma sono gli unici giovani del villaggio.
Socoroma - Chiesa del XIX secoloMentre parliamo un gruppo di donne locali imbandisce una tavola in legno con ogni ben di Dio.
Il ragazzo gentile ci spiega che proprio in quel momento la televisione cilena sta girando un documentario sul paese che fa parte di un ciclo più ampio dedicato a “los pueblos mas tipicos del Chile”. Ci invita a fermarci. Al termine delle riprese (durante le quali una ragazza carina intervista la gente del posto, visita la chiesa e assaggia i piatti tipici della zona) abbiamo accesso al banchetto.
Socoroma - Prodotti tipici
È una fortuna inaspettata. Non solo abbiamo l’occasione di conoscere meglio la storia e le tradizioni del posto (in questo paese di 40 anime c’è una festa ogni due settimane. Durante queste feste si prega, si canta, si balla, si mangia… Tutto gratis. Da qui passa il cammino inca che arriva fino all’Ecuador), ma possiamo assaggiare i piatti tradizionali cucinati in casa dalle donne del posto.

Chancho a la socoromeñaC’è di tutto: focaccine dure all’origano, una salsa piccante a base di pomodori e rocoto da accompagnare a squisite frittelle di farina di mais, spiedini di pollo fritto, chicchi di mais saltati che non hanno nulla da invidiare ai nostrani popcorn, dolcetti a base di marmellata di tumbo, un frutto tipico di questa parte della cordigliera da cui si ricava anche un ottimo liquore – il tumbo sour – a 12°. Il re della tavola, però, è il chancho a la socoromeña, un piatto unico a base di pollo marinato con hierba buena e origano, riso bianco e patate. Muy rico. Come dicono qui.
Ci fermiamo qui per quasi tutto il pomeriggio. Quando decidiamo di andarcene, dopo aver assaggiato di tutto e aver chiacchierato con tutti, il sole sta per tramontare.

A Putre mancano una ventina di chilometri. Li percorriamo in fretta. Ci fermiamo a dare un passaggio a un operaio di Arica che ci spiega che qui per prevenire il mal di montagna si beve il matecito de chachacoma. Secondo lui è meglio del mate de coca e non ha effetti collaterali.
Ok. Siamo a Putre. 3600 metri sopra il livello del mare.
Arriviamo che è buio. Nel nostro albergo la luce va e viene. Non c’è acqua calda e fa decisamente freddo.
Ci infiliamo sotto le coperte. Aspettiamo il puno, sperando di non incontrarlo.
Mentre scrivo questo post, che pubblicherò non appena riuscirò ad accedere a una connessione internet, Gae e Costanza dormono.

Domani ci attende il Parque Nacional de Lauca, con i suoi laghi vulcanici a 4900 metri, i fenicotteri e le vigogne. Penso al cielo blu di oggi e non vedo l’ora che sia domani.
Quella che doveva essere solo una giornata di spostamento, si è rivelata una fantastica occasione per conoscere persone del posto, parlare con loro, ascoltare il loro punto di vista, assaggiare i loro piatti.
Socomora - Gente del posto

Mi ricorderò per sempre di Socomoro, il villaggio di 40 persone sperso nel nulla della Cordigliera andina.
Tuvieron suerte, ci ha detto una vecchina del posto quando ci siamo salutati.
Si. Abbiamo avuto fortuna. Quella fortuna sfacciata che solo quando viaggi senza troppe catene ti capita di avere.
Sono esaltatissima.
Non vedo l’ora che sia domani.

4 thoughts on “215 – Tuvieron suerte!

    • Ciao. Si. È una terra magica. E non ancora troppo battuta. Per quello che ho visto finora.
      Ho visto che hai un blog di viaggi e ami Barcellona. È stato il mio primo amore. Poi l’ho superata. Ma è durato anni. Ti seguirò anche io.
      A presto

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      • Ciao, sì Barcellona per me è ancora una città che amo visitare ogni tanto, anche perché ho amici che ci vivono quindi ne approfitto! Grazie di essere passata dal mio blog e a presto!

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  1. Pingback: 216 – Del lago a 4600 metri, delle popolazioni aymara e di noi | Alessia1974Cose

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