190 – La Montmartre degli Impressionisti

MontmartreNel secondo giorno della mia inaspettata visita parigina, siamo stati a Montmartre, un quartiere che ho amato molto in passato per la sua storia d’arte e trasgressione, ma che ho sempre percepito come troppo finto, turistico, costruito per rispondere ad aspettative precise. Come le tovaglie a quadretti rossi nei ristoranti di Trastevere.
Così, stavolta come sempre, la sensazione è stata di amore e odio, fascino e fastidio.

Nonostante questo, se qualcuno mi chiedesse un posto da visitare assolutamente a Parigi, risponderei senza dubbio Montmartre. Perché in questi vicoli stretti arroccati sulla collina più alta della città, tra queste case antiche, si sono consumate alcune delle più belle e produttive esperienze artistiche del mondo e qui hanno visto la luce alcuni dei quadri che maggiormente hanno influenzato e plasmato la storia dell’arte.

Durante questa visita guidata del quartiere, ho avuto la fortuna di accedere a zone normalmente chiuse al pubblico e che, naturalmente, in passato non avevo avuto modo di visitare, e di poter completare il quadro della mia conoscenza del periodo con curiosi aneddoti e interessanti dettagli.
Sebbene, dunque, sia epidermicamente contraria alle visite guidate, qui consiglio vivamente il supporto di una guida. Da inondare di domande come ho fatto io con la mia.
La maggior parte dei tour guidati, parte dalla Basilica del Sacro Cuore, la chiesa bianca che dall’alto domina Parigi, uno dei simboli più noti della città. A me questa enorme cattedrale moderna (la prima pietra fu posata nel 1875 e l’inaugurazione avvenne nel 1919) non piace e non mi dilungherò oltre. Interessante, però, sapere che il colore della sua facciata è dovuto all’utilizzo di una particolare pietra che si lava letteralmente con la pioggia conferendole il candore abbagliante nelle giornate di sole che la caratterizza.
Basilica del Sacro Cuore, Montmartre - ParigiPlace du Tertre, Montmartre - ParisPlace du Tertre conosciuta anche come la “Piazzetta degli Artisti” è probabilmente uno dei posti più turistici al mondo. Qui artisti o supposti tali si radunano in massa nel tentativo di spennare al turista credulone qualche decina di euro con ritratti e paesaggi più o meno discutibili. E’ sicuramente un posto, a modo suo, affascinante. Sarebbe, però, meraviglioso se non fosse invasa da centinaia di cavalletti, bancarelle, turisti, gruppi, pullman, scolaresche, borseggiatori… Una folla di gente che non rende merito alla bellezza e al valore culturale e storico del luogo.
Al numero 6 della piazza si trova il ristorante La Mère Catherine, uno dei tanti carissimi e super turistici che si trovano in zona. Questo, però, ha una particolarità: non solo, infatti, è il ristorante più antico di Parigi aperto nel 1793 in pieno periodo rivoluzionario, ma è anche il ristorante in cui è nata la parola “bistrot“, dalla deformazione della parola bistroquet utilizzata per identificare i commercianti di vino o i vignaioli.

Al numero 2 di Rue de l’Abreuvoir, proprio sull’angolo, si trova una piccola casa tutta rosa. A Parigi è conosciuta come la Maison Rose ed è diventata famosa per essere stata ritratta da diversi artisti. Tra questi, Marcel Utrillo, il geniale figlio di Suzanne Valadon, che a Montmartre visse per tutta la vita e che di Montmartre fu uno dei principali “narratori”.
La Maison Rose a Montmartre fu uno dei suo primi quadri e in assoluto il primo a essere venduto.
L’artista, squinternato quanto basta per poter resistere a lungo nel povero quartiere di folli e sgretolati che un tempo fu Montmartre (la leggenda narra che Suzanne Valadon per calmarlo nei primi mesi di vita lo appendesse con una specie di culla alla finestra non prima, però, di averlo sedato con dell'”ottimo vino rosso” locale) fu l’ultimo ad abbandonare la zona nel 1955 quando morì, lasciandola in mano agli affaristi senza scrupolo che l’hanno trasformato in uno dei quartieri più cari e turistici di Parigi.
La Maison Rose, Montmartre - ParigiProseguendo lungo Rue des Saules si arriva alle Vigne di Montmartre, normalmente chiuse al pubblico. Le vigne furono piantate nel 1933 dagli abitanti del posto per difendere il quartiere dal processo di cementificazione che lo stava trasformando.
In realtà, Montmartre era sempre stata una “zona vinicola”. Nei secoli passati, infatti, erano le badesse che abitavano nel quartiere a portare avanti la tradizione.
Intorno alle vigne di Montmartre esistono diversi aneddoti e numerose storielle. Sembra, infatti, che quando le vigne furono piantate, gli abitanti pretendessero di poter vendemmiare nello stesso anno, cosa impossibile dal momento che ci vogliono almeno tre anni prima che la vigna dia i suoi frutti.
La prima vendemmia, dunque, fu fatta con uva comprata al Mercato de Les Halles e attaccate ai rami con fili di ferro.
Attualmente, il vigneto di Montmartre produce circa 1500 bottiglie l’anno di pessimo vino (il vino è talmente cattivo che per migliorarne il sapore è stato trasformato da rosso in rosé). Ogni bottiglia, conservata nelle cantine del Municipio, viene venduta a 50€. Il prezzo è, naturalmente, gonfiato soprattutto data la qualità del prodotto. Tutto il ricavato, però, viene devoluto in beneficenza e impiegato per opere sociali destinate al XVIII arrondissement di Parigi.
In occasione della vendemmia, una festa della durata 3 giorni che si svolge la seconda domenica di ottobre, la zona è invasa da quasi 600mila persone, tra visitatori, turisti, confraternite gastronomiche, figuranti che prendono parte alla sfilata in costumi d’epoca…
Le vigne di Montmartre - ParigiPere Frédré e l'asino Lolo al Museo di Montmartre - ParigiDalla Vigna di Montmartre si vedono il Museo di Montmartre, che racconta la storia della città attraverso fotografie, testimonianze, reperti (è qui che è conservata la nota foto di Pere Frédé e del suo Asino Lolo divenuto famoso per aver partecipato con uno suo quadro dipinto con la coda al Salon des Indipendents del 1910), e il Lapin Agile, lo storico locale che ha visto tra i suoi abituali frequentatori personaggi del calibro di Picasso, Utrillo, Modigliani, Max Jacob, Apollinaire
Anche la storia del Le Lapin Agile è piuttosto divertente. Il nome di questo piccolo caffè chantant, infatti, deriva dal coniglio rappresentato sulla sua insegna, una sorta di icona ante litteram. L’insegna era stata dipinta dal caricaturista André Gill e il locale era stato inizialmente chiamato Le Lapin à GIl (ossia, Il coniglio di GIll). Col tempo, però, giocando con le parole e l’immagine rappresentata sull’insegna, si era presa l’abitudine di chiamarlo Le Lapin Agile (Il Coniglio agile) e tale è ancora il suo nome.
Le Lapin Agile, Montmartre - ParigiBusto di Dalida, Montmartre - ParigiProseguendo nel giro si incontra il busto di Dalida (nome d’arte di Iolanda Cristina Gigliotti) che fu una delle protagoniste della vita di Montmartre dove visse ed è tuttora sepolta (pare che toccare il seno del busto sia di buon auspicio).
Qualche decina di metro e si arriva a un vero e proprio simbolo del quartiere: Il Moulin de la Galette, divenuto famoso grazie al quadro dipinto qui da Renoir e che testimonia come questa fosse stata, un tempo, zona di mulini (3 in tutto sono attualmente i mulini presenti a Parigi: due si trovano a Montmartre e uno, il Moulin Rouge, a Pigalle, poco più in basso).
Il Moulin de la Galette, oggi un ristorante, deve il suo nome alla Gallette, termine con il quale una volta veniva indicato il vino della zona di Parigi.
Moulin-GaletteAl termine del tour ci siamo fermati a mangiare a Le Bonne Franquette, un altro locale storico perché nel suo cortile è presente l’albero dipinto da Van Gogh nel suo periodo parigino. Il ristorante è buono e la proposta del menu interessante. Attualmente, però, deve forse la sua fama soprattutto al fatto che qui si ha la possibilità di provare l’assenzio per sognare di rivivere le esperienze vissute dai poeti maledetti (Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé…) che fecero di questo alcolico un compagno di vita e ispirazione.
Le Bonne Franquette, Montmartre - Parigi

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