181 – Hello Kitty, Candy Candy, Louis Vuitton e le nipposuggestioni

Tomoko Nagao - Hokusai-The Great Wave of Kanagawa with mc, cupnoodle, kewpie, kikkoman and kitty, 2012Ci sono cresciuta io. Mangiando pane, Nutella e cultura pop. Sono stati tempi dorati. Quelli della mia infanzia. Anni in cui le mamme non avevano nulla contro Hello Kitty, My Melody e i pomeriggi a guardare Candy Candy e a sognare principi mancati e baci sfiorati. Da mamma non riesco a essere altrettanto scanzonata e leggera. E se mia figlia si inchioda per ore davanti a un tablet o alla TV provo un sottile, per quanto soffocato, senso di colpa.
Ai miei tempi era diverso.
Il cibo confezionato era considerato progresso. Le merendine si compravano perché contenevano + latte e – cacao. E c’erano delle sorprese stupende che i bambini collezionavano. Gli slogan erano linfa culturale e li chiamavamo slogan. Non claim o payoff. La pubblicità era pubblicità. Non advertising. E lo storytelling era pratica quotidiana. Non teoria.

Ci sono cresciuta io, mangiando cultura pop a badilate.
Come poteva l’arte pop lasciarmi indifferente? Come avrei potuto non provare un brivido sottile di fronte a una scatola di zuppa Campbell rivenduta a migliaia di dollari per decorare pareti di musei internazionali o abitazioni di annoiati miliardari?
Tomoko Nagao - Young sick Bacchus with still life, 2015Come posso rimanere insensibile di fronte a un giovane Bacco con la faccia di Hello Kitty, circondato da barattoli di Nutella, teste di Mazinga, PSP marchiate Sony, nell’atto di infilare le dita in plasticosi noodles confezionati di fronte a uno schermo rigorosamente MAC acceso sulla pagina iniziale di Google aperta con Chrome?
Solo a scrivere tutto quello che c’è dentro provo un piacere intimo, un sorriso che parte da dentro, un vortice interiore.
Solo a pensare che il mondo raccontato dall’artista e il mio sono stati segnati dagli stessi simboli, in cui ci riconosciamo anche nella contestazione. Che ci appartengono anche quando proviamo a prenderne le distanze.
E’ la globalizzazione odiata. Che ci accomuna nella distanza. Tra noi e da lei.

Sono una pop girl che crede nel potere del logo.
L’arte pop non può che appartenermi intimamente, più di qualunque altra corrente artistica.

Per questo la mostra inaugurata il 10 marzo alla Galleria Deodato Arte di via Pisacane 36 non poteva che restituirmi il buon umore, ridarmi l’energia per affrontare con calma ogni cosa, sapendo che ci saranno sempre artisti capaci di emozionarmi. E che in fondo c’è sempre una scappatoia per le proprie paure: l’immaginario dell’infanzia.
Si intitola Japan Pop – Edo Pop e Nipposuggestioni. E’ aperta al pubblico fino al 31 marzo e vale assolutamente una visita, soprattutto per chi, come me, non ha mai smesso di identificarsi in Candy Candy.

Gli artisti esposti, a quanto pare, sono delle vere star nello loro rispettive correnti.
Tomoko Nagao, praticamente mia coetanea, la più importante esponente della MicroPop Art e del SuperFlat (non so nemmeno di cosa stiamo parlando e non fingo una cultura che non possiedo. Il mondo che rappresenta, però, mi appartiene aldilà della mia ignoranza artistica). E’ suo il Giovane Bacco malato con natura morta di cui sopra. Suo lo splendido dipinto di Biancaneve con pistola e borsa di Louis Vuitton. Sua la reinterpretazione della famosa onda di Hokusai, già icona pop di suo.

Hitomi Maehashi - Lesson, 2013Hitomi Maehashi, classe ’89, una bambina che con una tecnica particolarissima chiamata pittura digitale su fotografia, restituisce un universo meraviglioso di soggetti, prettamente femminili, che ricordano le bambole di porcellana, i cartoni animati, le Blythe dei desideri. Quelli con cui sono cresciuta, con queste ragazze perfette, dagli occhi grandi e fissi.

Hikari Shimoda che trae ispirazione dal mondo dei Manga e delle Anime, ricollegandosi allo stile chiamato irasuto che in Giappone indica le illustrazioni.

Hirouuky Takahashi - Sailor girl against monsterHiroyuki Takahashi, principale rappresentante del Mood Shojo, il mondo delle ragazze, soggetti femminili decisamente cyber che richiama l’universo delle cos-girl che ho amato nel mio viaggio a Tokyo.

Non sono una critica d’arte. Non ho i riferimenti culturali per approfondire l’argomento.
Ma ho la sensibilità e la predisposizione per sentirla intimamente questa mostra. Più di tantissime altre. Di cui magari conosco meglio il background. Ma che non mi toccano corde estetiche così profonde.

Japan Pop – EdoPop e nipposuggestioni
A cura di Christian Gangitano
Fino al 31 marzo. Dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00

Deodato Arte
Via Pisacane 36
www.deodato.com

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