175 – La Ravioleria di Paolo Sarpi

La Ravioleria Sarpi - Via Paolo Sarpi 27Ho deciso che un pezzettino per volta Paolo Sarpi la voglio raccontare. Questa strada che a me ricorda uno shopping di Natale antico, di domeniche pomeriggio di dicembre qui con mio padre e mia madre, senza avere la minima idea di dove mi trovassi e di quello che sarebbe stato, di questa via e di questa zona, da lì a una decina di anni dopo.

E d’altro canto, Paolo Sarpi è cambiata così tante volte che è difficile connotarla. E anche raccontarla. E’ difficile ricordarla com’era, un lungo senso unico trafficato, con le fermate della 43 e della 57 a complicarne la viabilità, la libreria Feltrinelli più o meno dalle parti di via Bramante e una minuscola gelateria all’angolo con piazzale Baiamonti che ora ha un nome pretenzioso, un gelato squisito e personale per metà italiano e per metà cinese.

Paolo Sarpi ho voglia di raccontarla, un pezzettino per volta, perché è stata una delle principali ragioni che mi ha spinto, ormai più di 10 anni fa, a cercare casa dove l’ho cercata. E dove vivo. In un posto a metà tra qui e il resto del mondo. A ridosso di quella che è universalmente conosciuta come l’arteria centrale della Chinatown milanese, nulla a che vedere con le Chinatown di New York o San Francisco, ma comunque Chinatown, un quartiere così ben caratterizzato e definito che o lo si ama o lo si odia. O ci si vuole stare. O si preferisce scappare. In fuga dai carrellini che caricano e scaricano merce all’ingrosso, dall’odore che arriva dai cortili dei vecchi palazzi e dal retro dei ristoranti, dai negozi squallidi per grossisti con le luci al neon e gli scaffali bianco-sporco, da una presenza umana diversa, di adolescenti in zeppe e minigonne, bambine in gonna di tulle, uomini che sputano e spintonano senza chiedere scusa e donne dallo sguardo arrabbiato.

Io in Paolo Sarpi ho deciso di rimanere. E nei miei dieci anni qui l’ho vista cambiare, peggiorare e migliorare. Perdere completamente la sua italianità e riconquistarla. Essere nulla e diventare punto di riferimento. Non per la Comunità Cinese o per i residenti. Ma per tutta Milano. Perché in Paolo Sarpi succedono cose. E la gente è curiosa di vedere cosa succede.
La Ravioleria Sarpi - Via Paolo Sarpi 27La Ravioleria Sarpi ha aperto da qualche settimana al numero 27, proprio accanto alla storica Macelleria Sirtori con l’insegna rossa che qui è un pezzo d’antiquariato.
Piccola, poco più di una vetrina con cucina a vista affacciata su strada, nasce dall’incontro e dallo scambio della cultura italiana che in questo progetto fornisce carne, farina e materie prime, con la tradizione dello street food cinese.
Niente tavoli, niente orpelli, niente lanterne, niente gattini che salutano. Solo i pacchi di Farina Mulino Sobrino utilizzata per le preparazioni come elementi decorativi.La Ravioleria Sarpi - Via Paolo Sarpi 27

Il menu comprende pochi piatti, ma la coda di fronte alla cassa la dice lunga sulla loro bontà.
Ci sono i dumpling, che qui si chiamano ravioli, preparati sul momento e venduti cotti o crudi. Si può scegliere tra manzo e porri o maiale e verza. La confezione da 8 costa 4,50€. Già cotti, in confezione da 4, costano 2,50€. Il tempo di attesa è quello della cottura: 7 minuti. Da leccarsi i baffi fino a dietro alle orecchie.
C’è, poi, la crêpe, una specie di frittellone ripieno, fatta con farina bianca bio 0 e farina integrale e farcita con un misto di carne di manzo piemontese e di maiale, porro, uovo e coriandolo. Preparata sul momento, servita calda con salsa piccante o meno, avvolta e ripiegata a parallelepipedo. 4,50€ di pura goduria, da mangiare sul posto, gustandone sapore e qualità.
C’è, poi, la tempura mista, gamberi e verdure, venduta a 4€ al cartoccio.La Ravioleria Sarpi - Via Paolo Sarpi 27

Tutto qui. Non c’è altro. Tre tipologie di piatto, una signora italiana che serve i ravioli, chef cinesi che li preparano, una bancone.
E un’idea geniale alle spalle.
Quella di unire anziché dividere, quella di contaminare anziché purificare, quella di innestare anziché estirpare.
L’essenza di Paolo Sarpi. E di quella che dovrebbe essere l’intercultura. L’accoglienza. Lo sfruttamento.
Sfruttare le capacità altrui, farle lavorare con le proprie, pensare a un business, proporlo, avere successo.
Non sembra difficile. Non occorre chissà cosa: un piatto di ravioli di maiale, un frittellone di manzo e verdure, una birretta da sorseggiare sulla panchina.
Tutto qui.

La ravioleria Sarpi
Via Polo Sarpi 27
Tel. 331-8870596

Sempre in Paolo Sarpi, leggete anche la storia di oTTo, che dai tempi di questo post di strada ne ha fatta a chilometri. Ma che è un altro esempio di quello che sta accadendo da queste parti.

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