171 – Budapest: indirizzi in tasca

Prima sera di questo lunghissimo ponte. L’ultimo ponte, direi.
Poi non ne avrò più bisogno.
Quattro giorni tutti per me, per noi, e un programma fittissimo di cose da fare, posti in cui andare, amici da incontrare. In mezzo, voglia di biscotti alla cannella, tisane calde, tazze fumanti. In mezzo il freddo gelido che penetra nelle ossa al mattino. la luce fumosa sotto ai lampioni nel tardo pomeriggio, Ie lucine dell’albero dietro alla finestra quando torno a casa la sera.

Prima di entrare in tutto questo, concludo il mio viaggio a Budapest con l’elenco di indirizzi che avevo promesso nel post precedente.
Da domani mi tufferò nel grande vortice “dicembre”. Lasciando che la spinta sospenda il tempo, le risorse e le paure. Fino al momento del salto vero. Dentro la mia nuova vita.

UNA COLAZIONE UNGHERESE. UNA COLAZIONE KASHER
Fröhlich Kóser Cukrászda - BudapestDella nostra prima colazione ungherese (salumi, formaggi, pane locale e dolci tipici del posto) al Farmer Market del Szimpla Kert ho parlato qui e non torno a dilungarmi.
Il secondo giorno, invece, abbiamo optato per una pasticceria kasher situata nel cuore di quello che un tempo fu il ghetto ebraico: Fröhlich Kóser Cukrászda.
Non è una pasticceria particolarmente bella o accogliente. Anzi, nel complesso risulta piuttosto anonima e trasandata. Pare, però, essere una delle più antiche della zona e quella più indicata per assaggiare ottimi dolci della tradizione ebraica (noi abbiamo optato per un rollo ripieno di cioccolato e una torta di mele e chiodi di garofano decisamente deliziosa).
Qui è anche possibile gustare il kürtőskalács, il tipico dolce ungherese infilzato in una specie di spiedo e cotto sulla brace o piccoli fornelletti che qui è considerato quasi uno street food e venduto per strada in piccoli baracchini disseminati per la città.
Fröhlich Kóser Cukrászda
Dob U. 22 – Budapest
Fröhlich Kóser Cukrászda - Budapest

SORSEGGIANDO UNA BIRRA IN UN RUIN PUB
Szimpla Kert - Budapest
I ruin pub sono a Budapest una vera attrattiva. Sono tutti concentrati nella zona del quartiere ebraico e sebbene ce ne siano alcuni più noti di altri – il Szimpla Kert, per esempio, di cui ho già ampiamente parlato – è sufficiente perdersi nelle vie strette del ghetto per rintracciare quello che maggiormente si confà ai propri gusti.
Durante il giorno e in orario aperitivo sono luoghi tranquilli, in cui sostare a bere e a chiacchierare, fumare e rilassarsi lasciando che il giorno diventi sera e la sera notte. Dopo cena, invece, vengono letteralmente presi d’assalto da giovani e giovanissimi che qui decidono di trascorrere la serata e si trasformano in qualcosa che ricorda vagamente i nostrani centri sociali di una volta, posti come il Bulk, Conchetta, lo stesso Leo, il centro sociale Vittoria.
Nonostante l’aria decadente che li caratterizza, i ruin pub sono relativamente recenti. I primi sono sorti agli inizi del nuovo millennio per idea di alcuni imprenditori illuminati che occuparono edifici decadenti e abbandonati per trasformarli in bar temporanei, spesso estivi (quasi tutti i ruin pub, infatti, sono dotati di giardino o cortile interno che li caratterizza ulteriormente). Col tempo, però, sono diventati veri punti di interesse per la città divenendo, col tempo, addirittura attrazioni turistiche.
Naturalmente, in posti simili, io mi sono sentita immediatamente a mio agio e avrei passato ore a fotografare dettagli, elementi kitch, pezzi di modernariato, opere d’arte improvvisate. Non ho avuto tempo e sono riuscita a visitarne solo due o tre. Ma consiglio, davvero, di provare a esplorarne il più possibile, fermandosi in ciascuno per una birra, un bicchiere di vino o una delle grappe locali che qui vanno tanto di moda.
Tra quelli che ho visto segnalo:
– Szimpla Kert, in Kazincczy Utca 14, il più grande e famoso che ospita, tra le altre attività, anche il Farmer Market domenicale;
Ellàtò Kert, in Kazincczy Utca 48, caratterizzato dalla presenze di diverse sale e salette, di un biliardo, un tavolo da ping pong e un’ottima birra locale.
Szimpla Kert - Budapest Ellàtò Kert - Budapest DUE RISTORANTI PER LA CENA. ANZI TRE
E’ stata sufficiente la prima passeggiata di ricognizione nel quartiere ebraico e nella zona di Erzsébetvàros  per capire che non avremmo avuto problema alcuno a trovare un ristorante in cui cenare. Oltre alla cucina ungherese, qui è possibile assaggiare l’originale cucina ebraica dell’Europa dell’Est, la cucina rumena e della Transilvania, la cucina decisamente sconosciuta dei Balcani e, naturalmente, le onnipresenti cucine orientali.
Ristoranti, bistrot, tavole calde – tutti arredati in modo tale da risultare immediatamente attraenti – si susseguono gli uni alle altre rendendo difficile la scelta. Anche perché la sensazione generale leggendo i menu e sbirciando all’interno dalle vetrine è che la qualità sia mediamente alta.
Delle nostre tre cene da queste parti e, quindi, dei tre locali che abbiamo avuto modo di provare, io mi sento di consigliarne due.
Pesti Disznó Bisztró - BudapestIl primo – Pesti Disznó Bisztró – si trova in una traversa di Andràssy Ut., a poca distanza dall’Opera di Budapest. Aperto tutte le sere fino a tardi, è un locale eclettico, caldo e accogliente, dove è possibile sorseggiare dell’ottimo vino locale (la cantina è ben fornita e la qualità eccellente) e provare alcuni piatti della tradizione ungherese. Qui io ho assaggiato il mio primo goulash, rosso, rovente e al profumo di paprika, e un delizioso petto d’oca con prugne secche accompagnato da cavolo rosso caramellato e mele al burro. Il tutto assolutamente delizioso.
Pesti Disznó Bisztró
Nagymezò ut. 19 – Budapest
Domenica-mercoledì dalle 11.00 alle 24.00 . Giovedì-Sabato dalle 11.00 alla 1.00
Pesti Disznó Bisztró - Budapest

Kőleves - BudapestIl secondo, invece, si trova nel centro dell’antico ghetto ebraico e ci siamo entrati, in realtà, più per il locale che per il menu esposto (la scelta qui è davvero ardua. I ristoranti sembrano tutti molto buoni e i prezzi, salvo qualche rara eccezione, sono simili ovunque).
Alla fine la scelta è risultata ottima perché questo è stato senza dubbio il miglior pasto consumato a Budapest.
Kőleves, che tradotto significa “zuppa di pietra”, sala enorme, parquet, arredamento minimal e un milione di dettagli di fotografare, è una specie di istituzione. Oltre ai piatti tipici della cucina ungherese e di quella ebraica, il menu comprende anche numerosi piatti vegani e piatti per la colazione. Anche in questo caso la cucina chiude tardi e il ristorante tende a riempirsi intorno alle nove di sera.
Qui ho mangiato delle ottime polpette di agnello accompagnate a una salsa allo yogurt e chili da leccarsi i baffi (e la ciotola) e un arrosto di agnello con funghi e torta di patate squisito. Anche qui, ottima la scelta del vino, rosso, fermo, corposo. Naturalmente, di un’etichetta locale (Loliense).
Kőleves
Kazinczy Utca 41 – Budapest
Lunedì – Venerdì dalle 8.00 alle 24.00; sabato e domenica dalle 9.00 alle 24.00
Kőleves - BudapestKőleves - Budapest

Kazimir Bistro - BudapestIl terzo ristorante in cui siamo stati – Kazimir Bistro – si trova di fronte alla Sinagoga Ortodossa.
Lo abbiamo scelto, più che altro, perché ci sembrava potesse venire incontro facilmente ai gusti di Costanza. E sebbene io fossi decisamente più ispirata dal ristorante di cucina ebraica ortodossa proprio di fronte a questo.
Alla fine non era male, ma niente di eccezionale. Anche in questo caso ho ordinato goulash per iniziare e poi una specie di enorme gnocco di patate condito con formaggio di capra e pancetta croccante. Nulla di che ed eccessivamente pesante per i miei gusti.
Kazimir Bistro
Kazinczy utca 34 – Budapest
Lunedì – domenica dalle 10.00 alle 4.00

Kürtőskalács - Dolce tipico ungheresePer quanto riguarda i pranzi, il primo giorno a Buda abbiamo avuto la fortuna di incappare in una specie di festa locale organizzata all’interno di un palazzo storico e abbiamo mangiato spizzicando qua e là gli assaggi proposti (soprattutto tartine a base di pane nero e formaggi locali, salse rosse alla paprika e minuscoli dolci al miele e chiodi di garofano che ci hanno spiegato essere tipici natalizi).
Il secondo giorno, invece, il nostro pasto a base di wusterl e pasta ungherese lo abbiamo consumato al Mercato Centrale di cui ho già parlato qui e su cui non mi soffermo se non per aggiungere che a qui, oltre agli stand che propongono piatti caldi e freddi della tradizione ungherese, è possibile anche mangiare nel ristorante magiaro presente al suo interno.

Prima di chiudere il capitolo, voglio aggiungere due considerazioni generali sui ristoranti di Budapest e la vita notturna della città e che la dicono lunga su quanto certe volte i pregiudizi possano falsare l’immaginario personale.
Non avevo un’idea precisa di cosa aspettarmi esattamente da Budapest. Me la figuravo, però, una città fredda, triste, arretrata in qualche modo. Silenziosa.
Nulla di più falso. Budapest è una città piena di vita (la vita notturna qui inizia intorno alle nove di sera e fino all’alba si possono sentire persone cantare, ridere e parlare per strada), di tendenza (molti dei locali in cui sono stata avrebbero potuto tranquillamente trovarsi a Chelsea o al Village o in zona Tortona, per intenderci), moderna (wifi è presente quasi in tutti i ristoranti e bar) e molto civile (sebbene, infatti, di bambini qui se ne vedano in giro pochi, soprattutto la sera, tutti i locali in cui siamo stati erano attrezzati con seggioloni, tovagliette da colorare e pastelli a cera. Un segno di civiltà e rispetto che in Italia si fatica ancora a trovare, persino a Milano).

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