170 – Ritorno a Budapest. Prima di Natale

BudapestTre dicembre. Ed è di nuovo Natale. Che è arrivato all’improvviso, tra una cosa e l’altra. Con mille cose da fare. E il tempo che mi sfugge di mano. Come acqua che cola. Liquido. Senza consistenza. La mia vita non è mai stata così poco solida. Faccio balzi senza rete. Cado e mi rialzo. Non ho mai sentito così tanta energia creativa. Dentro e fuori di me. Voglia di fare. Paura. Tantissima paura. Curiosità. Ero morta. E ora sono tornata a vivere. Una vita senza sicurezza alcuna. Con un sacco di errori. E troppe incognite. E in mezzo alle incognite, strade che si aprono. A volte sentieri. A volte autostrade. A volte pertugi dentro cui mi infilo, nonostante gli occhi rossi che intravedo nel buio. Sono circondata da lupi cattivi e pozioni magiche da usare al momento opportuno. Ho paura e un coraggio che non credevo di avere. La mia vita non è mai stata così interessante.

E oggi, tre dicembre, prima di entrare nel vortice del Natale, torno a Budapest. Perché di Budapest da quando sono tornata, ormai due settimane fa, non ho ancora, di fatto, parlato. Perché Budapest merita molto di più dei due post striminziti che le ho dedicato finora. Perché ci sono posti che voglio raccontare. Ed esperienze che voglio condividere. Perché mi è piaciuto camminarci in mezzo. Vederla sotto la pioggia come nel nostro primo vero giorno. O illuminata dal sole con le foglie gialle d’autunno e il cielo trasparente il giorno successivo. Mi sono piaciute le sue sere. Accese da lampioni antichi a illuminare palazzi vecchi e locali animati. Ho apprezzato il suo provincialismo d’elezione, il suo non essere al centro del mondo, pur muovendosi bene e con eleganza nella sua offerta, turistica e non.
Mi sono piaciuti i suoi ristoranti, il mercato, le sue chiese, i pub in rovina e i vicoli solitari. Le sue terme d’altri tempi. Il Parlamento imponente. Il Castello solitario. La Sinagoga immensa.
Mi sono piaciuti i suoi cittadini, gentili e riservati. Cordiali. Il suo artigianato venduto in serie nei negozi di souvenir, la cucina alla paprika e quel profumo di chiodi di garofano che ci ha accompagnato quasi ovunque.
Budapest. Dove torno per chiudere un capitolo. Una parentesi dei mesi autunnali che sono stati. E di quelli invernali che arriveranno.

BUDAPEST, LA PREVEDIBILE

C’è una Budapest classica, da cartolina. Quella che “non si può non visitare” e che le vale l’accostamento con Vienna o Parigi.
E’ la Budapest antica del Castello di Buda, patrimonio dell’Unesco dal 1987 oggi sede del Museo Storico di Budapest e della Galleria Nazionale Ungherese, e del Bastione dei Pescatori, da cui si gode una vista stupenda su Pest.
Palazzo Reale - Buda Parlamento di BudapestQuella del Parlamento sulla sponda opposta del Danubio, aldilà del Ponte delle Catene, accessibile solo tramite visita guidata (prenotabile direttamente dal sito e disponibile anche in italiano) e vero simbolo cittadino.
La Budapest della Basilica di Santo Stefano con i suoi campanili gemelli e la sua cupola che mi ha regalato un tramonto spettacolare sulla città e quella della Sinagoga Grandeterza al mondo dopo le sinagoghe di Gerusalemme e New York, e che per volere degli Ebrei riformisti di metà Ottocento è più simile, architettonicamente, a una cattedrale che a una sinagoga.
Basilica di Santo Stefano - Budapest E’ questa la Budapest dei tour organizzati e dei pullman. La città delle foto di rito e dei souvenir. La Budapest più prevedibile. Bella, ma non affascinante. Scenografica, ma tutto sommato scontata.
La Budapest che ho conosciuto nel mio primo giorno di visita. Sotto a una leggera pioggia autunnale

BUDAPEST, L’EBRAICA
Kazinczy u. 9 - BudapestNel quartiere ebraico, nel cuore del quartiere ebraico, noi abbiamo dormito per tre notti. In un piccolo e ben attrezzato appartamento in Kazinczy u. 9, una strada che alla fine si è rivelata strategica. Soprattutto per conoscere da vicino questa zona che, secondo me, è la più bella, affascinante e interessante della città.
Qui i palazzi sono vecchi prima ancora che antichi, i locali caldi e accoglienti prima ancora che cadenti, i ristoranti invitanti prima ancora che turistici.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Caffetterie antiche si susseguono a piccole boutique e negozi vintage. Locali trasandati si alternano a bar degni della New York più trendy. Ristoranti kasher spalleggiano ristoranti ungheresi, bistrot francesi, tavole calde balcane. Murales si illuminano col sole e cortili interni si accendono con file di lampadine che pendono da un muro all’altro subito dopo il tramonto.
Quartiere ebraico - BudapestPer vedere la ricostruzione del vecchio muro che delimitava il ghetto durante la Seconda Guerra mondiale (un ghetto non troppo vessato, a dire il vero, visto che l’Ungheria era alleata dei nazisti e che questi sono arrivati in città solo nel ’44) è necessario entrare in un palazzo privato e attraversare i cortili che da queste parti hanno un fascino indiscreto tutto loro.
C’è un mercato coperto che noi abbiamo sempre e solo visto chiuso nel tardo pomeriggio, ma che promette banchi di frutta e verdura fresca e prodotti locali.
Quartiere ebraico - BudapestC’è una sinagoga ortodossa proprio proseguendo lungo Kazinczy u. Ci sono pasticcerie e panetterie kasher, la statua a Carl Lutz, sorta di Oskar Schindler versione ungherese, che rappresenta un angelo che offre una benda a una vittima.
C’è una specie di corridoio lungo e stretto, conosciuto da queste parti come Gozsdu Udvar, fiancheggiato, da una parte e dall’altra, da locali e bar piuttosto turistici, a dire il vero.
Ci sono i ruins bar, di cui parlerò più avanti, e che rappresentano una vera tappa per chi visita Budapest per la prima volta, dove vale la pena fermarsi per sorseggiare con calma una birra o un bicchiere di vino ungherese che non è per niente male.
E, naturalmente, c’è la Grande Sinagoga. Che può diventare il punto di partenza per perdersi in questa parte di città, lasciandosi guidare solo dal proprio istinto e dalle insegne che si susseguono lungo le strade.
Grande Sinagoga - Budapest

BUDAPEST, LA TERMALE
Bagni Széchenyi - BudapestAnche le Terme di Budapest rientrano nei pacchetti classici proposti da agenzie di viaggio e tour operator. Visitarle tutte in due giorni è impossibile. E sono certa che quelle più belle e interessanti siano certamente quelle meno conosciute, collocate in quartieri lontani, fuori da circuiti di massa.
Dato il poco tempo, però, e la presenza di Costanza, alla fine abbiamo optato per lo stabilimento balneare più noto e centrale, quei Bagni Széchenyi dove dicono ci sia l’acqua più calda della città.
Si tratta di un bagno enorme, con due grandissime piscine esterne aperte fino alle 10 di sera e una quindicina di piscine interne che si susseguono le une alle altre in stanze liberty dall’atmosfera d’altri tempi. Ci sono diversi spogliatoi, attrezzati con cabine, docce calde e phon ed è possibile noleggiare gli asciugamani.
Sebbene segnalati da tutte le guide di viaggio, questi bagni termali sono frequentati soprattutto dai locali, che vengono qui a rilassarsi, conversare e sottoporsi a trattamenti estetici e benessere. Durante la settimana (ma noi ci siamo andati di domenica sera) sembra che gli anziani vengano qui a giocare a carte o a scacchi.
Tutto sa di antico, persino le luci negli spogliatoi dopo il tramonto del sole, che proiettano una luce fioca che non riesce ad accendere i pavimenti neri e le porte di legno scuro delle cabine.
I bambini sono ammessi e per la Minuscola C. è stato uno spasso saltare da una vasca all’altra, evitando solo quelle eccessivamente calde, e facendosi trasportare dal vortice di una delle due piscine esterne.
Il consiglio è quello di andarci di sera, dopo aver camminato tutto il giorno e imparato a conoscere più da vicino la città: è, infatti, dopo il tramonto che tutto assume un fascino unico, una sensazione di calore, nonostante il buio e per noi il freddo esterni.
Bagni Termali Széchenyi 
kerület Állatkerti körút 9-11
www.szechenyibath.hu
Bagni Széchenyi - Budapest
DI MERCATO IN MERCATO
Adoro visitare i mercati. Ormai, la visita al mercato, sia esso un mercato alimentare, delle pulci, vintage, dell’antiquariato, è parte integrante di ogni mio viaggio urbano
E a Budapest di mercati ne ho visti due. Che considerato il poco tempo a disposizione e la tante cose lasciate indietro, sono comunque un numero di tutto rispetto.
Szimpla Kert, quartiere ebraico - BudapestIl primo visitato è, in realtà, un mercato settimanale: il mercato contadino di Szimpla Kert della domenica mattina. Szimpla Kert, che tradotto significa Semplice Giardino, è, in realtà, un ruin bar. Anzi, il ruin bar più grande e famoso della città. Situato in Kazinczy, per puro caso proprio di fronte alle finestre del nostro appartamento, è un posto assurdo. A metà strada tra un centro sociale, un centro culturale, un locale di tendenza e un luogo di ritrovo, il Szimpa Kert è un dedalo di salette e piccoli spazi che si susseguono in modo confuso tra dentro e fuori, zone al coperto e zone all’aperto. La prima sera che per puro caso ci siamo entrati, la luce fioca, i mille dettagli disseminati ovunque, un’atmosfera tra il losco e il club privato, le file di bottiglie dietro ai banconi (mi pare ce ne siano due), i narghilè in bella mostra, mi è sembrato di entrare in una sorta di girone dantesco, senza la parte relativa alla condanna e alla pena. Per tutto il tempo che sono rimasta lì, mi sono persa a osservare ogni singolo oggetto, a scattare decine di foto, tutte troppo scure, e a invidiare i ragazzi comodamente sprofondati nelle poltroncine e negli innumerevoli sofà. Il giorno dopo, con la luce, quando ci sono tornata per il mercato contadino, ho capito meglio il concetto di “ruin bar”: si tratta di locali relativamente recenti (la parola “ruin” non contiene in sé il concetto di antichità, rovine, come io pensavo), arredati con mobili e pezzi di recupero (alcuni anche di grande valore) e pensati per consentire a chiunque di soggiornare, bere, rilassarsi, chiacchierare. Anche per ore.
Szimpla-marketIl mercato contadino di Szimpla Kert è relativamente piccolo: una decina di bancarelle di prodotti alimentari occupano due delle tante salette del bar. I prezzi sono piuttosto bassi (se dovete comprare paprika, miele, mostarde, grappe o salumi venite assolutamente qui), i venditori non parlano inglese, di turisti non se ne vedono e la qualità è eccellente.
Noi abbiamo fatto colazione a salame e prosciutto locale e pane nero del posto. Ed io ho acquistato qui diversi sacchetti di paprika forte e una specie di pane non lievitato (ma non sono del tutto sicura che si tratti di pane fatto con farina) al gusto di cannella.
Szimpla Farmer's Market - Budapest

Nagycsarnok - BudapestIl Nagycsarnok, o Mercato Centrale, nel quartiere meridionale di Pest, assomiglia, invece, molto di più ai tanti mercati cittadini che ho visto finora.
Collocato all’interno di un enorme edificio neogotico che gli conferisce ancora più autorevolezza, è veramente immenso. I soffitti altissimi, i lunghi corridoi di bancarelle, il soppalco al secondo piano che corre intorno alle pareti perimetrali, lo rendono un luogo decisamente affascinante in cui spendere un paio d’ore, magari in concomitanza con la pausa pranzo per assaggiare specialità della cucina locale (e non) non troppo comodamente seduti, per dire la verità, sui tavoloni e gli sgabelli del secondo piano.
Decisamente turistico, i prezzi dei souvenir (compresi paprika, miele, marmellate…) sono piuttosto alti, così come quelli dei prodotti di artigianato locale (pizzi, abiti, uova dipinte, giocattoli…). che si trovano al secondo piano. Probabilmente, però, frutta, verdura, carne e pane rimangono ancora merci a buon mercato per la gente del posto che, infatti, viene qui a fare la spesa.
Dal Mercato Centrale, poi, con una piacevole passeggiata lungo il Danubio scintillante, si torna facilmente al Quartiere Ebraico, al Parlamento o, attraversando il ponte, a Buda per la visita al Castello.
Nagycsarnok
Vámház krt. 1-3 – Budapest
Aperto dalle 6.00 alle 18.00 (chiuso la domenica)
Nagycsarnok - Budapest

CONSIGLI PRATICI
Domani cercherò di completare il racconto del mio viaggio a Budapest fornendo qualche indirizzo di ristoranti, locali e negozi. Sperando di non perdermi via nelle mie mille cose attuali. Nel frattempo, però, qualche consiglio pratico.
– La proposta turistica di Budapest viene spesso sottovalutata e si è convinti che un paio di giorni siano sufficienti per vederla tutta. In realtà è una città che ha molto da offrire e che richiede qualche giorno in più per poter essere goduta a pieno (non foss’altro le terme). Noi, per esempio, non siamo riusciti a visitare nessun museo, a parte il Museo Ebraico all’interno della Grande Sinagoga, e siamo stati in un solo stabilimento termale quando ce ne sarebbero almeno altri due che andrebbero visti.
– Il Parlamento di Budapest è visitabile solo con visita guidata. Le visite sono disponibili anche in Italiano. I tour in lingue diverse dall’inglese, però, sono pochi e il consiglio è quello di prenotarli direttamente dal sito selezionando l’ora e il giorno desiderati.
– Per chi visita Budapest nel weekend da tenere presente che nel quartiere ebraico dal tramonto del venerdì fino al tramonto del sabato è tutto chiuso.
– Budapest è una città che si gira comodamente e facilmente a piedi (noi abbiamo preso la metropolitana solo una volta, dal Parlamento verso i Bagni Termali Széchenyi). A meno, quindi, di non essere veramente certi di visitare tutti i musei, la Budapest Card è assolutamente inutile.
– Sebbene viaggiassimo con una bimba di 3 anni, questa volta non siamo riusciti a programmare niente che fosse indirizzato nello specifico a lei. Anche da questo punto di vista, però, le alternative non mancano. Per i piccoli, per esempio, c’è il Parco Storico delle Ferrovie Ungheresi, con locomotive vere su cui è possibile salire; il Giardino dei Dinosauri all’interno del Museo Ungherese di Storia Naturale; lo zoo; il Palazzo delle Meraviglie e, naturalmente, gli stabilimenti termali che sono aperti anche ai più piccini.
– Per raggiungere Budapest dall’aeroporto, il mezzo più comodo è senz’altro il taxi. Il prezzo è di circa 25€ a tratta.

La Gallery completa delle mie foto di Budapest qui.

3 thoughts on “170 – Ritorno a Budapest. Prima di Natale

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