169 – Budapest, prime impressioni

BudapestAtterrati a Budapest, la luce che ci accoglie è morbida e rosa. Fresca. Alle quattro, forse quattro e mezzo, il sole sta già tramontando. A Milano non mi ero resa conto che le giornate si fossero accorciate in modo così inesorabile. Qui, il tramonto così precoce mi ha colpito.
Fa freddo. Ma non un freddo gelido. Un freddo delicato, quasi piacevole. E le luci della città, quando ci arriviamo in taxi dall’aeroporto, sono calde e accoglienti.

Dormiamo nel cuore del quartiere ebraico, proprio di fronte allo Sziimpla Kert in Kazinczy u., uno dei più famosi e frequentati ruins pub di Budapest. E uno dei più articolati, belli e divertenti da visitare (e frequentare).
La via è piena di locali, caffetterie, pub, ristoranti…
Budapest Quartiere ebraico

Giriamo un po’ senza meta per il quartiere, più o meno diretti in Andrássy út, una strada molto lunga, alberata, patrimonio dell’UNESCO.
In realtà non abbiamo né fretta, né particolari esigenze.
Il quartiere è vivo, ma tranquillo in quell’ora che precede la cena, a cavallo tra il giorno e la sera.
I marciapiedi sono stretti. Le vetrine dei locali lasciano intravedere posti strani, affascinanti, pieni di cose, vuoti di gente.
I palazzi sono vecchi. Non antichi. Vecchi. Ma non per questo brutti. A guardare le facciate ci si perde dentro.

Mi piace Budapest. In questi primi passi di questo primo approccio.
E’ la Vecchia Europa che adoro scoprire nei mesi dell’autunno. L’attraverso. Penso a Parigi. Parigi devastata. Budapest la chiamano la Parigi dell’Est.
Il quartiere ebraico, in effetti, potrebbe tranquillamente essere il Marais. Senza la grandeur che a Parigi è ovunque, anche nello squallore.
Qui la grandeur non c’è. Ci sono inviti continui alla scoperta. A entrare. A sbirciare.
A osservare.

Mangiamo in un bistrot in Nagymező ut. Si chiama Pesti Disznò, ha un’atmosfera calda e accogliente, personale simpatico, seggiolone e album da colorare per i bambini. E un’ottima cucina che unisce la tradizione magiara a rivisitazioni in chiave moderna. Ordiniamo piatti tipici locali: goulash soup e pesce gatto affumicato, Hungarian Mangalitsa Porkolt e petto di alce con prugne secche e mele al burro con cavolo rosso e vino rosso ungherese, buono, che mi sono goduta come da tanto non succedeva.
Budapest Budapest - Pesti DizsnoBudapest - Quartiere ebraicoTornando a casa, passiamo davanti all’Opera di Budapest prima di rientrare nel cuore del quartiere ebraico.
I locali sono tutti pieni, accessi e illuminati. Ci sono tantissimi ragazzi per strada che fumano e bevono. Molti stranieri.
Lucine colorate appese come nelle fiere di paese segnano l’ingresso a quelli che ho capito essere i ruins pub.
Facciamo un giro in una specie di mercato alimentare coperto. Una sorta di piccolo Mercato Metropolitano, decisamente più scrostato e popolare. Anche qui piatti tipici accanto a food truck etnici.
Budapest - OperaBudapest - Quartiee ebraicoC’è una bella atmosfera. Parigi sembra lontanissima.
La mia vita un po’ meno.

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