166 – Pink Passion. Barbie the Icon al MUDEC

Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Barbie’s evolution style (Collectors edition) © Mattel

É un mondo rosa shocking quello dentro al quale mi intrufolo al MUDEC – Museo delle Culture di Milano nella fredda mattina di ottobre, luce diffusa e umidità penetrante.
La mostra Barbie – The Icon, infatti, che ha aperto i battenti il 28 ottobre, trova spazio nelle sale museali accanto alla collezione permanente, alla mostra Gaugin – acconti dal Paradiso e al laboratorio Mosaico Marocco allestito nell’ambito del Mudec Junior, un nuovo modo di concepire le attività didattiche per i più piccoli (target 4-11 anni).

É Barbie, però, il vero motivo per il quale aspetto impaziente la conferenza stampa in cui vengono presentate le attività del museo e in cui l’allestimento viene mostrato per la prima volta al pubblico.
É lei, bionda, impeccabile, perfetta nonostante i suoi 56 anni (per altro tutti vissuti sulla cresta dell’onda), che non vedo l’ora di ammirare in tutto il suo splendore, per perdermi nelle sue acconciature, nei suo look mozzafiato, nel mondo perfetto e luminoso nel quale da anni si muove, imperturbabile e imperturbata come una dea.

Barbie, che forse più di tutte le icone moderne, è simbolo di quella cultura pop che io sento profondamente mia, che plasma il mio sentire e modella la mia sensibilità estetica. E questo nonostante io da bambina la odiassi profondamente. Impegnata com’ero a diventare un maschio vestito di rosa.

Ruth and Elliot Handler

Ruth Handler e il marito Eliot © Mattel Inc.

Barbie nasce per caso. Il mito racconta che l’idea venne a Ruth Handler guardando la figlia Barbara giocare con le immagini ritagliate dai cataloghi di moda. Sembra, infatti, che la piccola si divertisse di più a immaginare mondi per queste donnine in miniatura piuttosto che con i bambolotti dalle sembianze di bebè.
Ruth pensò, quindi, di realizzare una bambola che avesse l’aspetto di una donna e che fosse in grado di divertire bambine con l’inclinazione di sua figlia.
Fu chiamata, inizialmente, Barbara in onore della piccola e fece la sua comparsa nei negozi il 9 marzo 1959. Aveva capelli neri legati in una coda alta, un costume zebrato, un petto prorompente e la vita di vespa, fedele in tutto e per tutto al modello femminile di riferimento di quegli anni.
Prodotta in Giappone, ottenne un successo enorme e immediato e nel suo primo anno ne furono venduti 350mila esemplari, rivoluzionando tutte le regole del gioco.

Barbie the Icon, MUDEC Milano

Barbie, modello Teen-Age Fashion Doll, 1959 © Mattel

Nel frattempo, la Mattel che la produceva e di cui Elliot Hendler, marito di Ruth, era cofondatore, le cucì addosso un personaggio, una storia, una vita. Barbara, che in seguito sarebbe diventata solo Barbie, di cognome faceva Millicent Roberts, aveva diverse sorelle e fratelli, tutti più piccoli, numerosi amici e amiche e un fidanzato, Ken, che non avrebbe sposato mai.
Nel corso dei suoi 56 anni avrebbe posseduto diverse case, macchine, camper, vestiti, piscine e numerosi animali. Avrebbe viaggiato in tutto il mondo. Avrebbe svolto diversi lavori e sarebbe addirittura arrivata ad ambire al ruolo di presidente con una vera e propria campagna elettorale e un programma preciso consultabile da chiunque.

Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Haute Couture set designed by Oscar De la Renta, 1985 ©Mattel

Numerosi gli stilisti, anche di fama internazionale, che si sarebbero ispirati a Barbie per creare i loro modelli: nel 1967, 1977 e 1989 il costumista di Hollywood Bob Mackie le prepara una linea da collezione costituita da un guardaroba ricercatissimo degno delle star del cinema; nel 1985 Oscar de la Renta le disegna una collezione di 4 abiti haute couture. Lavorano per lei anche personaggi del calibro di Valentino, Prada, Gucci, Vivienne Westwood, Versace, Dior, Calvin Klein

Ma Barbie è molto di più che un modellino su cui sperimentare e con cui giocare. E’ arte. E’ icona pop. E’ un mondo da far entrare nell’Olimpo dell’eternità.
Così, nel 1985, Andy Wharol realizza un quadro, divenuto, poi, famosissimo, che la ritrae, regalandole quella sacralità che la cultura pop non elimina, ma esalta e vivifica.

Insomma, un mito assoluto che la mostra al MUDEC ben racconta e interpreta, in un percorso fatto di cinque tappe che costituiscono il senso ultimo della vita, della storia e delle prerogative della Barbie e che cercano di rispondere alla domanda Who is Barbie?

Nella prima sala viene, perciò, indagata la relazione tra Barbie e la moda, considerata un aspetto fondante della sua esistenza (Barbie, infatti, nasce all’inizio come modella).

La seconda sala è dedicata alla famiglia, mentre la terza sala che si intitola Dolls of the World espone le Barbie create ispirandosi alla cultura e alle tradizioni di popoli differenti.
Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Barbie the Icon - MUDEC, MilanoLa quarta sezione, Barbie careers, mostra i diversi ruoli e le innumerevoli professioni svolte da Barbie nella sua carriera e, infine, la quinta sala, forse la più bella, espone le Barbie ispirate a Hollywood e al jet-set internazionale.
Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Barbie the Icon - MUDEC, Milano

Barbie making of ©Mattel

Chi è, dunque, Barbie, la bambola bionda con cui quasi tutte le bambine di quasi tutte le generazioni hanno giocato e avuto a che fare? Perché ancora oggi riscuote successo? Essenzialmente perché Barbie interpreta quello che ciascuno di noi vorrebbe, più o meno palesemente, per la sua vita: l’immortalità e l’eterna giovinezza nonostante la crescita e l’adeguamento ai cambiamenti sociali e culturali.
Barbie cresce senza invecchiare.
E questo la rende un mito. Un’icona.

Per quanto riguarda me, ho passato l’infanzia a tagliare i capelli di Barbie e a colorarli di rosso con pennarello indelebile. L’ho odiata profondamente per quella perfezione assoluta che non sentivo affatto mia. L’ho avuta. Ma ho fatto anche in modo che non fosse mai parte davvero della mia vita. Dei miei giochi.
Eppure Barbie mi è rimasta dentro. Ugualmente. E alla fine, con le distanze e le differenze del caso, è a Barbie che gioco quando mi metto davanti a uno specchio in cerca di qualcosa che mi renda unica e speciale. E’ a Barbie che mi ispiro quando contemplo estasiata la mia cabina armadio, fiera dei vestiti accostati per colore e tipologia e delle scatole impilate dalla più grande alla più piccola.
Ed è ancora Barbie che mi accompagna a fare shopping, anche quando esco a mani vuote e ne sono pure soddisfatta.

E’ un modello negativo? Non saprei dirlo. Per anni ho pensato che lo fosse.
A pensarci ora, però, mi dico che no. Che Barbie, con tutte le sue curve, i suoi vestiti, quell’espressione da ragazza scema che le hanno dipinto sulla faccia, i capelli biondi da finta oca, l’eterno fidanzato palestrato e non troppo intelligente, è il vero modello femminile a cui ogni donna dovrebbe ispirarsi.
Perché Barbie ha sempre e solo fatto quello che ha voluto. Dettando le regole e non facendosele imporre da nessuno. Ha avuto successo nella vita affettiva, nelle amicizie, nell’amore e, naturalmente, nella carriera. Non è scesa a compromessi e ha evitato di diventare la “moglie di”. Anteponendo a tutto la sua libertà, la sua autonomia, la sua indipendenza.
Barbie, the Icon - MUDEC, MIlano

Il mondo di Barbie è un mondo rosa shocking. Kitsch quanto basta per essere odiato da chi ritiene che la vita abbia bisogno di colori più seri per essere affrontata.
Io, invece, mi ci sono tuffata a piè pari. E dentro a tutto quel rosa, mi sono divertita, ho sorriso, ho riesumato vecchi piacevoli ricordi e ne ho costruiti di nuovi.
Non poteva andarmi meglio in un mattino freddo e nebbioso di ottobre, di una giornata che pareva (e che alla fine è stata) interminabile e che, invece, uscirà dall’anonimato del tutto uguale a se stesso proprio grazie a quel rosa.

Barbie the Icon
MUDEC – Via Tortona 56, Milano
Dal 28 ottobre al 13 marzo
Lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30

#BarbieMudec

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