159 – Sono andata a vedere Inside Out. E non ho provato nulla

Che, voglio dire, considerato che il film parla di emozioni, non è male. E la dice lunga sul gelo profondo che ricopre, in questo momento, ogni mio sentire.
E la dice lunga anche sulla mia attuale assoluta mancanza di empatia verso il mondo e le cose. E l’incapacità di salvarmi attraverso il bello.
Sta di fatto che dall’enorme sala semivuota, sono uscita senza alcuna emozione particolare. E questo, nonostante non vedessi l’ora di vederlo, questo film che parla di felicità e tristezza, paura, rabbia e disgusto.


Inside Out, ultimo lungometraggio animato firmato Pixar, al cinema dal 16 settembre e già destinato a diventare un piccolo cult nel suo genere, è un bel film. E’ divertente, si lascia guardare, è ben scritto, ben girato, originale (l’idea di raccontare la storia dell’undicenne Riley attraverso le emozioni – Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto – che vivono dentro di lei è decisamente geniale).
Eppure gli manca qualcosa. Cosa?
Non lo so. Ma la sensazione è che tutto sia troppo meccanico. E nel procedere della narrazione, e nell’incastro della storia.
O troppo perfetto.
Manca l’emozione, appunto. E alla fine ogni scena, diretta conseguenza di quella precedente, è prevedibile, per nulla emozionante.

La mente umana spiegata ai bambini
Inside Out - Disney Pixar, 2015Il grande merito di Inside Out sta nella capacità rappresentativa di un “concetto” estremamente complesso qual è quello di Persona. Ovvero un insieme di cervello, sentimenti, emozioni, ricordi, vissuti, interessi… difficile da raccontare. Soprattutto a un pubblico che, in teoria, dovrebbe essere costituito da bambini.
Ciò che ne viene fuori è un mondo meraviglioso, facilmente comprensibile da chiunque e, tutto sommato, abbastanza vicino a un modello astratto ideale.

Ciascuno di noi è animato da diverse Emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto sono le principali e quelle che, comunque, troviamo in azione nell’animo di Riley. Sono proprio le Emozioni a operare affinché ogni giorno sia un giorno speciale e affinché al termine della giornata, i ricordi di essa si fissino nella memoria e lavorino per costruire la nostra personalità. Ogni Ricordo (che in Inside Out è rappresentato come una sfera del colore associato all’Emozione che lo ha plasmato), quindi, viene conservato prima nel Quartier Generale e, poi, inviato direttamente alla Memoria a Lungo Termine, una sorta di Labirinto di scaffali che si snodano intorno al Quartier Generale e lungo le sponde della Personalità.
I ricordi particolarmente significativi, quelli destinati a lasciare un segno, sono chiamati Ricordi Base e sono associati alle Isole della Personalità, vere e proprie isole che si affacciano sugli Scaffali della Memoria a Lungo Termine e che differiscono da persona a persona in base ai Ricordi Base che le creano.
Inside Out - Disney Pixar, 2015In questo complesso universo, trovano spazio, poi, la Discarica dei Ricordi, un luogo buio e inospitale dove si consumano i ricordi poco significativi, destinati a perdersi nella memoria, il Mondo dei Sogni, furbamente descritto come una specie di Hollywood onirica in cui, ogni notte, vengono messi in scena sogni diversi e rappresentazioni diverse, e il Mondo dell’Immaginazione, un Paese della Cuccagna in cui la fantasia dispiega liberamente le sue ali per creare scenari inaspettati e fantastici (è qui che Gioia e Tristezza imparano a conoscere meglio Bing Bong, l’amico immaginario di Riley e uno dei personaggi più emozionanti della storia).

La trama
Inside Out - Disney Pixar, 2015
Riley ha 11 anni, una mamma e un papà che la adorano, una passione per l’hockey, una discreta vita sociale, una vita felice.
Quando, però, i suoi genitori decidono di lasciare il Minnesota per San Francisco (il viaggio di iniziazione dall’infanzia alla pubertà?), questo equilibrio perfetto di emozioni, si rompe: la nuova casa è vuota e spoglia, la pizza fa schifo, la scuola un universo a parte in cui Riley fatica a integrarsi e persino giocare a hockey non è più divertente.
In tutto questo, niente amici, niente momenti di pura follia, niente divertimento e niente più mamma e papà a completa disposizione.
Uno strazio.
Se la vita di Riley, dunque, va a rotoli, nondimeno vanno a rotoli le sue emozioni, le vere protagonista della storia e coloro che, in un certo senso, determinano il susseguirsi dei fatti. Interrogata il primo giorno di scuola sulla sua vita in Minnesota, Riley inizia a raccontare degli amici, dei genitori, dell’hockey… Sono ricordi felici che si dipanano davanti agli occhi della bambina, finché Tristezza li tocca e, improvvisamente e inaspettatamente, diventano tristi, malinconici.
Inside Out - Disney Pixar, 2015Per impedire che quel momento, un ricordo di colore Blu, finisca tra gli altri e trovi una sua collocazione nella Memoria della bimba, Gioia attiva il tubo aspirante e, insieme, ai Ricordi Base e a Tristezza, viene risucchiata fuori dal Quartier Generale, spersa da qualche parte nella zona della memoria di Riley.
Senza Ricordi Base e senza Gioia a far andare bene le cose, in balia di Rabbia, Paura e Disgusto, la vita emozionale della bambina si frantuma come si frantumano, una per una, tutte le sue Isole della Personalità.

Della Tristezza e degli Amici Immaginari
Sebbene sia Gioia a reggere, sostanzialmente, le fila della trama, i veri protagonisti della storia sono Tristezza e Bing Bong, che, insieme, contribuiscono a dare il senso a tutta la narrazione. Buffa, sgraziata, goffa, saccente e tristemente pessimista la prima e divertente, vitale, energetico, intraprendete e melanconico il secondo, rappresentano, rispettivamente, le emozioni che troppo spesso ci neghiamo di vivere nella nostra assurda pretesa della felicità perfetta, e la fatica a lasciar andare il passato e ciò che proprio non può tornare.
Tristezza soffocata e paura di andare avanti, accettando il dolore che la perdita comporta. Anzi, utilizzando quel dolore per rafforzare le Isole della Personalità, rendendole più stabili e sicure.
E’ questo il messaggio di Inside Out.
Un messaggio che arriva chiaro e diretto e non lascia dubbi sulla cosa giusta da fare.
Sulla cosa giusta da fare per tutti, per altro.

Anche per me. Che, appunto, non mi sono emozionata particolarmente di fronte a questo film. Non ho pianto. Non ho riso.
Sentendomi semplicemente come Riley quando sale sull’autobus in fuga da San Francisco: priva di emozioni e senza più Isole della Personalità a cui fare riferimento.

Inside Out
Regia di Pete Docter
Pixar Animation Studios, 2015
102′

8 thoughts on “159 – Sono andata a vedere Inside Out. E non ho provato nulla

      • visto.
        No, non mi é piaciuto.
        A metà film bene o male capisci come andrà a finire e non é il genere di “capolavoro” che apprezzo.
        Gli autori cercano di forzare l’elaborazione del lutto (distacco) giocando sulla forma da film falsamente per bambini.. ma il percorso é tale da portare la protagonista a resettare tutto in maniera normale e sinceramente da un film che viene tanto esaltato mi sarei atteso un’esplosione di novità, almeno nella costruzione del finale.. a mio avviso non descrive davvero la complessità delle emozioni, anzi, tutto si riduce a un tiepido “alla fine si risolverà tutto per il meglio”

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      • E’ più o meno quello che ho pensato io. Per carità, sicuramente c’è un grosso lavoro dietro e non è semplice raccontare una storia, per giunta per bambini, dalla parte delle emozioni. Ma qui tutto appare molto meccanico e, per quanto mi è riguardato, senza emozioni.

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