Interludio di viaggio N. 9 – Vancouver: una mattina a Granville Island

VancouverVancouver. Che se dovessi attribuirle un colore direi lilla. Lilla tendente all’azzurro.
Che era una delle città al mondo che più desideravo vedere. Che era il centro focale di tutto il mio viaggio in Canada. Che credevo avrei amato immensamente, infinitamente, sin dal primo sguardo.
E che, invece, per tantissimi versi, è stata deludente. E non c’è un motivo preciso per cui sia andata così. E’ andata così e basta.
Sia ben inteso. La città è decisamente scenografica, con il mare da una parte, le foreste sconfinate dall’altra, i grattacieli di downtown a definirne lo skyline, le villette nei quartieri residenziali, i tramonti sul Waterfront o sulla spiaggia di nudisti nella zona della British Columbia University, i locali e le birrerie di Main Street, la zona di Commercial Drive, la confusione di Water Street e quel parco infinito che è lo Stanley Park...
Insomma, non c’è nulla che non vada in Vancouver.
Anzi. La definirei una città, tutto sommato, bella.
Semplicemente, tra noi, non è scattato nulla. E anche adesso, a  distanza di poche settimane dal rientro, tendo a confonderne i contorni, a dimenticarne i dettagli, a non sentirne la mancanza.

Vancouver non è New York. Non lo è nella realtà delle cose. E non lo è nei paesaggi dell’anima.
Ma non è neppure nel confronto che Vancouver sbiadisce. Singapore, Hong Kong, Chicago, che pure New York non sono, le ho amate immensamente e fatte mie all’istante.
Vancouver è una bella cartolina. Senza alcuna personalità.

Il primo impatto, per questioni pratiche (consegna dell’auto, difficoltà a reperire informazioni chiare sull’indirizzo…), è stato pessimo.
Prenotata tramite Airbnb, casa nostra era un delizioso appartamento con tanto di camino, giardinetto con barbecue e stanza con washing machine e dryer come da migliore delle tradizioni, situato in una zona che, alla fine, si è rivelata strategica: non eccessivamente distante dal Telus Science World (di cui parlerò nei prossimi post) e dai grattacieli di downtown, decisamente immerso nella vita e nelle dinamiche di Main Street e di uno dei quartieri residenziali che ho visitato più interessanti e autentici della città.

Al suo primo apparire, lo skyline di Vancouver non mi è piaciuto per niente. Poi, giorno dopo giorno, lo sguardo si è abituato alla vista e alla fine l’ho trovato quasi stupefacente. Downtown è decisamente piccola rispetto ad altre che ho visitato. Un dedalo di strade piuttosto lunghe che si incrociano e si tagliano, circondate dal mare su due lati e confinanti con lo Stanley Park a Nord-Ovest. E’ caratterizzata da un’architettura molto diversa da quella che ho visto finora in altre città simili. Non sono riuscita a capire se fosse ultramoderna o terribilmente vecchia.
A ogni modo, spiazzante rispetto, per dire, ai grattacieli conosciuti negli Stati Uniti, a quelli decisamente brutti di Hong Kong o a quelli futuristici di Singapore o di Kuala Lumpur.
Le superfici dei palazzi, infatti, non sono piatte vetrate. Ma hanno degli spigoli, come se ogni finestra fosse incassata dentro a una cornice, e quasi tutti gli edifici residenziali sono dotati di balcone. Il che conferisce all’insieme un effetto straniante: più che grattacieli, sembrano palazzi cresciuti a dismisura.
Vancouver Downtown

La città non è particolarmente pulita come pensavo fosse. Non che questo rappresenti un problema per me, sia ben chiaro. La stessa New York è in tanti suoi aspetti una pattumiera a cielo aperto.
Ma a Vancouver ogni anno viene assegnato il merito di essere una delle città più vivibili al mondo, e questo nonostante il degrado vero di parecchie zone, pur centrali e turistiche (Hastings Street, le vie limitrofe, la stessa Water Street, per dire, sembrano uscite direttamente da una pagina di Christiane F e il suo Zoo di Berlino).

Ciò che, però, davvero manca a Vancouver è il senso della possibilità. Qui tutto funziona come deve funzionare. Il Canadian Way of life non è molto diverso da quello dei cugini americani, laddove però questi ultimi, nel bene e nel male, riescono a essere creatori di mondi, realtà, notizie, termini di confronto, universi.
Vancouver può piacere o meno. Ma è completamente priva di fascino. Non necessariamente un fascino positivo. Ma anche il fascino perverso di chi dà l’impressione di essere sempre lì ad architettare qualcosa, a progettare qualcosa, a creare o distruggere.

Granville Island Vancouver - False Creek FerriesGranville Island e il suo mercato costituiscono una sorta di eccezione a questa immagine. Non la sola, a dire il vero. Ma la prima in cui io mi sia imbattuta durante il mio soggiorno qui.
Non si tratta davvero di un’isola essendo collegata alla terra ferma da un istmo di terra, ma la sensazione è proprio quella di trovarsi su un’isola.
La si raggiunge o prendendo il ponte di Granville Street e tornando indietro un pezzetto una volta attraversato il mare. Oppure a bordo di un False Creek Ferries, i battelli che fanno la spola tra una sponda e l’altra e che per qualche dollaro in più possono essere utilizzati come mezzi per scoprire questa parte della baia di Vancouver, con diversi punti di sosta.
Granville Island Vancouver - Map

A Granvile Island ci si viene, principalmente, per visitare il grande mercato coperto, che occupa una superficie piuttosto estesa dell’area ed è dislocato in diverse strutture e caratterizzato dalla presenza di ogni sorta di bancarella e merce in vendita (carne, pesce, frutta e verdura, frutta secca, olive, pane, dolci, prodotti enogastronomici locali, food truck che offrono piatti etnici provenienti da tutto il mondo…).
Vancouver Granville Island Public Market Vancouver Granville Island - Brewing C’è poi un Farmers Market all’aperto, un birrificio, il Granville Island Brewing, che organizza tour e degustazioni e che costituisce un’ottima base per una sosta alcolica, una distilleria, numerosissimi negozi che vendono la merce più strana e inaspettata e un Kids Market che si colloca a metà strada tra una ludoteca e un immenso agglomerato di negozi di giocattoli e accessori per l’infanzia.
Ovunque, tavoli per mangiare, riposarsi o semplicemente godersi il panorama e la vista su Yaletown dall’altra parte della baia, artisti di strada e musicisti che intrattengono i visitatori e un’atmosfera rilassata, cordiale, quasi da sagra di Paese. In un contesto, però, molto urbano, con cisterne trasformate in opere d’arte, vecchi container divenuti negozi, minuscole case affacciate sul canale, il grande ponte a tagliare l’orizzonte, i palazzi rigonfi a incorniciare il tutto.
Vancouver Granville Island - Giants, Open Air Museum

Tra i negozi che qui voglio segnalare, sicuramente Broom Co.1406 Old Bridge St., un negozio di scope di saggina che sembra uscito direttamente da un libro di Harry Potter, e Make, 1648 Duranleau St., che vende ogni sorta di gadget possibile e immaginabile e che a me ha ricordato tantissimo Kitson a Los Angeles.
Per chi, poi, sta cercando succo d’acero puro, il Public Market è sicuramente il posto più adatto. A parità di prodotto, infatti, i prezzi sono qui decisamente più bassi rispetto agli innumerevoli negozi di souvenir incontrati durante tutto il viaggio in Canada.
Vancouver Granville Island - Stores

Qui il reportage fotografico completo della città di Vancouver.

2 thoughts on “Interludio di viaggio N. 9 – Vancouver: una mattina a Granville Island

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