Interludio di viaggio N. 6 – Hinton, metafora della Grande Provincia

HintonHinton, Alberta, 10 mila abitanti che vivono in un manipolo di casette basse a ridosso di una foresta sconfinata di pini, si trova a un’ottantina di chilometri da Jasper, proprio oltre il confine del Jasper National Park
E’ un non luogo. O meglio. A me così è sembrato quando vi siamo giunti in tarda serata cercando il motel che avevamo prenotato e che abbiamo usato per tre notti come punto di partenza per esplorare il parco e la zona limitrofa.
Uno di quei posti, e l’America del Nord ne è piena, la cui esistenza geografica è giustificata esclusivamente dalla presenza di una strada, generalmente statale o provinciale, fiancheggiata a destra e sinistra da catene di motel low-budget, distributori di benzina, catene di Fast Food (Mc Donald, Taco Bell, KFC…), catene di supermercati (Safeway, Wallmart, Seven Eleven…).
Hinton - Strada Statale

Hinton - Twins Pine Inn & SuitesDurante il mio primissimo viaggio americano a San Francisco ne ero rimasta completamente affascinata. I motel lungo la strada, con le loro insegne luminose, la loro struttura a ferro di cavallo, lo spiazzo destinato al parcheggio spesso semivuoto, la promessa del miglior prezzo in città (per altro garantita da tutti), mi attiravano come calamite.
Squallidi, anonimi, spesso mal frequentati, li trovavo (ed è ancora così) irresistibili. Come irresistibili trovavo (e trovo) i luoghi in cui sorgono.
Aree isolate in mezzo al nulla. Punti luminosi dentro a un buio sconfinato. Luoghi in cui ci si ferma per avere conferma della propria appartenenza alla razza umana. Posti così. Alienanti e rassicuranti al tempo stesso.

Come mi era sembrata Hinton arrivandoci a notte fonda: una lunga sequenza di catene circondate dall’infinita foresta di pini canadese. Un non luogo, appunto.

In realtà, Hinton ha un’anima diversa. Tra un motel e l’altro, infatti, tra un fast food e quello successivo, dentro a un minuscolo edificio a cui si accede attraverso un vialetto ben curato nei pressi della pompa di benzina, c’è un Visitor Center fornitissimo, attrezzato anche con giochi per intrattenere i bambini. Qui, una signora gentilissima e molto preparata, ci fornisce tutte le indicazioni del caso.
Scopriamo, così, che Hinton, in realtà, è un paese vero e proprio, con una libreria, un parco giochi (stupendo per altro) per i bimbi, diverse aree verdi, una specie di downtown, una zona naturalistica cittadina da visitare e la possibilità di effettuare diverse escursioni, oltre a quelle all’interno del Jasper Park.
Hintonc- Case residenzialiHinton - Zona residenziale

Soprattutto, però, Hinton rappresenta, la perfetta metafora di quella che è la provincia americana, sebbene si trovi in Canada. L’essenza di un Paese dove esistono posti come questo, anonimi, per quanto graziosi possano essere, senza storia nemmeno recente, fatti di casette basse, pick-up parcheggiati in giardino, fiori lungo i vialetti, fermate dello scuolabus. E qui, ristoranti greci. Chissà, poi, perché.
Hinton - Civic RoadPosti dove la gente esce a mangiare la sera e si fionda in una delle catene lungo la via principale, portandosi dietro tutta la famiglia, nonni compresi, e dove 4 grandi supermercati, di cui uno aperto 24 ore, convivono vuoti l’uno accanto all’altro, per sfamare 10 mila anime.
Paesi dove i bambini pedalano liberi lungo i marciapiedi, le roulotte fanno parte dell’arredo del giardino, il parco giochi è deserto a qualsiasi ora del giorno (d’altra parte i bimbi hanno una foresta di pini, laghi e fiumi incontaminati per passare del tempo all’aria aperta) e Civic Centre Rd è una strada desolata in mezzo al nulla che ospita gli edifici anonimi della polizia, dei vigili del fuoco, del centro medico e governativi.
Hinton - Parco cittadinoHinton - Caffetteria

Hinton è la metafora perfetta della provincia americana secondo me. La provincia più profonda. Quella minuscola e inaccessibile. Che non si può conoscere se non la si vive. Difficile da immaginare, se non la si attraversa. E per la quale io provo una curiosità mista a fascinazione indescrivibile.
Come vivono queste persone? Cosa fanno? Leggono? Scrivono? Passano il loro tempo libero davanti alla televisione come Homer Simpson? Perché hanno due parabole in giardino? Preparano torte con sciroppo di mirtilli come Nonna Papera? Coltivano un odio profondo per l’umanità che poi sfocia in omicidi di massa? Accarezzano i loro figli prima di metterli a letto? Leggono loro una fiaba seduti sui davanzali a guardare fuori? Come si vede nei film?
E i bambini? Cosa fanno? Progettano avventure meravigliose al limitar della foresta?
Vanno a pesca sui ruscelli? Catturano insetti e li collezionano? Portano il cane a correre e si perdono in sogni di conquista del mondo? Portano a scuola la lunch box che viene loro rubata dal bulletto di turno?
E gli adolescenti? Come possono vivere in un posto simile gli adolescenti? Dove vanno quando tutto questo sta loro stretto? Strettissimo? Dove si scambiano i primi baci? Pensano davvero che Md Donald sia un ristorante o lo mettono tra i primi 30 locali su Tripadvisor?

Hinton - SupermarketPasso davanti alle casette basse. Tutto è tranquillo. Pulito. Luminoso.
Centinaia di film, la letteratura che amo di più, mi ha raccontato questi posti migliaia di volte. Dovrei sapere cosa succede dietro quelle porte chiuse che, generalmente, si trovano oltre una scaletta in legno, con vasi decorativi a renderle più accoglienti.
Eppure non so cosa aspettarmi. Passo ore dentro ai supermercati enormi e pressoché deserti. A cosa servono tutte queste catene? Per giunta aperte 24 ore? Osservo gli scaffali. Provo a indovinare cosa mangiano. Ma ci sono troppo prodotti. E’ difficile orientarsi.
Spio i carrelli dei pochi clienti. Comprano frutta, verdura, carne, bottiglie di latte… Da piccola pensavo che “America” volesse dire una bottiglia di plastica di latte ghiacciato da tirare fuori dal frigo e bere in camera con una scodella di cereali.
Fotografo i bidoni della spazzatura: bicchieri di carta e tappi per il caffè “to go”, scatole in polistirolo, confezioni per alimenti. Tutto lo spreco e il consumismo occidentale dentro a un sacchetto di plastica a prova di orso.Hinton - American Way of life

Come vive questa gente? E perché io ne sono così affascinata?
Non vivrei mai in un posto del genere. Morirei. O forse no. Striscia nel mio cervello l’idea che morirei a vivere, che ne so, ad Aosta, ma non qui. Che pure Aosta è una città con una storia, un centro vero, un qualche tipo di interesse culturale, qualche turista, cinema, ristoranti e non fast food. Ma io ad Aosta (e in tutta la provincia italiana) morirei. Qui no. Come è possibile?

Rimaniamo qui tre notti. Hinton non è il posto più comodo per visitare il Jasper National Park (per raggiungere Jasper occorre un’ora. Il Maligne Lake è a due ore di strada. Così come il Mt. Robson Provincial Park). E’ perfetta, però, per uscire dai circuiti più turistici. Provare a capire qualcosa di un paese che sembra che dal punto di vista antropologico non abbia nulla da dire. Ma che, invece, a me affascina e attira più delle tribù sconosciute dell’Africa Nera.

Da Hinton, oltre appunto al parco nazionale, con i suoi laghi (la strada per il Maligne Lake, il canyon e il lago stesso valgono assolutamente una visita), i suoi boschi, la graziosa Jasper, visitiamo anche il William A. Switzer Provincial Park (incantevole) e il Beaver Boardwalk – tre chilometri di passerelle in legno che si addentrano in uno stagno a ridosso dei boschi di pino che rappresenta l’habitat ideale per osservare i castori intenti nelle loro attività. Accontentiamo la milanesissima Costanza con la sua voglia di parchetto e cerchiamo di capire di più questo Paese, la sua gente, il suo nulla sterminato.
A volte ho la sensazione di vivere in una puntata di Twin Peaks. O mi sento Gordon Lachance di Stand by me. O rivivo nei racconti che scrivevo da ragazzina su preadolescenti annoiate, vestite di jeans e maglietta da baseball, che pedalano lungo strade simili a queste verso l’ignoto, pronte a sacrificarsi pur di salvare il mondo, per lo meno il loro.
Hinton - Zona limitrofa

Sono stati tre giorni stupendi. Pieni di cose. E pieni anche di silenzi. Di pause. Di riflessioni. Abbiamo camminato tanto, viaggiato tanto, ci siamo spostati tanto.
E sono contenta, adesso, di sapere che al mondo esiste un posto che si chiama Hinton, 10 mila persone che vivono a ridosso della foresta di pini, hanno a disposizione una decina di fast food, di motel e di supermercati e pensano che Mc Donald vada recensito su Tripadvisor.

A Hinton abbiamo dormito al Twin Pine Inn & Suites (qui la mia recensione).
Abbiamo sempre pranzato al sacco facendo la spesa da Freson Bros proprio di fronte al motel usando i numerosi tavoli in legno disseminati in tutti i parchi e abbiamo cenato la prima sera al The Villa Caruso di Jasper (ottimo l’hamburger di alce e la New York steak), in una delle catene intorno al motel la seconda sera (carne alla griglia e fish and chips non male) e nel ristorante del Pocahontas Cabins l’ultima sera (il salmone era squisito).

Tutte le foto qui.

2 thoughts on “Interludio di viaggio N. 6 – Hinton, metafora della Grande Provincia

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