Interludio di viaggio N. 2 – Calgary, la Dallas del Nord

CalgaryStephen Avenue - CalgaryLa prima cosa che mi colpisce atterrando a Calgary, Alberta, è il cielo giallo e basso. Non molto diverso dal cielo di Milano nelle afose giornate estive. Un caldo umido. Un’aria inutilmente pesante.
Ma è solo l’impressione di un attimo. Il giorno successivo, dopo un temporale impetuoso, la città mi appare così come io mi aspettavo fosse: luminosa, sovrastata da un cielo blu cobalto che si insinua sotto pelle, circondata da nuvole candide che si muovono veloci, animata da un vento freddo che agita i pensieri.
Le montagne da Downtown non si vedono. Ma la città sorge a 1000 metri, a ridosso delle Rocky Mountains che qui chiamano le Rockies. Le montagne sono dentro di lei, parte di lei.
Dagli innumerevoli negozi specializzati in attrezzatura montana che si susseguono in Stephen Avenue alle pareti per arrampicata nei parchi per bambini sino ai boschetti di pini e abeti praticamente in centro città, la montagna qui è protagonista indiscussa.
E non è un caso che Calgary debba la sua fama internazionale ai giochi olimpici invernali dell’88.

La città, però, non vive di turismo invernale. Il suo business non sta sui monti. La sua esistenza, i grattacieli, le macchine di lusso non sono un dono delle Rockies. Calgary è una città petrolifera. E’ il petrolio qui a dettare legge. I palazzi di vetro e acciaio di Downtown sono targati Shell, Repsol, EnCana… Gli uomini d’affari sembrano texani del Nord, satolli, rubicondi, soddisfatti, sgraziati. Un’enorme comunità araba affolla i mall e i negozi di lusso. Donne velate con bambini al seguito, – giovani, sguardo nero, antiche, moderne – attraversano il centro su suv enormi. Non occorre leggere alcuna guida per capire che il mondo arabo qui è di casa.
Architetture di Calgary

Negozi di souvenir a CalgaryE Calgary, in certi momenti, mi sembra Dallas. Che io non ho mai visto. Ma che immagino esattamente così con qualche grado in più: cowboys d’affari che entrano nei palazzi di vetro con stivaloni puntati e cappellacci di paglia. Che se in Texas possono avere il senso di riparare dal sole rovente qui sono del tutto ingiustificati. Eppure li indossano in tanti. E li vendono come souvenir nei negozi di Stephen Avenue.

Calgary non è bella. Non ha niente di speciale. E’ banalmente graziosa.
Banalmente pulita. Banalmente e facilmente visitabile.
I binari del treno, principale mezzo di trasporto urbano per chi non si sposta in pick-up, la attraversano da Est a Ovest e da Nord a Sud. Nella zona del centro non si paga il biglietto che altrimenti costa 3,15$ canadesi a tratta.

Downtown è un reticolo di poche vie e strade che si tagliano tra loro, avenue e street come nella tradizione americana in progressione numerica.
Ci sono i grattacieli, i parchi cittadini che a volte sembrano boschi di montagna, i pub e i locali che servono fiumi di birra deliziosa e succulenti hamburger. Ci sono i mall, che qui sono fantasmagorici come negli Stati Uniti e c’è la Calgary Tower su cui salire (e su cui non siamo saliti) per godere dall’alto del panorama della città.
Ci sono villette con staccionate di legno e vialetti che si snodano sui brevi prati antistanti. Aree gioco per i bambini. E negozi di souvenir che vendono succo d’acero in tutte le forme e salse, cappelli da cowboy e magliette.
E poi, a sorpresa, ci sono meravigliosi negozi vintage in cui perdersi. A provare vestiti fingendo di essere Cher nel film Sirene e negozi country in cui fare incetta di abitini fiorati da sfoggiare durante aperitivi estivi e cene in terrazza.
Negozi di Calgary E c’è il negozio di Fluevog Shoes in Stephan Avenue, uno stilista locale che io non conoscevo e che realizza scarpe stupende, strane, quasi da collezionare. Le ho toccate tutte, prese in mano tutte, le avrei comprate tutte. I prezzi sono alti e alla fine ho desistito. Ma lo store c’è a Vancouver. Tanto per non chiudermi tutte le porte alle spalle.
Fluevog Store a Calgary

Calgary Eau Claire ParkPer visitare Calgary è sufficiente una giornata. Noi abbiamo passeggiato con calma nelle avenue e nelle street di Downtown, spingendoci fino al Bow River da una parte e alla 17th Avenue dall’altra. Qui abbiamo pranzato in una delle innumerevoli birrerie affacciate sulla strada e passeggiato con calma in una zona sicuramente poco turistica, dove non c’è nulla da vedere se non come vive la gente del posto.
Non siamo saliti sulla torre per scelta, ma siamo rimasti a guardare Costanza giocare all’Eau Claire Park prima e nel parco giochi al chiuso di un’enorme centro commerciale invaso da alberi e piante tra l’8th Avenue e la 2nd street. Il tutto mentre fuori, veloce e improvvisa, infuriava una tempesta di grandine che ha coperto strade e tetti di bianco.
A fermarci un giorno in più avremmo probabilmente visitato lo zoo e io la zona di Inglewood che, a quanto pare, è un susseguirsi di boutique, negozi vintage e locali alla moda.
Calgary per i bambini

Abbiamo dormito al Lakeview Signature Hotel scelto per la vicinanza con l’aeroporto che ci era comodo sia all’arrivo sia per il ritiro della macchina il giorno successivo (qui la mia recensione e alcune foto dell’albergo su Tripadvisor).
Abbiamo mangiato in un locale di Downtown la prima sera e sulla 17th Avenue a pranzo del giorno dopo. L’offerta mediamente è molto simile. I prezzi per tre sui 60$ canadesi. Le birre sono assolutamente da provare.
Ci siamo sempre spostati con il treno. Comodo, veloce e non eccessivamente caro.
Calgary, Alberta

E oggi si parte per il Banff National Park. Seconda tappa, secondo universo da esplorare.
Io continuo a sperare in sprazzi di cielo blu, fa niente se preceduti e seguiti da tempeste di acqua. Continuo a flippare in universi paralleli nelle aree di sosta delle pompe di benzina che mi proiettano in mondi lontani. E mi esalto nei sorrisi di quelli che incontro, gentili e vuoti come tutti i sorrisi americani. Ma che alla fine caricano di positività i secondi. E i ricordi da conservare.

Tutte le foto qui.

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