148 – Fondazione Prada. Luci, ombre e De Chirico

Fondazione Prada Milano - EsternoAttraversare Milano alle due del pomeriggio. Pedalando lungo strade deserte. Sospese. Accecate dal sole. Come in un città fantasma. Sotto al sole cocente. Con un pizzico di follia negli occhi e nelle gambe. Perché pochi avrebbero sentito quel bisogno di andare. A quelle condizioni. Con il caldo cocente dell’estate in arrivo.
Ma c’era quel vento, fresco, continuo, teso. A portare via sudore, inerzia e pensieri.
Ed era quel vento a facilitare ogni pedalata. Portandomi aldilà delle zone conosciute e attraversate mille volte.
Fondazione Prada Milano - Largo Isarco 2Oltre un cavalcavia di cui non avevo conoscienza. In quella zona Ripamonti di cui spesso ho sentito parlare ma di cui, di fatto, non ho alcuna coscienza.
Sfiorando complessi di loft e zone completamente deserte. Che Milano, a volte, non sembra nemmeno Milano.
Essere turisti a casa propria significa soprattutto una cosa: rendersi conto. Rendersi conto delle differenze. Osservarle, comprenderle, stupirsene. Percepire le novità. Esserne informati.
Anche la Fondazione Prada Milano, largo Isarco 2, è una novità per Milano. Un posto da scoprire con occhi ben aperti e rinnovata curiosità. Andarci assolutamente. Questo mi spingeva a pedalare nel caldo, attraverso la città deserta, lungo strade mai percorse.

Realizzata là dove agli inizi del Novecento c’era un’antica distilleria, fuori dal centro, dalla movida, dai quartieri emergenti, è uno spazio multifunzionale dedicato all’arte, alla cultura, al design.
L’architettura che la contraddistingue – un insieme di edifici vecchi sapientemente recuperati (Haunted House, la Cisterna, il Deposito, la Galleria Sud) e nuovi perfettamente integrati (Podium, Cinema, Torre – quest’ultima è ancora in costruzione) – è molto più interessante e affascinante della collezione esposta.
Grandi spazi, enormi finestre, pareti che si colorano di luce e ombre. Un edificio completamente ricoperto d’oro, visibile da quasi tutte le gallerie espositive, che risplende alla luce dell’enorme sole estivo. Il grigio è il colore dominante. Che si accende e si spegne a seconda dell’esposizione.

All’esterno, un grande cortile punteggiato qua e là da sedie e panchine e piccoli alberi, crea ambientazioni metafisiche, come in un quadro di De Chirico, in cui i giochi di ombra e luce, di specchi, di sovrapposizioni architettoniche, danno vita a un’atmosfera sospesa. Uno spazio urbano di sosta. Accessibile per chiunque e, in un certo senso, indipendente dalla Fondazione stessa.
Fondazione Prada Milano

Un discorso a parte merita il Bar Luce, anch’esso indipendente dalla Fondazione e accessibile dall’esterno, progettato dal regista Wes Anderson, lo stesso di Gran Budapest Hotel.
Circondato, infatti, da edifici imponenti e minimali, industriali in tutta la loro essenza, puliti, il Bar Luce è ridondante, carico, un colpo d’occhio. Immaginato come spazio per chiacchierare e rilassarsi, si ispira ai tipici bar italiani degli Anni Cinquanta e Sessanta. Con i tavoli e le sedie in formica, i pannelli di legno impiallacciato sulle pareti, il flipper, il juke box, la macchina per il caffè della Faema, le bottiglie in bella vista, a me ha ricordato certe mattine dell’infanzia con mio padre, cornetti comprati alla Stazione Centrale prima di partire, odore di sigaretta.
Fondazione Prada Milano - Bar Luce

Sopra al bar, anch’essi indipendenti, la Biblioteca, che per il momento è in via di definizione e ospita alcune opere sul tema della natura e una toilette mobile capovolta in omaggio all’orinatorio Fontana di Duchamp, e l’Accademia dei Bambini, ideata e progettata dalla neuropediatra Giannetta Ottilia Latis, che si propone come uno spazio di sperimentazione destinato all’infanzia sui temi dell’arte e non solo a cui i bambini possono accedere per giochi liberi o guidati.

Fondazione Prada Milano - Trittico Lost LoveLa collezione esposta è piuttosto eterogenea. Non sempre è chiaro il senso delle scelte effettuate. E non tutto è interessante. A volte, la presenza di un’opera d’arte sembra più un pretesto per accompagnare il visitatore alla scoperta della sala, più che una volontà di farla conoscere.
Così, per esempio, a me è parso nelle tre sale della Cisterna che ospitano il Trittico (tre opere di tre artisti diversi, accomunate dalla forma cubica e dal richiamo alla natura: Case II di Eva Hesse, Lost Love di Damien Hirst e Un metro di cubo di terra di Pino Pascali).

Fondazione Prada Milano - Thomas DemandLe sala sottostante all’edificio del Cinema espone una singola opera e tutto il percorso creativo che l’ha vista nascere. Un modo interessante questo di raccontare l’arte. Che diventa “fatica”, “percorso”, “tentativo”. Si tratta del Grotto, opera del 2006 del fotografo tedesco Thomas Demand, di cui io non avevo mai sentito parlare e che ho trovato assolutamente geniale. Non tanto per l’opera esposta in sé, quanto per il suo modo di procedere: in pratica, questo assurdo personaggio fotografa “non luoghi”, posti in cui non è mai stato, ma la cui immagine, per qualche motivo, lo ha colpito, gli è rimasta dentro. Partendo, quindi, da quella singola immagine, dopo anni di studio, Demand realizza un plastico quanto più realistico e veritiero possibile, lo allestisce quasi fosse un set e lo fotografa. L’opera è lì. In quella scelta di scatti, frutto di una scelta di possibilità che diventano realtà senza esserlo davvero. É meravigliosa, secondo me, l’idea di documentare con una fotografia un posto in cui non si è mai stati.

Fondazione Prada Milano - Haunted HouseLa Haunted House, costruzione originale dei tempi della Distilleria, pressoché mantenuta intatta nei suoi volumi originari, ma completamente rivestita da uno strato di foglie d’oro (5 kg di oro per l’intera costruzione) è molto più interessante e scenografica all’esterno che all’interno. Visitabile su orari prefissati, ospita la collezione permanente di un certo Robert Gober, altro sconosciuto per me, le cui opere toccano i temi della sessualità, del rapporto tra uomo e donna, dell’amore (Creek bed, il minuscolo cuore che pulsa in un tombino, sciacquato via dall’acqua scrosciante che tutto lava e tutto cancella è, tra i lavori presenti, quello che di più mi ha colpito).
Fondazione Prada Milano - Hounted House internoFondazione Prada Milano - Robert Gober

Fondazione Prada Milano - DepositoLa Galleria Sud, il laboratorio dell’antica Distilleria, ospita opere varie di numerosi artisti, soprattutto degli Anni Sessanta e Settanta. In realtà, però, il percorso è una sorta di corridoio prima di arrivare al Deposito, uno spazio immenso e finale dove, in un’architettura industriale in cui i cantieri sullo sfondo sembrano essere parte integrante dell’installazione stessa, sono esposte una decina di automobili, per lo più vecchie e, comunque, riassemblate che catapultano il visitatore in una dimensione cinematografica (non riuscivo a smettere di pensare alle Iene di Tarantino. E a Grease. Non so nemmeno, poi, perché).
Fondazione Prada Milano - Deposito

Il corpo centrale della Fondazione, il cosiddetto Podium, ospita la mostra Serial Classic. Moltiplicare l’arte tra Grecia e Roma.
Si tratta, in pratica, di un viaggio alla scoperta dell’arte seriale antica (come a dire che l’opera d’arte è sempre stata riproducibile, già ai tempi degli antichi Greci) il cui scopo è quello di mostrare come, da sempre e probabilmente per sempre, gli esseri umani abbiano sentito l’esigenza di riprodurre le opere d’arte, di renderle immortali creandone delle copie stesse. Moltiplicandole.
Le statue presenti, non più di una cinquantina tra il primo e il secondo piano, possono avere più o meno un interesse artistico. Quello che, però, riescono a trasmettere è un profondo senso di sospensione, in quel ripetersi di espressioni, gesti, pose, sguardi. Moltiplicato dal gioco di luci con l’esterno e dalla cornice architettonica in cui sono inserite (il secondo piano, con la torre dorata che entra fisicamente nella sala, è semplicemente spettacolare).
Fondazione Prada - Podium

Fondazione Prada Milano - Serial Classic

Fondazione Prada Milano
Largo Isarco 2 – Milano
Aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00
Ingresso 10€ (ridotto 8€)
(nota tecnica: di fronte all’edificio è disponibile un parcheggio custodito gratuito attrezzato anche con rastrelliera per le biciclette)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...