147 – Highline Galleria. Camminando sui tetti di Milano

Highline Galleria MilanoQuello che rende New York la città più incredibile che io abbia mai visto nella mia vita, il motivo per cui la amo smisuratamente, il bisogno che sento di doverci tornare, e dopo esserci tornata, di tornare ancora e ancora e ancora, dipende dalla sua incapacità di rimanere immobile. Quell’incredibile, unica, meravigliosa abilità nel cambiare prospettiva, nel trasformarsi, nel costruire uno scenario urbano differente partendo da elementi presenti da sempre nei suoi confini.
La prima volta che, per puro caso, mi sono imbattuta nell’High Line Park, un parco sopraelevato costruito sui binari ferroviari in disuso che un tempo attraversavano la città, non ho potuto fare a meno di pensare che solo a New York a qualcuno sarebbe potuto venire in mente di usare dei binari, un’orrida ferrovia sopraelevata, per farli diventare qualcosa di diverso: uno spazio urbano a uso e consumo di chiunque, da inglobare tra le attrattive cittadine, annoverare tra le cose da vedere e utilizzare secondo le proprie esigenze.

Dal primo maggio Milano ha la sua High Line – che qui si scrive tutto attaccato, Highline – a ricordarci che le città sono fluidi, o tali dovrebbero essere, e come tali si muovono, si insinuano, cambiano forma, si espandono, si adattano. E facendolo, plasmano, levigano, corrodono. Trasformano: scenari, prospettive, architetture, percorsi urbani.
L’Highline di Milano è un camminamento di pochi metri che si snoda lungo i tetti della Galleria Vittorio Emanuele, a due passi da Piazza Duomo, a sfiorare il vetro della cupola del Mengoni e le decorazioni imponenti dei palazzi antichi. Con la pretesa, certo esagerata, di mostrare uno skyline, di raccontare la città. Partendo da quella che, per almeno un secolo, è stata l’anima cittadina e il suo cuore pulsante.
Highline Galleria - La cupolaIo mi ci sono ritrovata sopra in una calda sera di giugno, il sole quasi al tramonto, il buio che faticava ad arrivare. Profumo d’estate. E di ricordi lontanissimi e adolescenziali.
Da sola per buona parte della visita. Sentendomi prigioniera e libera come penso possa sentirsi chi rimane chiuso in un museo dopo l’orario di chiusura. Con la messa cantata dall’altoparlante nella sottostante piazza Duomo (chissà, poi, perché) e una musica jazz proveniente da uno dei bar della Galleria (chissà, poi, quale visto che lì sotto ci sono solo bar turistici e ristoranti di alto livello).
In un’atmosfera sospesa in cui i pensieri vagavano in tutte le direzioni, senza preoccuparsi di trovare un approdo.
Aspettando che la notte si insinuasse tra i tetti e desiderando di essere un angelo come uno degli angeli del Cielo sopra a Berlino, per me il film più bello di Wim Wenders.
Piazza Duomo vista da Highline Galleria

Lungo il percorso della Highline, che per il momento non supera i 50 metri o poco più, sono disseminate piattaforme e pannelli illustrativi che raccontano la storia della Galleria Vittorino Emanuele.
Le poco lungimiranti parole di Umberto I alla morte di Vittorio Emanuele: Il nostro primo Re è morto; il suo successore vi proverà che le istituzioni non muoiono.
Le critiche, identiche a tutte le critiche di tutti i secoli e di tutti i mondi e che da sempre accompagnano la realizzazione di qualsiasi cosa di nuovo: Più volte si parlò della Galleria Vittorio Emanuele, il progetto più infesto che mai sia venuto in mente d’uomo. Tutti i cittadini gli si mostrano avversissimi concordemente e sempre; soltanto gli edili che spendono i denari del pubblico gli si affezionarono dietro con un affetto che sa di delirio erotico.
I numeri che per sempre le rimarranno cuciti addosso: la posa della prima pietra in una gelida giornata di marzo del 1865, l’inaugurazione il 15 settembre 1867 alla presenza del Re Vittorio Emanuele II, il numero totale di giorni che ci sono voluti per realizzarla, 692…
Highline Galleria Milano

Torre Velasca vista da Highline GalleriaLo skyline osservato da qui non è granché. Ma la visione da vicino della cupola illuminata vale il prezzo del biglietto. Così come il taglio di piazza Duomo senza Duomo che si scorge dall’alto. Il Castello Sforzesco è poco più che un profilo. La Torre Velasca svetta imponente a ricordarmi in modo inequivocabile che Milano non è New York. I grattacieli nuovi, quelli di Piazza Gae Aulenti e Porta Nuova, da qui non si vedono. Ma pare che a fine giugno apriranno un altro pezzo di camminamento e si potrà fare il giro completo della cupola e il panorama cambierà di nuovo e, forse, sarà più interessante.
La cupola della Galleria Vittorio Emanuele da Highline Galleria

Seduta sull’unico gradino metallico, aspettavo. Godendomi il vento fresco della sera dopo l’arsura della giornata e il profumo dell’estate, inequivocabile e dolciastro. Mi sentivo sul tetto del mondo. In pace con tutto.
Milano non è New York e io ho bisogno di tornarci il prima possibile a New York. Ma sta cambiando. É cambiata. In un anno in cui ho viaggiato pochissimo, visitato pochissimo, mi sono spostata pochissimo, Milano è stata per me la città da scoprire. Come una turista in casa propria. Anzi, di più. Come una viaggiatrice a casa propria. Partendo dal dietro l’angolo. Per arrivare al mondo intero.

Highline Galleria (accesso da via Silvio Pellico 2. Biglietteria al 4° piano) è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00. Il biglietto costa 12€ per gli adulti (6€ fino al 20 giugno). I bambini sotto ai 6 anni non pagano. Dai 6 ai 17 anni e dopo i 65 anni il costo è di 10€.
Il biglietto di accesso alla Highline Galleria presentato in giornata al vicino Museo di Leonardo (piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II) consente di ottenere delle riduzioni sul costo del biglietto di ingresso.

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