146 – Dall’Oman all’Azerbaijan. Il mio viaggio mentale

Expo2015 - Uk PavilionChi dice che Expo sia un grande Luna Park, una Las Vegas kitsch di grande forma e poca sostanza, chi sostiene questo, ha perfettamente ragione.
Eppure io, ogni volta che arrivo nei pressi dell’area fieristica mi sento scossa da una specie di frenesia, un bisogno di andare, di vedere, di scoprire. E non c’è altro posto dove vorrei essere se non lì.
Così i tornelli, deserti la domenica mattina, dell’entrata Est, Roserio, diventano gate di un aeroporto e i padiglioni luoghi da visitare, mondi dentro a cui entrare.
Così parto per questo secondo viaggio alla scoperta di Expo2015, senza Costanza la minuscola, in una specie di luna di miele metropolitana per me che, con tutto il cuore, spero di partire presto per un viaggio vero.

NOTE TECNICHE:

  • Abbiamo lasciato la macchina al parcheggio di Arese. Che domenica mattina alle 11 era quasi deserto. Il costo è di 12,20€ per tutta la giornata. Chiude alla una. Dal parcheggio per arrivare alla zona fieristica è a disposizione una navetta gratuita. Ne parte una ogni 10 minuti (l’ultima da Rho è alle 12.20 am). Sono abbastanza comode se non fosse che per raggiungere Expo tornano praticamente a Milano (uscita Viale Certosa). Pensando alla precedente esperienza, da Milano, il modo senz’altro più comodo per raggiungere l’Esposizione sono i mezzi pubblici.
  • A parte la coda per il padiglione del Giappone ( 40 minuti di attesa circa per entrare per 50 minuti di visita), le altre file che abbiamo affrontato sono state tutte abbastanza rapide e scorrevoli (mai più di 15 minuti). Non abbiamo ancora visto Palazzo Italia (dove, effettivamente, la coda era molto lunga) e non siamo riusciti a visitare la Svizzera che per evitare le code rilascia biglietti numerati che, però, alle 17.30, quando ci siamo presentati noi, erano già esauriti (per chi ha intenzione, quindi, di vedere il padiglione elvetico, conviene prendere subito il ticket con l’orario e organizzare il resto delle visite partendo da questo).
  • Abbiamo assistito allo spettacolo del Cirque du Soleil che inizia alle 21.30 e si tiene all’Open Theatre. Oltre al biglietto per il teatro, è necessario essere in possesso di un biglietto di ingresso per Expo. Vanno bene anche i ticket serali da 5€. Noi avevamo due biglietti per il settore viola, da 30€. Si vede abbastanza bene, anche se naturalmente, i posti assegnati con il biglietto da 35€ sono migliori. Per chi non fosse particolarmente interessato, lo spettacolo si vede perfettamente (e gratuitamente) anche da fuori, seduti sulle panchine intorno all’Open Theatre. Lo spettacolo dura in tutto un’ora (si fa perfettamente in tempo, quindi, a tornare a casa con i mezzi pubblici). É particolarmente indicato per chi ha bambini dai 4/5 anni in su. Quelli presenti sembravano divertirsi molto.
  • In nove ore siamo riusciti a visitare 16 padiglioni (Oman, Russia, Estenoia, Slovakia, Giappone, Kuwait, USA, Iran, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Mozambico, Zimbabwe, Haiti, Azerbaijan, Paesi Bassi) più il supermercato futuristico della Coop dove è possibile fare la spesa utilizzando le nuove tecnologie come mezzi per ottimizzare il proprio carrello in base ai costi e alle caratteristiche nutrizionali e di produzione dei prodotti in vendita.

DA EST VERSO PIAZZA ITALIA E POCO OLTRE.
FOTORACCONTO DELLA SECONDA GIORNATA A EXPO

Oman: la periferia operosa
Ci sono alcuni Paesi che nonostante la loro storia, le loro tradizioni più che centenarie, i loro riti, la loro cultura, sfuggono alla conoscenza globale; nomi esotici difficili da collocare su una cartina se non, vagamente, in un’area geografica anch’essa vagamente immaginata. L’Oman, il cui padiglione è il primo che si incontra entrando da Roserio, è uno di questi. Cosa si immagina quando si immagina l’Oman?
Un deserto. Più o meno Oasi. Più o meno. Datteri. Forse. Donne vestite con abiti spessi che trafficano in cucina. Cestini con semenze. Panieri. Bambini che giocano in cortili assolati. Tutto molto sfuggente. Tutto molto lontano. Tutto estremamente affascinante.
Il padiglione dell’Oman, che ricorda nella struttura il pregiudizio che ciascuna di noi ha sulle costruzioni locali e sa di Medioriente, racconta la fatica e gli sforzi compiuti dagli omaniti per ricavare dalle loro terre aride l’acqua necessaria ai raccolti e agli allevamenti. Racconta dei prodotti locali – datteri e miele soprattutto, ma spezie e latte di cammello – alla base di una cucina, tutto sommato, interessante. Racconta di un popolo dignitoso che nonostante tutte le difficoltà legate al territorio, riesce comunque a sopravvivere e a guardare al futuro. L’Oman non nutre il pianeta. Ma sicuramente non è uno di quei paesi che sottrae risorse all’economia globale. Piuttosto, riesce a usare al meglio quelle, scarse, che la natura gli ha messo a disposizione.
Expo2015 Milano - Oman PavilionEstonia: un volo in altalena
In Estonia si torna bambini, lasciandosi cullare su uno dei dondoli – sembra che si chiamino Kiik – dislocati lungo tutte le pareti della struttura e che a ogni oscillazione producono energia. Fatto questo, il padiglione è poco più di un ente del turismo. Il tema dell’Expo è poco più che accennato, mentre vengono raccontate le bellezze, le tradizioni e la cultura locale. Per un Paese giovane che, probabilmente, ha una gran voglia di farsi conoscere e farsi scoprire. Tallin, comunque, è una delle mete preferenziali per uno dei miei prossimi viaggi europei.
Expo 2015 Milano - Estonia PavilionRussia: o della “grandeur”
Expo2015 - Russia pavilionFascino e fastidio. Questo provo quando penso alla Russia. E questo mi suscita anche il padiglione presente a Expo.
Dal punto di vista architettonico è senz’altro uno dei padiglioni più interessanti: una struttura lignea con un tetto a specchio che punta verso il cielo e, internamente, ambienti multifunzionali suddivisi in spazi differenti. Un video all’ingresso racconta i primati russi: il lago più profondo del mondo, il corso d’acqua più lungo d’Europa… Una specie di bar del futuro adibito a zona dimostrazione permette di assaggiare prodotti e bevande tipiche locali. Il bar offre specialità della cucina russa. Al secondo piano un cinema e un’area espositiva in cui sono raccolte alcune testimonianze del design russo e qualche pannello informativo sul problema della nutrizione e della salute alimentare.
Nonostante, però, tutta la struttura sia costruita con materiali ecologici e sostenibili e il tetto sia ricoperto da un’area verde, la risposta russa alla domanda “come nutrire il pianeta” è decisamente non pervenuta. E da un Paese che, comunque, gioca un ruolo centrale nell’economia mondiale magari ci si aspetterebbe di più.
Al bar abbiamo ordinato kotleti pojarskay (cotoletta di pollo impanata con crostini di pane) e grano sareceno. Costo 12€. Non male.
Expo2015 - Russia pavilion
Slovacchia: nella patria di Andy Wharol
Expo 2015 Milano - Slovakia pavilionLa sola cosa che mi sento di dire a proposito del padiglione della Slovacchia è: chi l’avrebbe mai detto?.
Un paese sconosciuto ai più, piazzato lì in mezzo all’Europa, privo di una capitale dal fascino indiscusso come potrebbero essere Praga o Varsavia, con una storia nazionale relativamente recente… Eppure il padiglione slovacco, tra quelli che io definirei “piccoli”, è il padiglione in cui abbiamo trascorso in assoluto più tempo. In uno spazio fisico limitato, infatti, il Paese viene presentato in ogni suo aspetto – artistico, geografico, culturale, sociale, sportivo… con tecnologie decisamente all’avanguardia o, per lo meno, all’avanguardia se riferite alla Slovacchia. Forse è il mio pregiudizio a condizionarmi, ma non mi sarei mai aspettata tanta modernità. Tecnologica, iconografica e comunicativa. Poi, a pensarci bene, la Slovacchia è la patria di origine di Andy Wharol, probabilmente l’artista più moderno che sia mai esistito. E loro ci tengono a farlo sapere. Qualcosa, quindi, deve esserci.
Detto questo, il tema dell’Expo non viene affrontato minimamente. Ma il padiglione merita ugualmente una visita. Anche solo per rilassarsi all’esterno, accanto alla fontana, ricaricando tablet e cellulari con gli alimentatori gentilmente messi a disposizione.
Expo2015 Milano - Slovakia pavilion

Finalmente Giappone!
Expo2015_Giappone-dettagli
40 minuti di coda (annunciati da un cartello) per uno dei padiglioni più ricchi, interessanti, articolati e capaci di offrire sostanza oltre che forme che io abbia visto finora.
Come nutrire il pianeta risparmiando risorse ed energia e sfamando tutti? Il Giappone una risposta la dà: attraverso la tradizione alimentare locale, sana, equilibrata, bilanciata, antitetica rispetto al modello occidentale classico e capace di unire tradizione (per esempio, l’umami come base della cucina nipponica, la fermantazione come sistema di conservazione degli alimenti, l’utilizzo di alimenti crudi e di alghe…) e tecnologie moderne per la lavorazione del cibo e contro gli sprechi alimentari.
Expo 2015 Milano - Japan pavilionIl tutto viene presentato in un percorso della durata di 50 minuti, un’esperienza sensoriale molto particolare (l’exhibit della seconda sale lascia davvero a bocca aperta) che si conclude all’interno di un ipotetico ristorante del futuro in cui è possibile consumare un pasto virtuale e assistere a un perfetto esempio di quella che è la cultura pop giapponese (perfezione unita al kitsch, poesia e volgarità).
Nel ristorante del padiglione abbiamo consumato un hamburger di riso e carne di pollo con patatine e una bottiglietta d’acqua, udon caldi e tempura e una bevanda locale, al costo di 34€.
Siamo anche riusciti ad assaggiare, gratuitamente, il pesce palla (fugu) preparato crudo con una salsa a base di erba cipollina e, penso, aceto di riso. Non male. Ma, per quel minuscolo assaggio che ho fatto, non all’altezza della fama di cui gode.
Expo2015 Milano - Japan pavilionExpo2015 Milano - Giappone food USA: voglia di Ohio
Expo 2015 Milano - USA pavilionProgettato ispirandosi all’architettura dei granai delle grandi pianure centrali, completamente sostenibile e accessibile attraverso una pedana in legno recuperato dal lungomare di Coney Island, caratterizzato dalla presenza di un enorme orto verticale che sembra essere il leit motiv di questa esposizione insieme al concetto di “fermentazione”, il padiglione americano è un immenso contenitore vuoto, se non fosse che gli americani sono bravissimi a fare comunicazione, intrattenere gli spettatori e vendere se stessi e i loro prodotti. Così, i sette video della seconda sala che raccontano la storia del cibo e della cucina statunitense, la stanzetta con le targhe di tutti gli stati della federazione e i piatti tipici di ciascun’area in cui viene tradizionalmente suddiviso il Paese e la terrazza, coperta con pannelli in SPD-SmartGlass, un materiale che consente di regolare il calore riducendo l’energia necessaria per raffreddare o riscaldare un ambiente, sono godibilissimi, divertenti e caratterizzati da un’atmosfera rilassata, piacevole.
Per me, la voglia di ripercorrere certe strade, di scoprirne altre, di addentrarmi nell’America più profonda, quella del grande nulla e delle grandi depressioni, è fortissima. Così come il sapore, per altro sconosciuto, dei piatti tipici del Thanksgiving, di quell’indian summer che nel mio immaginario è sinonimo di felicità e libertà.
Piacevole nel tardo pomeriggio, dalla terrazza, godersi un cocktail guardando il sole tramontare sui padiglioni.
Expo2015 Milano - USA Pavilion

Legato sempre al US pavilion, da non perdere per gli appassionati di hamburger e american food, il Food Truck Nation, uno spazio occupato da una serie di camioncini che propongono piatti, noti e meno noti, tipici della cucina americana.
Per il Fuori Expo, invece, sempre promosso dagli Stati Uniti, il temporary restaurant in Galleria Vittorio Emanuele James Beard che, al costo di 120€ comprensivi di 4 piatti accompagnati da 4 bicchieri di vino scelti ad hoc tra un’accurata selezione di etichette locali, ha l’obiettivo di far conoscere la cucina americana di alto livello presentata, per tutto il periodo, dai migliori chef a stelle e strisce attualmente in attività (prenotando la cena direttamente presso il punto informazioni dell’USA Pavilion si ha diritto a uno sconto del 20% sul costo totale).
Per maggiori informazioni sugli eventi, le iniziative e il programma di USA Pavilion www.usapavilion2015.net

Austria: il respiro della foresta
Expo2015 Milano - Austria pavilionAll’interno del padiglione austriaco è stato ricostruito un vero e proprio bosco a simboleggiare il microclima tipico delle innumerevoli zone boschive dell’Austria. Il focus della visita è il respiro, l’importanza dell’aria e il tema dell’ecosostenibilità produttiva (quindi, anche quella relativa alla produzione alimentare).
Una passeggiata piacevole e decisamente rinfrescante.
Presso il bar del padiglione abbiamo preso un cestino con pane nero, salame di capriolo, funghi e burro alle erbe (4,50€). E polpetta di capriolo con purè di sedano rapa (6,50€). Entrambe le cose molto buone.
Expo2015 Milano -Austria Pavilion

Gran Bretagna: l’immagine più bella
Expo2015 Milano - GB pavilionEro distratta da una telefonata quando il padiglione del Regno Unito ha fatto la sua comparsa sulla mia traiettoria visiva. Leggero. Sottile. Etereo. Bellissimo.
Una specie di ragnatela 3D di fili di ferro. Anzi, non una ragnatela. Un alveare. Un alveare che si muove e pulsa e si modifica in base ai movimenti, alle pulsazioni e alle modificazione di un vero alveare inglese, al quale è collegato tramite non ho ben capito che tipo di strana tecnologia. Ma tant’è.
Non c’è molto da dire. Null’altro da raccontare. Si entra e si diventa piccole api. Si attraversa un labirinto fiorito e si giunge all’alveare, dentro al quale si può entrare e passeggiare.
L’ape come simbolo di un ecostistema funzionante. In cui tutti svolgono la loro parte e portano avanti il loro lavoro. Per il bene della collettività.
Al bar del secondo piano, abbiamo preso una London Pale Ale e un cartoccio di patatine. Prezzo non pervenuto.
Expo2015 Milano - Gb pavilion

Azerbaijan: l’esotico secondo me
Expo2015 Milano - Azerbaijan pavilionDi Azerbaijan (il Paese, non il padiglione), avevo parlato pochi giorni prima di visitare Expo con un amico. Seduti lungo la Darsena, il sole in faccia, poco tempo, un panino. Era stato lui a raccontarmi di questo paese misterioso sulla via della seta, una repubblica presidenziale ereditaria, mi aveva detto. Mi aveva raccontato delle Fiamme, i grattacieli di Baku. Mi aveva raccontato dell’Haydar Aliyev Center “non c’è una superficie che sia dritta” aveva detto. Mi aveva parlato di un Paese in crescita, desideroso di aprirsi al nuovo, pronto a entrare a far parte dei circuiti internazionali culturali ed economici. Mi aveva raccontato della moglie del Presidente. Di cui non ricordo il nome. Una gran donna. Mi aveva spiegato. Una che ha lavorato tantissimo per la modernizzazione del Paese. Mi aveva parlato di edifici dalle facciate in cartongesso. E di dolcetti troppo dolci. Perfetti, però, da mangiare con il tè locale, troppo amaro.
Io ascoltavo. Affascinata.
Azerbaijan.
Già il nome mi suona come un invito alla scoperta. Dopodiché non saprei nemmeno collocarlo con precisione su una cartina. L’Azerbaijan.
Baku, però, è sul mare. Questo lo so. Nel padiglione di Azerbaijan presente a Expo ci sono alcune foto del lungomare di Baku. Con le Fiamme sullo sfondo.
Ci sono alcuni pannelli che spiegano il sistema scolastico locale. Il lavoro fatto per allargare il livello di istruzione anche alle popolazioni rurali. Il tentativo di farsi portavoce di un’alimentazione basata sul consumo di prodotti locali, sani e biologici.
E c’è una zona in cui vengono presentati tali prodotti. Mi ricordo le noci. Grandi vasi di alimenti sottolio (o sottaceto, non so). Vasetti di piante aromatiche. Pesce. E spezie. Ma assolutamente non saprei dire quali.
C’è la sfera di vetro. L’elemento che contraddistingue il padiglione esternamente. E che all’interno è sfruttata per raccontare il paesaggio dell’Azerbaijan.
E ci sono delle installazioni luminose. Tulipani, sembrano, fatti di led.
Il senso mi sfugge. Ma alla fine preferisco non essere in grado di leggere tutte le metafore. Preferisco lasciare che l’Azerbaijan viva del suo mistero. Uno degli ultimi posti esotici, per come la vedo io, ormai rimasto al mondo.
Expo2015 Milano - Azerbaijan pavilion

I padiglioni minori
Expo2015 Milano - Spagna pavilionMettere la Spagna tra i padiglioni minori mi sembra un po’ un’eresia. Ma tant’è. Il concept è lo stesso di altri paesi – la diversità alimentare, l’utilizzo di prodotti locali e stagionali, la presentazione della propria tradizione alimentare come la più indicata per rispondere ai fabbisogni nutrizionali del mondo… A me è rimasto poco. Forse vale la visita del bar in orario aperitivo. Perché l’atmosfera è la stessa dei locali barcellonesi. Della Barcellona che ho conosciuto e amato io. Secoli fa, oramai.
Il padiglione del Kuwait visto dall’alto della terrazza del padiglione americano sembra impacchettato in un sacco dell’immondizia, perché è tutto ricoperto di nero. Si entra attraverso una cascata in cui, grazie a un gioco d’acqua sofisticatissimo, vengono scritti dei messaggi per il visitatore. L’acqua è l’elemento centrale che fa da sfondo a tutte le argomentazioni. Al termine della visita si può assaggiare un bicchiere di acqua salata desalinizzato. Fa schifo. Ma sicuramente è un tentativo di risposta.
Expo2015 Milano - Iran pavilionIl padiglione dell’Iran si snoda lungo un percorso fatto di piantine aromatiche, coltivazioni locali, fontane. I datteri, lo zafferano e i pistacchi sono i prodotti alimentari sui quali si basa tutta l’economia iraniana. All’uscita abbiamo comprato un sacchetto di pistacchi, uno di semini di anguria tostati (buonissimi) e uno di arachidi ricoperte di pomodoro (9€ totali) e una scatolina di zafferano (5€ lo zafferano). Ci hanno fatto assaggiare datteri ricoperti di cioccolato. Squisiti.
I Paesi Bassi non hanno un vero e proprio padiglione. O se esiste, io non l’ho visto. Ho mangiato, però, nella piazzetta circondata dai furgoncini che servono prodotti locali trasformati in street food (salsicce, hot dog, merluzzo, formaggio….). Musica, concerti e un’atmosfera ridanciana fanno da contorno ai truck.

Expo2015 Milano - Cluster CerealiL’Africa a Expo 2015 non è presente. Il continente da salvare e nutrire non ce l’ha fatta.
Forse questo dovrebbe essere indicativo di tantissime cose.
Nel cluster Cereali e Tuberi, sono stati collocati i “padiglioni” di  MozambicoZimbabwe, poco più che minuscole stanze con qualche locandina appesa al muro stile agenzia di viaggi e nessun prodotto sugli scaffali (non ricordo se era il Mozambico o lo Zimbabwe a proporre radici di baobab come unico tentativo di captare il visitatore occidentale). Accanto a questi c’è Haiti. Povera. Deserta. Esclusa dall’interesse e dalla frenesia globali. Paesi che persino dentro a un circo come Expo sembrano non riuscire a trovare una loro collocazione. Un loro centro gravitazionale.

Future Food District o del supermercato del futuro 
Per rispondere al tema, il supermercato del futuro non dovrebbe tanto puntare sulla tecnologia. Quanto sul fatto di essere accessibile per tutti. Retorica, naturalmente. Ci saranno sempre fette di popolazione, popoli, stati, regioni, aree geografiche, che rimarranno esclusi dalla grande abbuffata. Ed è solo il caso che stabilirà chi e come parteciperà al banchetto. Come è sempre avvenuto. Come sempre avverrà.
Di sicuro questo, quando sarà allestito, avrà questo aspetto.
Un supermercato futuristico, asettico, tecnologico, robotizzato e capace di alimentare l’interazione tra consumatori, prodotti e produttori.

ALLA VITA: IL CIRQUE DU SOLEIL SBARCA A EXPO
Expo 2015 Milano - Cirque du Soleil Alla vitaLa prima volta che ho assistito a uno spettacolo del Cirque du Soleil ero a Las Vegas e lo spettacolo era Love, ispirato alle musiche dei Beatles. Uno degli spettacoli più belli e coinvolgenti che io abbia mai visto nella mia vita.
Il Cirque ha sempre segnato delle tappe nella mia esistenza. Dopo quello spettacolo, al ritorno in Italia, la mia vita ha subito una svolta. Una sorta di caduta libera verso il baratro.
che si è arrestata solo con il secondo spettacolo del Cirque a cui ho assistito, a Milano, parecchi mesi dopo il primo: Saltimbanchi, meno coinvolgente, meno scintillante, più banale. Ma che ha, anch’esso, segnato la fine di un periodo e l’inizio di uno nuovo.
A ottobre 2014, il Cirque ha portato in tournée Quidam. Ho regalato i biglietti a due amici che mi pareva ne avessero particolarmente bisogno in quel preciso momento, prima di iniziare un percorso, lungo e faticoso, che li avrebbe catapultati da un’altra parte, in un punto lontano anni luce da quello da cui erano partiti.
Sono stata incerta, quindi, se assistere o meno allo show che il Cirque du Soleil propone per Expo e mi sono chiesta se sia sempre il caso di sfidare il destino in un modo così sprezzante. Non che io sia superstiziosa. Ma credo in una specie di ritorno dei corsi e ricorsi. E gli spettacoli del Cirque hanno senz’altro, nella mia vita, un ruolo diverso dal semplice intrattenimento, più o meno piacevole.
Alla fine ho deciso che sì. Che forse anche stavolta, dopo lo show, sarebbe iniziato un periodo nuovo. E che forse questa volta mi sarei trovata nella parte alta della curva: non sotto la ruota, ma sopra. A godermi lo spettacolo dall’alto.
Expo2015 Milano - Cirque du Soilel

Alla vita è uno spettacolo carino. Non andrei oltre. Ci sono alcuni momenti spettacolari, di poesia pura e coinvolgimento totale.Ma in generale, lo show è abbastanza piatto. E tutto sommato vale la pena guardarlo gratis assiepati sulle panchine intorno all’Open Theatre piuttosto che pagare un biglietto per sedersi sui gradoni del teatro con una visuale di poco migliore rispetto a chi rimane fuori.
Lo show dura un’ora (9.30-10.30). I biglietti hanno costi che vanno dai 25 ai 35€. Occorre essere in possesso di un biglietto di ingresso valido (anche quello serale da 5€) per poter accedere allo spettacolo.
Maggiori informazioni qui.

Se volete leggere il primo racconto sulla mia esperienza a Expo 2015, qui.
Altre foto della giornata sulla mia pagina Fb o sul mio profilo Instagram.
Tutte le informazioni su Expo 2015 sul sito www.expo2015.org

2 thoughts on “146 – Dall’Oman all’Azerbaijan. Il mio viaggio mentale

  1. Pingback: 161 – A Expo di domenica. Consigli sal(v)a coda | Alessia1974Cose

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