143 – Seicento metri sul Decumano

Expo2015 - Fiera. Il DecumanoPadiglione Zero. Seconda salaIl Decumano attraversa l’Expo da Est a Ovest per un chilometro e mezzo. Lungo la strada, da una parte e dall’altra, si snodano i padiglioni.
Arrivando con la metro o con il passante ferroviario, entrando da uno dei due accessi collocati a Ovest (Fiorenza o Triulza), il primo in cui ci si imbatte è il Padiglione Zero, che nelle intenzioni del progettista – Michele De Lucchi – e del curatore – Davide Rampello – dovrebbe riprodurre un pezzo di crosta terrestre sollevata. L’idea è quella di guidare il visitatore in un percorso nella memoria, una specie di viaggio nel tempo che dalle origini della storia umana conduce fino ai giorni nostri, con i cambiamenti imposti alla natura per poterne sfruttare le risorse e la trasformazione del mercato del cibo da reale a finanziario, quindi puramente virtuale.
La mia visita a Expo 2015 è iniziata così.
Dentro a un antro buio, circondata da una scenografia neoclassica a rappresentare una sorta di biblioteca, nel frastuono di centinaia di monitor che proiettano immagini legate ai mezzi attraverso cui gli uomini, da sempre, si sono procacciati il cibo.

NOTE TECNICHE:

  • In una giornata abbiamo visitato 12 padiglioni e trascorso un paio di ore al Children Park. Laddove possibile, abbiamo assaggiato almeno un piatto per ognuno dei padiglioni visitati spendendo una media di 5€ a piattino (talvolta, poco più che assaggi. Altre piatti un po’ più consistenti). La birra costa in media 5€.
  • Abbiamo cenato presso uno dei ristoranti di Eataly, spendendo una media di 10€ a piatto.
  • Abbiamo usufruito del servizio gratuito di noleggio passeggini offerto da Chicco prenotato il giorno prima direttamente online. Il servizio dà diritto a 5€ di sconto per una spesa minima di 20€ presso uno dei punti vendita Chicco.
  • Abbiamo bevuto sempre e solo l’acqua a disposizione gratuitamente presso le Case dell’Acqua presenti in tutta l’area espositiva.
  • Quasi tutti i bagni sono attrezzati con fasciatoi, pannolini e salviettine messi a disposizione da Chicco. Nel Children Park i bagni sono a misura di bambino, perfetti per quelli appena spannolinati.
  • Lungo il tratto di Decumano percorso, non abbiamo incontrato “lavori in corso” o padiglioni non finiti fatta eccezione per il padiglione del Nepal. Molti padiglioni, però, sono ancora chiusi e a vederli così non è detto che saranno mai aperti.
  • Il personale presente e tutti gli addetti ai lavori sono estremamente gentili e disponibili. Le informazioni, però, spesso non sono univoche e in merito ad alcune questioni (per esempio, lo spettacolo del Cirque du Soleil) del tutto assenti. Se devo aggiungere una considerazione personale, a una settimana dall’inaugurazione, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a persone poco preparate ma contente di essere lì. O quanto meno consapevoli dell’eccezionalità dell’evento in sé. Non so se questo è quello che ho voluto vedere io, e può anche essere, ma questa è l’impressione più forte che mi è arrivata parlando con alcuni degli addetti ai diversi padiglioni (molti, è vero, in stage).

FOTORACCONTO DELLA MIA PRIMA GIORNATA A EXPO.
PADIGLIONE PER PADIGLIONE (o quasi)

Brasile: un grande circo senza contenuto
Arrivando con la metro o il passante e uscendo dal Padiglione Zero, quello del Brasile è uno dei primi padiglioni in cui si si imbatte. La rete attraverso la quale vi si accede e che rappresenta, nell’intenzione dei creatori, l’integrazione e l’interconnessione tra le diverse etnie e culture che animano il Paese e che ne caratterizzando anche l’alimentazione e la varietà delle coltivazioni, è l’attrazione principale del padiglione ed, effettivamente, è molto scenografica e divertente da percorrere. Sotto alla rete si snoda una Green Gallery che ospita alcune delle principali coltivazioni del Brasile e una serie di tavoli interattivi attraverso i quali avere informazioni sulle etnie brasiliane (anche attraverso un approccio ludico). Nonostante gli intenti, il messaggio fatica a venire fuori. L’esposizione interna è poco più che pretestuosa e, forse, sarebbe stato più interessante un dibattito sulla salvaguardia della Foresta Amazzonica.
Qui abbiamo assaggiato il pão de queijo (un sacchetto 5€).
Padiglione Brasile - Expo 2015

Belgio: gli insetti salveranno il pianeta e saranno perfetti per tutti
Poco distante dal padiglione del Brasile, si trova quello del Belgio, riconoscibile per la “fila” davanti al carretto delle patatine (un cartoccio 4€) e al chiosco delle birre (5€ a bicchiere).
Sebbene poco scenografico (forse per coglierne a pieno la struttura architettonica sarebbe necessaria una visione dall’alto o, comunque, d’insieme), tra i padiglioni visitati, a me è sembrato quello con il messaggio più forte da offrire. Al suo interno, infatti, che ospita anche un ristorante (chiuso durante la nostra visita), un bar e un laboratorio del cioccolato, si è cercato di dare risposta ad alcune delle domande che questa Esposizione dovrebbe rappresentare: come nutrire 7 miliardi di persone?
Il Belgio un abbozzo di risposta ha provato a darlo: attraverso la coltura di insetti e alghe come fonti alternative alle proteine animali, con l’acquaponica e l’idroponica come sistemi sostenibili di agricoltura e allevamento.
Forse non è molto, ma almeno è un tentativo.
Padiglione Belgio - Expo 2015

Corea: bellezza retorica
A parte la cortesia e la competenza del personale addetto, tra quelli che ho visto, il padiglione della Corea, la cui architettura si rifà al Moon Jar, il vaso tipico in cui avviene la fermentazione di molti dei piatti della tradizione locale, è sicuramente il più bello, architettonicamente e per il tipo di installazioni presenti al suo interno.
Tutto l’allestimento ruota intorno a tre domande fondamentali e altrettanto retoriche:
Come si mangia (male. Grassi in prevalenza). Cosa si mangia (per lo più produzione industriale). Come si può nutrire il mondo (risposta non pervenuta. O, forse, non pervenuta a me). L’ologramma del bambino denutrito che si gira verso lo spettatore fissandolo negli occhi è probabilmente l’immagine più forte che rimane di tutta la visita.
Il percorso espositivo prosegue, poi, con la presentazione di una delle tecniche principali che caratterizzano la cucina coreana: quella della fermentazione, appunto; e con la presentazione di alcuni piatti tipici coreani raccontati attraverso una performance multimediale che si avvale di una serie di monitor presentati come ceramiche tradizionali coreane.
Abbiamo assaggiato ravioli fritti e alghe fritte essiccate (10€).
Padiglione Korea - Expo 2015

Malesya: ma l’olio di palma è davvero così dannoso?
Olio di palma MaleseIl padiglione della Malesya – 4 semi collegati tra loro – architettonicamente è piuttosto interessante e sicuramente interessante è la sezione dedicata all’olio di palma, prodotto nazionale di cui la Malesya è il principale esportatore al mondo e che qui viene presentato come uno degli alimenti più completo, sano ed ecologicamente sostenibile presenti sul mercato.
Che sia vero o meno, naturalmente non lo so. La Malesya è chiaramente interessata a promuovere un prodotto che, di fatto, finanzia in gran parte la sua economia. Dopodiché, forse, vale la pena lasciare aperta la strada al dubbio. Cercando di approfondire senza pregiudizi di sorta il tema.
Nell’ultima sezione del padiglione vengono organizzati laboratori per bambini e workshop. Durante la nostra visita, un laboratorio per apprendere la tecnica del batik.
Abbiamo assaggiato frutta fresca e succo di mango (non ricordo la spesa).
Olio di palma. Proprietà

Thailandia: contenuto non pervenuto
Pollo fritto thailandeseQuello della Thailandia è sicuramente uno dei padiglioni che maggiormente colpisce a prima vista, perché lo si riesce a cogliere nella sua interezza e invita a entrare. Rappresenta, nella forma, il cappello tipico dei coltivatori di riso locali ed è caratterizzato dalla presenza di un enorme cinema a 360°.
Il messaggio, però, appare confuso e tolta la gentilezza delle ragazze addette al padiglione e gli effetti speciali in sé, la visita lascia poco spazio alla riflessione e all’approfondimento di un qualsiasi tema.
In teoria dovrebbe ospitare una serie di eventi nell’arco della giornata anche se in realtà, durante la nostra visita, non ne abbiamo visto nessuno.
Abbiamo assaggiato delle crocchette di pollo fritte veramente buone (costo, mi pare, 5€).

Emirati Arabi: sognare l’impossibile
Gli Emirati Arabi, nell’immaginario collettivo, non a torto, rappresentano per lo più l’idea di una grande Disneyland nel deserto, costruita grazie ai soldi (sporchi) del dio petrolio (come se al dio petrolio tutti noi non ci appellassimo per qualunque nostra esigenza di vita). Probabilmente è così. Dubai è un Luna Park dove la cultura locale si perde dentro le luci artificiali dei centri commerciali e nel silenzio delle strade deserte. Che da quelle parti si gira in macchina e non a piedi.
Eppure, dietro a quel Luna Park, c’è l’ingegno umano, criticabile per carità. Ma che pure cerca ogni giorno di trovare soluzioni alternative. Per trasformare il deserto in un’oasi. Questo, sostanzialmente, il messaggio che il padiglione degli Emirati vuole dare al mondo: lavorando tutti assieme è possibile trovare soluzioni che possano essere d’aiuto per tutti. Certo, non si dice che tali soluzioni hanno dei costi che, purtroppo, che la maggior parte dei paesi non sono in grado di sostenere. Forse, però, già il fatto che ci possa essere una via d’uscita, costituisce una speranza. Forse.
Il padiglione, architettonicamente parlando, rappresenta un’enorme duna e in certi momenti, guardando in su, verso il cielo che ieri a Milano era blu cobalto, ci si potrebbe davvero immaginare in mezzo al deserto.
In un posto vero e non a Gardaland.
Padiglione Emirati Arabi - Expo 2015

Lungo il Decumano, i padiglioni più piccoli
Tra gli altri padiglioni visitati, piuttosto piccoli e poco interessanti sia dal punto di vista architettonico che dell’allestimento, abbiamo visto anche: il Padiglione del Vietnam (molto bello esternamente, del tutto privo di un senso all’interno); il Padiglione dell’Irlanda; quello del Nepal, non finito, tra tutti quello con il messaggio più forte, proprio per il fatto di essere rimasto abbandonato così, a metà; il Padiglione della Repubblica Ceca (solo esternamente, con la sua piscina al cui centro è collocata la macchina-uccello); il Padiglione della Bielorussia, caratterizzato dalla presenza di un’enorme ruota di un mulino ad acqua che rappresenta la ruota della vita.
Padiglioni Lato Ovest - Expo 2015

Children Park: l’esposizione a misura di bambino
Children Park - Expo 2015
Progettato da Reggio Childrenil Children Park è una delle zone che ho visto più interessanti e meglio pensate dell’Expo (persino Costanza la minuscola si è divertita e ha compreso il senso di tutte o quasi le installazioni). Situato in un’area laterale, piuttosto tranquilla e distante dal via vai del Decumano, si snoda, con i suoi colori e le sue forme sinuose, lungo otto diverse postazioni, ciascuna delle quali pensata per permettere ai bimbi di compiere veri e propri percorsi esperienziale di gioco e apprendimento sui temi dell’acqua, della terra, della vegetazione (bellissimo il padiglione in cui i bambini, attraverso il loro movimento, possono distruggere o creare un albero, farlo crescere, annientarlo), dell’energia, del rispetto e della condivisione con gli altri.
All’interno di ciascuna postazione, sono presenti gli animatori che coinvolgono i piccoli e li aiutano a completare il percorso.
Un minuscolo anfiteatro con macchinine a pedali, diverse aree relax (vietato, però, fumare e mangiare in questa zona) e bagni perfettamente attrezzati e a misura di bambino completano il servizio.
Children Park - Expo 2015Children Park - Expo 2015Children Park - Expo 2015Children Park - Expo 2015Children Park - Expo 2015C

Altre foto sulla mia pagina Fb.
Per maggiori informazioni sul sito Expo Milano 2015

4 thoughts on “143 – Seicento metri sul Decumano

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