142 – Pedalando lungo la Darsena

Panoramic_View_Darsena
La Dersana l’hanno inaugurata il 26 aprile con una grande festa. Un corso d’acqua a Milano lo aspettavano tutti. O quasi tutti. E poco importa se il corso d’acqua in questione non è un fiume, non è un ruscello, non è un lago e non è neppure il mare.
Quando la Darsena è stata inaugurata per tutti quelli presenti è stata una festa grande. E ne sentivano tutti così tanto il bisogno che già nei giorni successivi all’inaugurazione, le sue rive sono state letteralmente prese d’assalto.
Ci si siede per chiacchierare e fumare. Per rispondere al telefono o a un messaggio. Ci si sdraia per schiacciare un riposino. Si legge un libro lasciando penzolare i piedi. Si pedala lungo le sue rive (quella dalla parte di via Papiniano è senz’altro la più indicata per le passeggiate e il relax). Si fotografano le imbarcazioni nell’acqua. Che a Milano di barche e canoe non ne aveva mai viste nessuno. I bambini salgono e scendono dalle chiocciole posizionate lungo la riva dalla parte di via Gorizia o in piazza XXIV Maggio finalmente nuovamente accessibile. Gli innamorati si baciano a occhi chiusi che comunque è bello, aprendoli, rendersi conto che l’incanto non è solo dentro, ma anche fuori.
Ci sono gli universitari che vi si accampano per tutto il pomeriggio. I ragazzi che si passano lattine di birra e accendini. Mamme che spingono passeggini e carrozzine. Ancora non perfettamente in forma, ma con la gioia disegnata sulle labbra.

E’ talmente bella questa nuova Darsena che nessuno sembra davvero crederci che esista davvero. Che sia uno spazio fisico reale e non un’installazione. Che a Milano le cose belle di solito le smontano dopo due giorni. Se va bene una settimana.
Questa, invece, sembra sia destinata a durare. Sarà ammantata dalla luce sporca e spessa di luglio, inondata da quella leggera e dorata di settembre, penetrata da quella bianca e grigia di dicembre e da quella viola di gennaio e febbraio. Poi torneranno il rosa di marzo e il verde di aprile. E sarà, comunque, già passato un anno. E lei sarà ancora lì e chissà se la guarderemo ancora con lo stesso stupore, con la stessa meraviglia, con la stessa condivisa partecipazione di chi sa di aver assistito alla nascita di qualcosa.

BarcaIo alla Darsena ci sono stata due volte. La prima in un tardo pomeriggio blu di vento. Con il cielo limpido e il sole che filtrava il verde degli alberi. Da sola. Io e la mia bicicletta. Il pensiero fisso su ciò che avevo perso. Una Paperopoli non condivisa in cui ci si sarebbe potuti trovare a parlare. In un qualunque momento passato (o futuro) della mia esistenza immaginaria. Confidarsi. Che è la cosa che di più vorrei poter fare in questo momento.
La seconda oggi. In questo sabato euforico di eventi. Con l’intento di far vedere a Costanza le lumache di piazza XXIV Maggio, simbolo della lentezza rassicurante che, nonostante tutto, prima o poi arriva alla meta e lì trova il suo senso.
In entrambi i casi io mi sono sentita a casa, appagata per questo spazio nuovo da conquistare. Per questa possibilità in più di sognare. Di sognare di essere lontano. Ma, soprattutto, di sognare di essere felice.

Vita sulla Darsena
Artisti di strada in Darsena
Piazza XXIV Maggio - Lumache

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