138 – Cracovia. Che a volte mi sembra Praga. Ma più spesso Berlino

Café Camelot a CracoviaCafe Camelot, in ul. Sw. Tomasza 17.
Un po’ Parigi. Un po’ Berlino. Un po’ New York. Sicuramente Cracovia.
Su consiglio di un amico, è qui che abbiamo fatto colazione questa mattina. In questo locale assurdo, stratificato, fuori dal tempo. Che a vederlo da fuori sembra già meraviglioso.
Ma a entrarci dentro è un viaggio mentale. Un mondo a parte.
I tavoli, minuscoli, appartati, separati anche senza alcuna separazione fisica, sono dislocati in tre (o forse quattro) piccole salette. Più lo spazio esterno, raccolto e intimo anche se affacciato sulla strada.
Tutto è curato nei minimi dettagli. L’atmosfera è magica. Roba da incontri romantici e parole sussurrate. D’amore. Ma anche no. Parole di cose. Perché gli oggetti qui hanno una voce. Raccontano storie. Sicuramente raccontano storie d’amore. Ma anche storie di recupero. Storie di creatività. Storie di visionari.
Café Camelot a Cracovia
Torte al Café Camelot a CracoviaLe torte (abbiamo ordinato la torta calda al cioccolato con mandorle e una specie di cheese cake che a me ricordava di più la pastiera napoletana) sono buonissime.
I succhi fatti con frutta fresca. Il menu, un capolavoro grafico di ironia retrò, va dal dolce al salato, dalla colazione alla cena. La scelta è davvero ampia.
Café Camelot a Cracovia. Il menu
Al piano superiore, nascosto a occhi indiscreti, c’è il concept store che vende oggetti (spesso recuperati e trasformati) per la casa. Appendiabiti a forma di gufo, farfalle per magneti, vecchi cassetti diventati librerie. Cuscini. Bicchieri un po’ opachi. Cornici… Lo stile è shabby chic. Che non sapevo esattamente cosa volesse dire. Prima di capire che mi piace da morire. Mescolato e aggiustato. Ma perfettamente aderente al mio gusto. Nella sua essenza più pura.
Café Camelot a Cracovia. Negozio al secondo piano
Passeggiando per KazimierzNel pomeriggio ci siamo diretti a sud. A Kazimierz, che per anni è stato il centro della comunità ebraica a Cracovia e che adesso racconta pezzi di storia più o meno tragica (quella della convivenza secolare tra cattolici ed ebrei e quella della deportazioni in massa di questi ultimi durante la seconda guerra mondiale).
Qui Cracovia cambia faccia. La città medievale sparisce. O forse viene semplicemente offuscata. Non lo so. L’effetto, però, è lo stesso.
Improvvisamente, dopo ore passate a seguire chiese ed edifici storici, a unire puntini, qui tutto scompare. Le basiliche, le cattedrali, le sinagoghe presenti, in realtà, non ci sono. Al loro posto vie e negozi e locali e persone che sembrano arrivate da altrove. Sembrano rubate ad altre città. Ad altri mondi. New York. Barcellona. Berlino soprattutto.
Non importa più avere in mente un percorso. Qui bisogna perdersi. Lasciarsi catturare dalle insegne dei negozi. Entrare nelle gallerie d’arte. Visitare i piccoli laboratori…
A voler comprare si trova di tutto: vestiti vintage, scarpe, accessori, oggetti d’arredo, giocattoli in legno o stoffa, collane, orecchini, braccialetti dalle fogge e forme più assurde, opere grafiche.
E’ tutto retro’. E’ tutto trendissimo.
Negozi e strade di Kazimierz
Cammino veloce con occhi vigili. E’ peccato lasciarsi indietro qualcosa. Qui tutto è meraviglia. Incanto.
Locali, bar, ristoranti hanno un fascino malandato.
Passeggiando per Kazimierz Tutto il quartiere è malandato. I palazzi sono vecchi. I portoni scorticati. I negozi più alternativi soffocanti e minuscoli.
Sono a Cracovia. Ma potrei essere in uno qualsiasi dei quartieri di Berlino Est.
Mi piace tantissimo. Non vorrei andare via mai.
Entro nei cortili. Scopro che parte del film Schindler’s List è stato girato qui. Mi incuriosisco. Provo a fare mente locale.
Entro in una dimensione metafisica. Chissà come si viveva 70 anni fa da queste parti.
Chissà come hanno vissuto, tutti quanti, prima delle deportazioni di massa.

Il quartiere è vivo. I bar con i tavoli sui marciapiedi o negli angusti spazi all’aperto sono pieni alle quattro del pomeriggio. Si sorseggia birra. Si mangiano baguette farcite di qualcosa. Non capisco cosa. Ma sembrano buone.
Di comitive di turisti ce ne sono poche. Non come in Rynek Glowny. D’altra parte è sabato. Le sinagoghe e i luoghi di interesse artistico e storico sono chiusi.
Passeggiando per Kazimierz
Noi non abbiamo molto tempo. Dobbiamo tornare indietro perché Costanza deve mangiare. E dopo una giornata in giro dà i primi segni di cedimento.
Kazimierz è stata una deviazione lungo il percorso. Ma io decido che devo tornarci. In uno dei prossimi giorni a mia disposizione. Che sembravano tantissimi. E ora, invece, mi manca il terreno sotto ai piedi.
Perché Cracovia è molto di più di Rynek Glowny e del Castello.

Altre foto del viaggio.

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