133 – Pensieri di un pomeriggio nel chiostro (post dedicato)

Hybrid Architecture & DesignIn Statale non ci sono più tornata tanto spesso dopo quel dodici maggio di tredici anni fa di ansia e senso di liberazione.
Sporadiche visite, per lo più in occasione di qualche mostra, evento (come, appunto, la Settimana del Design), la laurea di qualche amico o parente.
E’ strano, a pensarci, come un luogo che ha avuto un ruolo tanto importante per un certo periodo della mia vita, improvvisamente, da un giorno all’altro, sia stato completamente cancellato dalla geografia mentale dei pensieri. Come se fosse stato risucchiato nel nulla. Un ricordo sognato. Confuso e lontano.
Ma è così che è andata. Dopo la laurea, quelle mura rossicce, i chiostri antichi, le stanze a volta, i corridoi bui, le librerie al pian terreno, il baretto, l’aula studio, le giornate di primavera sdraiate sull’erba, i caffè nei dintorni, le ore passate in fotocopisteria (fotocopisteria… una parola magica. D’altri tempi), i libri sfogliati, i silenzi, il cappuccino della una… tutto un universo di cose e pensieri e azioni, tutto, si è dissolto e scomparso. Prima c’era. E il giorno dopo non c’era più. Non sarebbe tornato mai più.

Ieri ci sono tornata con Costanza.
Ci sono tornata per vedere la mostra-evento Hybrid Architecture & Design, sempre nell’ambito della Milano Design Week.
Ci sono tornata senza aspettative. Con la mente sgombera dai ricordi.
Varcando l’ingresso di via Festa del Perdono 7 (distinguere sempre il 7 dal 3) con il telefono attaccato all’orecchio. A parlare fitto fitto dando solo un’occhiata rapida intorno.
Nulla di nuovo. Nulla di strano.
Mi sono seduta. Ho terminato la conversazione.
Ero lì. Potevo essere ovunque.
Hooked_up-Dean_SkiraDistrattamente ho attraversato il Cortile d’Onore. Sono entrata nella Hall Aula Magna.
Ho letto la presentazione del padiglione di Dean Skira Hooked Up. L’ho attraversato.
E mi sono trovata dall’altra parte. Di fronte alle scale che portano alle aule. La 211. La 201. Numeri che significano ore.
Mi sono ritrovata a una vita fa.
Capelli raccolti e jeans scuciti. Io.
Cappelli cortissimi e pantaloni militari. Lei.
Sedute sulle scale. Ad aspettare di entrare a lezione.

Immagini lontane. Archiviate da qualche parte nella memoria. Lì da sempre.
Potevo sentire le nostre voci. Il sapore di caffè e sigarette. Una dietro l’altra. Ce n’era sempre una da finire. O da iniziare.
Potevo percepire i discorsi. E annusare il profumo di pulito sotto l’aspetto randagio.
Mani che si muovono. Bocche che si piegano.
Ciao. L’indice a infilare il segnalibro tra le pagine. Nanà. Copertina nera che si chiude. Edizione Mondadori. Zola. Leggilo. E’ troppo bello.
Sorriso. Allora?
Mozziconi di pensieri. Ma tanti pensieri. Infiniti. C’era sempre un pensiero da condividere.
C’era sempre un racconto da raccontare. Era sempre successo qualcosa da dire.
Era una vita profonda.
Era sempre tutto sotto la superficie. Tutto in profondità. Si cercava l’essenza.

Statale_BachecaSpingevo Costanza sul suo passeggino in mezzo a queste nuove noi. Pantaloni larghi, sciarpe, cappotti di panno. Qualcuna i tacchi (è di Legge). La maggior parte tascapane simili ai nostri. Borse di cuoio. Libri in mano. Hegel sotto braccio come una baguette. Non sono diverse. Non sono cambiate. Non sono più giovani o più vecchie. Non più consapevoli o meno. Hanno il cellulare. Noi usavamo i biglietti per comunicare. E le tessere telefoniche. Da 5000 lire. E da 10000 quando sapevi che sarebbe stata una cosa lunga. Ma le bacheche ci sono ancora. Offresi, vendesi, cercasi, affittasi….
Stanno sedute sugli scalini, sotto ai portici, nei prati. Parlano fitto. Scrivono sms.
Non usano più i terminali per iscriversi. Non ci sono più i terminali in Statale (Dove vai? Vado a iscrivermi a un esame. Sembrava il futuro allora).
Il resto non è cambiato. Luoghi in cui il tempo si ferma. Anche quando fa un balzo temporale immenso.

Fuori_Salone_in_Statale
E io lì. Straniera. Stranita. Con una specie di magone. Non tornerei indietro. Non tornerei indietro per rivivere nulla del mio passato. Perché non ho rimpianti. Ed è stato meraviglioso così come è stato.
Ma comunque atterrita.
Perché tutto era surreale. Le nuove me. Le installazioni circondate da turisti, curiosi, addetti ai lavori (pochissimi), mamme, nonne, studenti. I chiostri. Sempre uguali. Da secoli. Il cielo grigio di novembre. Ad aprile.
Scattavo foto. Cercavo di concentrarmi.
Ma non era arte che cercavo, non design, non nuove esperienze.
Cercavo dettagli. Piccoli indizi.
Cercavo una testimonianza concreta del mio e del suo passaggio da lì.
Un segno tangibile che dicesse chiaramente alle nuove me “ci sono stata anch’io”.

Hybrid Architecture & Design.
Alcune installazioni. Quelle che ho avuto voglia di fotografare.

Michele De Lucchi - Sguardi indiscreti

Michele De Lucchi – Sguardi indiscreti

Daniel Libeskind - Beyond the wall Mario Cucinella - Aria Pura Simone Micheli - Modulo Ibrido

Daniel Libeskind – Beyond the wall
Mario Cucinella – Aria Pura
Simone Micheli – Modulo Ibrido

Akisha Hirata - Energetic Energies

Akisha Hirata – Energetic Energies

Autoban - Transition

Autoban – Transition

Archizero - SenSai

Archizero – SenSai

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