118 – Innocenti evasioni (sottotitolo: Giardino Ristorante)

Marzo è finito. Marzo ventoso. Marzo di sole e foglie verdi. Marzo luccicante di azzurro e giallo. Con la primavera nel cuore e sulla pelle.
Marzo è finito. E per me è stato, probabilmente, il mese più sconvolgente, strano, terribile, meraviglioso degli ultimi anni.
Marzo di vita. La vita che ritorna. La vita che rinasce. Quella che nasce dentro e cresce e si trasforma. Di giorno in giorno, alla velocità della luce. Di ora in ora, come poche altre cose al mondo.
Marzo. Il mio compleanno. E la mia nuova vita.
Quella che spero sarà anche nei prossimi mesi e anni e per sempre. Il mio nuovo Io. Il mio nuovo corpo.
In cui ora fatico a riconoscermi. E che guardo stupita dalle vetrine dei negozi. Ma sono io. Il segno evidente di quello che è successo e che succederà.

E’ stato un mese lungo. Complicato. Ho riso e pianto. E ho visto il mondo attraverso un vetro. Uno spicchio di cielo blu e foglie verdi. E il sole che disegnava giochi strani di luce sulle tende e il pavimento.
E ora sono rinata. Diversa. Con la mia nuova piccola vita. Che deve essere meravigliosa. E deve stare bene. Quel minuscolo semino dentro di me.
E siamo ad aprile.
Ho 38 anni. E tutta la vita davanti. E tutta la vita dentro.

Ho festeggiato il mio compleanno (e non solo il mio compleanno) con una cena da Innocenti Evasioni – Ristorante Giardino.
E’ un posto di cui sento parlare da tempo e dove volevo troppo andare. Avevo assaggiato la cucina di Tommaso Arrigoni ed Eros Picco, i due chef titolari, a Taste Milano a settembre e me n’ero innamorata. Ero curiosa di vedere il ristorante e provare i loro piatti in una dimensione diversa.

Secondo quella che sembra essere diventata una tradizione consolidata degli ultimi anni, Innocenti Evasioni si trova in una zona periferica della città. Uno di quei quartieri dove si vive o si lavora. Ma in cui difficilmente si va a fare serata. Palazzoni, cemento, strade trafficate, arterie cittadine, troppe macchine parcheggiate lungo i marciapiedi.
Il ristorante si trova qui, tra viale Certosa e Mac Mahon, in una minuscola via privata che devi avere il navigatore per trovarla. O una buona attenzione ai dettagli.

Dall’esterno, il locale appare piuttosto anonimo. Un’insegna, una porta vecchia, che non sa di antico e neppure di vintage, ma solo di vecchio, un ingresso spoglio. Varcata la soglia, si entra nella prima saletta, senza fronzoli. Un divano, un tavolino, il guardaroba. Colori spenti, sul verde bottiglia.
Si viene accolti, come sempre accade in locali di questo tipo, con grande cortesia, e accompagnati nella sala principale, un grande spazio con pochi tavoli tondi in cui spicca la vetrata che sa di recupero industriale, il pavimento in cotto e una forte predominanza di rosso.
Tutto è molto “lineare”, quasi domestico. L’atmosfera è calda, ma non eccessiva. E’ un ambiente medio. Se questo termine riuscisse a racchiudere quella sensazione di essere in un posto elegante ma non ostentato, curato ma con una certa leggerezza, domestico senza cadere, mai, nell’effetto trattoria.
Da qui, si accede al giardino. Il giardino che fa da “sottotitolo” al ristorante, al suo nome, al suo marchio.
Uno spazio chiuso, tra la vetrata e il muro di cinta. Pochissimi tavoli, tre o quattro, tanto verde, sapientemente illuminato, un minuscolo “corso d’acqua” che sa d’Oriente. Pietre, rocce, bambù. Un vialetto acciottolato. Uno spazio quasi zen. Che rende unica anche la sala interna.
La sera è calda. Sembra maggio. Il vento muove le foglie. La città, vista da qui, è lontana anni luce.

Il menu è naturalmente stagionale. Le possibilità di scelta numerose. I prezzi alti, ma perfettamente in linea con il tipo di ristorante e la fama che lo precede.
I piatti sono facilmente comprensibili. Niente parolone da “haute cuisine”, niente orpelli. Ogni cosa è quella che è.
Ci portano un antipasto di benvenuti servito con grissini di brisè e schiacciatine al sesamo e poi ordiniamo, io Baccalà mantecato e poi fritto come una crocchetta, purea di mela acidula e radici amare e Orecchiette di farina di grano arso con filetti di pesce spada, pomodorini, passatina di cime di rapa e G. Coniglio come un salamino ai pistacchi, insalata novella con sedano e olive, Bigoli di farina integrale mantecati con sugo di agnello, ricotta stagionata e polvere di olive e Carciofo aromatizzato agli agrumi, vellutata di Grana padano, profumo di maggiorana. Da bere un Sauvignon e un Dolcetto d’Alba, consigliati dal sommelier.
Per dessert, Cremino di cioccolato mango confit, friabile al cocco e gelato allo zafferano e Budino al limone, meringhe al the Earl Grey e torta mimosa.
Inoltre, ci portano una spuma di lamponi e un assaggio di cioccolata e piccola pasticceria.
Il tutto è delizioso. Gusti semplici, ma non banali. Sapori facilmente riconoscibili. Accostamenti delicati e non scontati. In particolare i primi e il budino al limone.

Una serata piacevole. Dove ogni cosa si è come perfettamente incastrata.
Un’innocente evasione. Perché ne avevamo bisogno. Io ne avevo bisogno.
Come tappa obbligata, per mettere un punto al passato e dare il via al futuro. Che dopo mesi, ha di nuovo un percorso. Che potrà essere complesso. E difficile. E stancante. Ma è comunque un percorso.
Si è chiuso un ciclo. Tutto era cominciato il 30 marzo 2011. Il 30 marzo 2012 la vita ha subito una svolta. E le cose hanno ripreso ad avere un senso. Per lo meno fino a che durerà.

Ieri siamo stati alla Cucina Fusetti per festeggiare con tutti gli altri. Gli amici, quelli di sempre, quelli senza i quali non potrei vivere, non ho speranze, c’erano tutti, o quasi. E c’erano gli amici nuovi, quelli che sono felice di aver fatto entrare nella mia vita.
C’erano novità e c’era un modo nuovo di stare insieme. Quella nuova massa che dopo 20 anni siamo diventati, tutti quanti. Senza perdere nemmeno una briciola dell’entusiasmo del passato. Mescolandolo soltanto e con naturalezza alle nostre nuove vite. Ai nostri nuovi mondi.
Ci sono state chiacchiere, risate, rivelazioni. Voglia di condividere. E di ritrovarsi. E di sapere che comunque, arrivati a questo punto, nessuno evento mai ci dividerà davvero.
E saremo sempre noi. Qualunque cosa, triste o lieta, accada.

Adesso è aprile. E io aspetto con ansia i cambiamenti. Quelli dentro di me. Che sono fremente di percepire.
E quelli fuori, per tutti. Perché questo sia un anno in cui ciascuno possa realizzare quello che desidera.
Perché se sono felice, ho bisogno di condividerla la felicità. O rimane chiusa e si consuma.

Innocenti Evasioni – Ristorante Giardino
Via Privata della Bindellina
Tel 02-33001882

www.innocentievasioni.com

8 thoughts on “118 – Innocenti evasioni (sottotitolo: Giardino Ristorante)

    • No problem Beep. Ci saranno altre occasioni. Per esempio si parlava di un picnic al parco di Monza con bambini al seguito. E penso sarà una figata pazzesca. No? E speriamo per tutti che sia sempre marzo 🙂
      Bacio bella

      Mi piace

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