117 – In un pomeriggio di vento

In un pomeriggio di vento che non ho tempo di soffermarmi a pensare.
Che il cielo blu e lo scompiglio dei capelli e il sole quasi di primavera anche se siamo a febbraio e i ragazzi con le maniche corte che si tengono per mano e i gelati che passeggiano gocciolando, non riesco proprio a visualizzarli.
In un pomeriggio di vento che, però, per me è ancora pieno inverno. E non ne vengo fuori dalla logica delle speranze, delle paure, dal senso di impotenza, dallo sconforto, dal desiderio e dalla preghiera, dall’attesa di nulla e dalla mancanza di attesa.
In un pomeriggio di vento e sole e capelli scompigliati e ragazzi con le maniche corte e gelati che passeggiano gocciolando, io dovevo uscire di casa. Per forza. O morivo.
E senza pensarci, senza rifletterci troppo, sono andata sui Navigli.

Sul Naviglio Grande, per l’esattezza.
Perché il Naviglio Grande, con il sole di febbraio e il cielo blu e il vento che agita ogni cosa, è un posto meraviglioso.
E perché il Naviglio Grande, come tutte le ultime domeniche del mese, è lo scenario del tradizionale mercatino dell’antiquariato, con tutte le bancarelle colorate, borse, bottoni, cappelli, vecchi tavoli, bicchierini da Rosolio, strumenti musicali, stampe antiche, collane, anelli, orecchini…
Con il luccichio dei raggi sugli specchi macchiati e i locali lungo la strada e i negozi che alternano tendenza e modernariato, tovaglie a quadri e poltrone di lusso, birre, vino, cocktail, crepes, gelati, tranci di pizza e panini etnici.

Il variegato universo di una delle zone più inflazionate di Milano. Che io frequento poco perché sono mediamente snob. Ma che a passeggiarci così, senza fretta, per sfuggire al pensiero fisso e alla paura, ha un fascino abbagliante, assolutamente indiscreto e sfacciato. E una luce morbida. Calda e avvolgente.
Che non ci vuole molto per tirare fuori.


Ho concluso la giornata in via Vela 18, altra zona, altro mondo, altra gente, altro fascino.
Dove, a pochi passi da piazza Piola, a metà tra quelle grandi arterie dello shopping e del traffico che sono corso Buenos Aires e viale Abruzzi, in mezzo a palazzi Anni Venti e Trenta, le Oh my dolls festeggiavano il loro primo anno di vita. Con una festa aperitivo nel loro negozio-laboratorio, uno dei più creativi, colorati, affascinanti in cui sia stata a Milano.
Tra bamboline coraggiose, ferite dalla vita eppure fiere di mostrare le loro piaghe, magliette colorate, tutù, scarpine da bimba, saponi a forma di cupcakes, anelli, collane, bracciali… E tutto quel fantastico mondo che due ragazze piene di talento hanno saputo inventare.

E’ stato un pomeriggio di sole. Un sole caldo che non c’entra con febbraio. E un pomeriggio di vento. Che scompiglia i capelli. E lascia il cielo azzurro e pulito. Incredibile a Milano.
Avevo bisogno di uscire. Di circondarmi di cose belle per trovare uno sfogo ai pensieri ripetuti e ripetitivi.
Un pomeriggio di guance arrossate e bollenti. A guardare il resto del mondo aspettare l’arrivo della bella stagione.

5 thoughts on “117 – In un pomeriggio di vento

  1. Oggi, cioe’ il giorno del tuo compleanno, ho deciso di aprire il tuo blog e curiosare al suo interno. Un modo pratico ed efficace per passare insieme questa giornata, anche se leggermente meno piacevole che non fatto di persona. Auguri!

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  2. Un meraviglioso pomeriggio in cui anch’io mi sono ritrovata a passeggiare con te con i capelli scompigliati dal vento e la primavera alle porte.
    Buona prossima Primavera cara Alessia Buon Compleanno e rinascita al bello al sempre più buono e bello …
    Un caro abbraccio da chi ti segue sempre e si arrichisce con le tue parole, con le tue immagini di una poesia a volte struggente
    Grazie
    isa ♥

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