116 – Le ragazze del Laboratorio Fusetti (e un ristorante sui Navigli)

Idee. E capacità di inventarsi la propria vita al di fuori dei sentieri tracciati. Talento. E coraggio di farlo fruttare. Spinte. A ripensarsi continuamente. Qualsiasi cosa accada che sia al di fuori del nostro controllo. Del mio controllo. Per non essere in balia degli eventi. Per trovare un senso. E un posto.
Anche quando ci si aspettava di andare da un’altra parte.

Le ragazze del Laboratorio Fusetti incarnano, in un certo senso, questo ideale. Ideale mio. Mio ora più che mai.
In un contesto che sembra tracciare il nostro destino dalla nascita fino alla morte, loro si sono reinventate. “Programmate” per fare altro (le mamme, le mogli, le fidanzate, le casalinghe, le impiegate, le enne nomenclature dentro le quali siamo ingabbiate), queste Piccole Donne hanno saputo dare una svolta al loro cammino, mettendo a frutto abilità innate e talenti nascosti, scoperti, più o meno per caso, durante il cammino.
Ora sono un gruppo. Un giovane gruppo di artigiane milanesi che giocano con la creatività (la loro) per dar vita a cose. Piccoli graziosissimi oggetti unici da sfiorare con le dita, di fronte ai quali stupirsi, dentro a cui perdersi. Da desiderare. E comprare.

Un gruppo multiforme che in una Milano restia ad accogliere il nuovo ha trovato uno spiraglio di affermazione.
E un luogo speciale in cui incontrarsi e organizzare eventi. Quella Cucina Fusetti (via Fusetti 1, Milano), frutto anch’essa di una scelta consapevole. Messo su con fatica, mattone su mattone, tubo su tubo, oggetto di recupero su oggetto di recupero, là dove prima c’era un antiquario.
E che del vecchio spazio ha assorbito l’animo, il bisogno di raccogliere, mettere assieme.

Quello che colpisce entrando alla Cucina Fusetti, infatti, sono i dettagli: un vecchio frigo degli Anni Cinquanta, un telefono degli Anni Venti, l’insegna gialla delle cabine telefoniche della SIP (quando ancora le compagnie telefoniche si portavano dietro una specie di magia e le ferrovie si chiamavano Ferrovie dello Stato e non Trenitalia!), una radio degli Anni Quaranta, uno specchio modernista, la macchina del caffè della Faema, il bancone di recupero, vecchie locandine e stampe d’epoca alle pareti, qualche mensola, una musica di sottofondo d’altri tempi… Il tutto, mescolato con un arredamento decisamente minimal, senza pretese: piastrelle originali in cotto, pareti bianche, tavoli in legno da 4, sedie scompagnate appartenenti a tutte le epoche e gli stili…
Un ambiente informale. Caldo, ma con calma. Ammesso che un’espressione simile possa avere un senso fuori dalla mia testa.
Eppure, se dovessi definire la Cucina Fusetti, la definirei proprio così: calda, ma con calma.
Quei posti speciali dove si entra e non ci si raccapezza subito. Occorre studiarli bene, con calma, appunto. E a un certo punto, seduti aspettando una birra o un bicchiere di vino o un piatto di pasta e legumi o di salsiccia e patate, improvvisamente, è fortissima la sensazione di benessere. Ci si sente a casa. E io penso che il merito sia di quei piccoli, graziosi dettagli sparsi. Che non sono presuntuosi. Come in tanti locali milanesi. Come nella maggior parte dei locali milanesi sui Navigli.
Se ne stanno semplicemente lì, in attesa di essere scoperti. Che l’occhio ci cada sopra. Per aprire un mondo. Di ricordi e racconti.

Le ragazze del Laboratorio Fusetti si ritrovano qui. Per occasioni particolari, eventi, iniziative che diano spazio alle loro idee.
Tutte (o quasi) hanno una vita parallela, un lavoro, un percorso di studi, un curriculum ben strutturato. Ma questo è il loro mondo. Quello che hanno deciso di crearsi da sole. E stanno imparando velocemente a muoversi, in questo mondo fatto di cose. Ma anche di buon gusto e originalità.

Vengo accolta, all’arrivo, da graziosi oggetti che mi salutano dalle vetrine del ristorante: una maglietta, una borsetta, un cappellino, qualche collana…
Entrando, poi, l’effetto è decisamente quello dello spazio multifunzionale. Un ristorante che forse è un bazar. Un bazar che forse serve da bere. Un negozio dove forse si organizzano serate.
Loro, le ragazze del Laboratorio, sono tante e hanno stili e interessi diversi.
La loro produzione è rigorosamente artigianale e i pezzi in vendita, di fatto, unici. La cura del particolare è notevole e i prezzi abbordabili (io, alla fine, ho acquistato un braccialetto della linea Miamà e una collana Marleen di Melopotocon di Judith Sara).
Poi c’erano le Flapper’s di Sonia, i gioielli e gli specchi di Sia. Gioielli, i cappelli e le sciarpe di Isa Creazioni, le collane de La Civetta, Officina creativa di Monica, i gioielli del Raggio Creations di Lorella, piccoli deliziosi oggettini del Madeinitalyteam di Etsy, abiti e magliette che non ho capito di chi fossero ma in ogni caso spettacolari…

C’era un mondo. Che si inseriva nel contesto, completandolo e arricchendolo. Il dettaglio in più.
Io ero (sono) affascinata dall’idea. Da quella volontà di potenza che a volte rende speciali le persone che ci stanno intorno. Le trasforma in “strade da seguire”, “esempi da imitare”.
Il proprietario del ristorante è un mio amico. Una delle ragazze del Laboratorio Fusetti sua moglie. Lui, ha dato vita a un ristorante. Partendo letteralmente dalle fondamenta. Lei, ha messo in piedi un’attività artigianale. E ha immaginato la fusione tra la buona cucina e il buono shopping.
Ne è nato un capolavoro. Che ruota intorno al coraggio e alla determinazione. Al reinventarsi.
E io, che sto cercando il mio posto nel mondo, li guardo ammirata dalla vetrina.
Perché ci sono persone che sono animate da una specie di volontà di potenza. Che le trasforma in “strade da seguire”, “esempi da imitare”.
E io sono felice di averle incontrate lungo il mio cammino.

Cucina Fusetti
Via Mario Fusetti 1 (zona Navigli)
Milano
Tel. 328-9150700

19 thoughts on “116 – Le ragazze del Laboratorio Fusetti (e un ristorante sui Navigli)

  1. Grazie mille Alessia, che bel post che ci hai dedicato!!!!
    mi spiace non essere stata ieri lì per conoscerti, sai Io sono Judith la mamma delle Marleen, Sono contentissima di sapere da chi è andata una delle piccole Marleen!
    Un abbraccio e grazie ancora 🙂

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    • Ciao Judith,
      credo di averti chiesto l’amicizia su fb. O aver messo Like alla tua pagina (l’ho fatto ieri sera ed ero un po’ a pezzi). In ogni caso, le tue bamboline sono meravigliose. E non scherzo. Quella che ho preso io è già sul mio cuore (fisicamente) e non so perché la considera una sorta di amuleto. 🙂

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  2. Perché ci sono persone che sono animate da una specie di volontà di potenza. Che le trasforma in “strade da seguire”, “esempi da imitare”.

    …l’hai detto, sorella! Tutte dovremmo scovare, coltivare e perseguire la nostra personalissima ‘volontà di potenza’.
    Bel post!…e bel posto!!
    🙂
    un abbraccio

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  3. intenso e bello da leggere, Ale, le parole sono la tua volontà di potenza, che sai mettere così bene insieme, faccio girare con vero piacere perchè tutti possano apprezzare la tua fantastica arte nel descrivere cose, persone ed avvenimenti. Grazie di cuore! Stefi

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  4. Veramente un bellissimo articolo, riassume in parole perfettamente scelte e calzanti il locale che ho scoperto ieri, il fantastico progetto dei suoi proprietari oltre allo spirito delle creatrici che ieri vi hanno esposto!

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    • Ma scherzi? Nessun problema. Per me le cose sul web appartengono a tutti. So che tanti non la pensano così. Ma per me non esiste il mio e il tuo. E in ogni caso, mi fa molto piacere e ti ringrazio. Con tutto il cuore. A presto
      A.

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  5. Pingback: 118 – Innocenti evasioni (sottotitolo: Giardino Ristorante) « Alessia1974Cose

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