110 – Uau!

Per fortuna i caleidoscopi esistono ancora. Per fortuna posso ancora infilarci dentro l’occhio e perdermi. Per fortuna esiste ancora una dimensione altra, dentro cui nascondermi e amarmi.
Per fortuna c’è ancora un mondo colorato. Da qualche parte.
Anche se io non sono più capace di percepirlo. Di toccarlo. Di farne parte.
Anche se non ho più energie e ho perso tutti i poteri magici.

Gennaio è stato un cuore stritolato e inutili tentativi di rimanere con i piedi per terra.
Gennaio senza rete che a volte sembra marzo.
Gennaio azzurro acciaio. Indefinibile e terribile.
E io. In mezzo. Con ben poco da dire. Che non riesco nemmeno più a dare una consistenza ai desideri. E rimango immobile di fronte al sogno più grande. Senza nessuna spinta per la sua realizzazione.
Ma i caleidoscopi ci sono ancora. Qualche volta li trovo sugli scaffali o nelle bancarelle. Con la loro aria da vecchi giocattoli pieni di fascino. E ci infilo l’occhio. Perché qualche cosa succederà. Anche se non so cosa. Ed è quello che mi attira. Quel non sapere cosa sarà. Quell’ignoto che può apparire.

La cosa più bella della mostra Pixar al Pac – Padiglione d’Arte Contemporanea (via Palestro 14), per una che non ama e non ha mai amato particolarmente il cinema d’animazione, sono state le esclamazioni divertite, impaurite, stupite dei bambini nella sala dell’Artscape, una specie di caleidoscopio gigante, dentro al quale infilare se stessi per rinascere. Proprio come quando da piccola pensavo che fosse possibile infilarmi in un disegno e farne parte. Diventare un cartoon e muovermi nel mondo magico dei colori. Dove le forme perdono la loro consistenza e tutto assume il carattere di un sogno.

Il percorso espositivo si snoda attraverso i 25 anni della storia della Pixar, dal primo cortometraggio dedicato a Luxo Jr. sino alle ultime pellicole che hanno segnato la storia del cinema d’animazione – Toy Story, Monster & co., Alla ricerca di Nemo, Wall-e, Gli Incredibili, Ratatouille, Cars e Cars 2… -, seguendo 3 filoni principali: i personaggi, la storia, il mondo.
L’idea è quella di mostrare al grande pubblico il processo creativo che sottende alla produzione e realizzazione di un film d’animazione. Le tavole raccontano un modo di lavorare non molto diverso da quello utilizzato dagli artisti finalizzato, inizialmente, alla messa su tavola di un’idea, una sorta di illuminazione.
Pian piano storia e personaggi prendono forma ed entrano a far parte di una realtà che diventa la loro realtà, il loro mondo.

L’installazione Artcape spiega perfettamente questo processo, trasformando le opere in mostra in immagini in 3D, dentro le quali tuffarsi proprio come in quadri animati.
In quella piccola sala buia, la fantasia prende forma. Non è difficile immedesimarsi negli “uau” dei bambini presenti, nel loro stupore magico. Che mi ha spiazzato e fatto inginocchiare. Per mettermi al loro livello e capire la loro emozione. Il loro entusiasmo e la loro paura.

Così come lo Zootropio, l’altra installazione della mostra, che crea un effetto di puro incanto. Per lo meno in chi come me non ci ha mai capito nulla. E si è sempre chiesta come potessero farli muovere. E uau è l’unica cosa che riesco a pensare, vedendo quei personaggi immobili, ripresi in posizioni millimetriche diverse, che si animano sotto l’effetto della luce.

E sono forse state le esperienza più piene della mostra, che per il resto, nonostante la fila fuori (consiglio viviamente la prenotazione via internet tramite il sito Ticketone), mi ha lasciata piuttosto indifferente. Sicuramente non esaltata. Sebbene sia convinta che sia notevole che un’esposizione simile, quasi newyorkese nel suo concept, possa essere stata presentata a Milano, in questa Milano sotto tono e in piena crisi.

Ma probabilmente è colpa mia. Che mi sto perdendo cose e pezzi. E che non riesco più a trovare quell’entusiasmo infantile da uau a ripetizione.
Probabilmente è colpa mia che non riesco nemmeno più a fingerlo quell’entusiasmo da uau a ripetizione.
Ma sono sicura, ne sono sicura, che finiranno gennaio azzurro acciaio e febbraio rosa. E sarà di nuovo marzo. Rosso e incasinato.
E io sarò ancora viva. Magari un po’ dolorante. E alla fine capirò dove devo andare.
Mi dispiace solo che per allora, beh ecco, che per allora saranno finiti i saldi.

PIXAR
Fino al 14 febbraio 2012

Pac – Padiglione d’arte contemporanea
Via Palestro 14
www.mostrapixarmilano.it
Biglietti in prevendita su www.ticketone.it

4 thoughts on “110 – Uau!

  1. darei un dito per avere scritto un post come questo. ma soprattutto con un finale come questo. perché un conto è ciò che uno esprime. ma io non sono proprio capace di non notare il COME, e non solo il COSA. io e te dovremmo parlare del tuo talento…

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