109 – Nella tana del Bianconiglio

Ci sono storie meravigliose. Storie che stanno lì per essere raccontate. Storie che stanno lì per essere ascoltate. Storie strane. Con porte da aprire. Anche se a volte non si ha voglia di farlo. E ci si limita a sbirciare dalla serratura.
E poi ci sono storie che qualcuno decide di farci leggere, guardare, sentire. Storie che qualcuno pensa che dovremmo conoscere. E quelle storie diventano preziose.

Di libri che parlano di conigli o hanno un coniglio come protagonista ne ho letti un po’. Naturalmente Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio di Lewis Carroll. Poi La lunga notte del Coniglio di Giacomo Gardumi, una specie di horror fantascientifico made in Italy. La collina dei conigli di Richard Adams, romanzo dell’infanzia di cui ricordo molto poco se non l’edizione dalla splendida grafica.
Poi c’è il Bianconiglio che Neo deve seguire in Matrix se vuole conoscere la verità.
E infine c’è Harvey, l’ultimo in ordine dei tempo, che è un romanzo del 1945 di Mary Chase e un film del 1950 di Henry Koster.
E che non è solo un libro e un film. Ma un modo per dire non avere paura.

Harvey non esiste. O meglio. Per esistere esiste. Ma solo pochi possono vederlo. Coloro che sono disposti ad accoglierlo. Che non hanno paura di riconoscerne la presenza. Quelli che tra l’essere molto furbi o molto amabili, hanno preferito di gran lunga l’essere amabili. Amabili amabili.

Harvey è un pooka.
Nella tradizione irlandese un pooka (nella lingua celtica pok significa capra) è un essere magico, folle e birbante, che tende a prendere le sembianze di una creatura di grandi dimensioni (un asino, un bue, un cavallo, un’aquila…).
Harvey è un pooka con l’aspetto di un coniglio gigante, un metro e ottanta e forse più, con tanto di bombetta in testa e soprabito. Un pooka a cui piace bere, frequentare bar e attirare sorrisi e storie.
Un pooka che rende gentili. E disponibili. E affascinanti.


Harvey è l’amico invisibile di Elwood P. Dowd, simpatico signore di mezz’età (interpretato da James Stewart nel film del ’50), pronto ad accoglierlo, senza battere ciglio, nella sua vita e nel suo mondo (… Stavo camminando per la strada da solo quando sentii una voce “Buonasera, signor Dowd”. Mi voltai e c’era un enorme coniglio bianco appoggiato a un lampione. Be’, non ci detti peso. Sapete, quando uno ha vissuto tanto in una città come questa, è normale che tutti ti conoscano per nome).
Naturalmente, non è facile per nessuno andarsene in giro con un coniglio gigante, per di più invisibile, al seguito. Ma Elwood regge bene il colpo e non si lascia intimidire dalle accuse di follia degli altri. Forse non si rende conto della sua particolare condizione, forse se ne rende conto ma non gli importa (personalmente, sono decisamente orientata verso questa posizione). Sta di fatto che il tentativo di internarlo da parte della sorella va storto e al termine del racconto sono proprio Elwood e Harvey ad avere la meglio sui pregiudizi, sul cinismo, su chi cerca di utilizzarli per secondi fini non proprio degni. In una parola, sulla banalità della vita umana.

Perché Harvey è solo un coniglio invisibile ed Elwood solo un gentile signore di mezza età. Ma insieme sono una forza della natura.
Ma soprattutto, insieme, sono la dimostrazione che la compenetrazione di piani diversi è possibile e auspicabile, per sentirsi vivi, per tornare a credere in qualcosa che non sia solo l’essere furbi furbi. Ma anche l’essere amabili amabili.

Questo è stato il primo libro che ho letto nel 2012. Non ho scelto di leggerlo. E’ entrato nella mia vita attraverso una porticina segreta che per fortuna ho avuto il coraggio di aprire. Per mano di un cuore gentile che me l’ha donato. Una specie di regalo di Natale postumo. L’ultimo.
Così un coniglio invisibile gigante con bombetta e soprabito ha fatto breccia nei primi giorni di quello che avevo deciso dovesse diventare l’anno della realtà, del concentrati su una cosa sola, del non farti distrarre.
E invece no. Invece io non sono così. Invece io ci credo nei conigli giganti con bombetta e soprabito, ancora di più se sono invisibili, amano l’alcol e sono protagonisti di scherzi divertenti.
E credo nelle persone amabili. Che hanno scelto di esserlo sebbene, forse, sarebbe più conveniente essere furbi.
Ma io voglio credere nei sogni. E nelle persone che credono nei sogni. Soprattutto quando sono reali. I sogni e le persone che credono nei sogni.


Mary Chase
Harvey
Tre Editori, 2011
Costo 16€

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