101 – Saturday morning

Raccontare l’American Way of Life. Comprenderlo in un sabato mattina di gelido sole. Non ancora Thanksgiving. Non ancora Natale.
Spiegare le vie silenziose, illuminate dal cielo cobalto.
Le tute strette che corrono lungo il marciapiede, in attesa di raggiungere il parco.
I guinzagli che tirano. I bicchieri di caffè che scaldano.
Infradito d’inverno sotto a cappotti pesanti. Maniche corte sopra a scarpe col pelo.
Contrasti che fanno uno stile.

Raccontare l’American Way of Life attraverso le vetrine di una Pubblic Laundry. Storie che si incontrano. Silenzi che si toccano.
Percepirlo sui tavoli di legno di uno Starbucks del centro. Pensieri che galappono. Dita che digitano. Fruscio di giornali.
Vederlo al parco spingere passeggini biposto. Fotografare riflessi di luce. Acchiappare immagini segrete.
Sentirlo nei polpastrelli veloci di adolescenti graziose. Intente a organizzare giornate di fuoco e d’amore.

Sabato sono stata a zonzo. Un po’ qua un po’ là. Nel quartiere dei ricchi e in quello degli immigrati.
Ma nella più europea delle città americane, l’American Way of Life era ovunque.

(fotografia dell’opera del 1937 di Margaret Bourke-White, esposta al Museum of fine Arts di Boston col titolo “American Way of Life”)

NORTH END: TERRA DI FRONTIERA
North End è il quartiere degli Italiani. Circondato dall’acqua su tre lati, terra di frontiera per tutte le ondate migratorie, vide arrivare prima gli Inglesi, che prosperarono nel commercio e nell’industria manifatturiera; poi gli Irlandesi, che furono sin da subito discriminati e vissero in povertà e stenti; quindi gli Ebrei, impegnati nel tessile; infine, gli Italiani che qui si fermarono e riuscirono, per lo più, a ottenere il riscatto, sociale ed economico, impossibile in patria.

Oggi North End è un quartiere centrale, ricco di storia e fascino, rimasto ancora per certi versi intatto. La Little Italy di Boston – ristoranti, alimentari, bar, case in mattoni rossi, scale antincendio e qualche attrazione turistica (la casa di Paul Revere, la Old North Church con la fondazione annessa, il Copp’s Hill Cemetery…) – non si è trasformata nel circo che è Little Italy a New York.


Il quartiere ha, nonostante tutto, nonostante il Freedom Trail che lo attraversa, ha un’aria simpaticamente popolare, genuina.
Gli Americani di qui, quelli più anziani, muovono le mani quando parlano, hanno tratti duri e decisi, alzano il sopracciglio per osservare meglio. Parlano inglese. Ma è un inglese vocale. L’inglese degli italiani.

Qui hanno aperto pizzerie, ristoranti di cucina italiana, barbieri, pasticcerie (la più famosa, Mike’s Pastry, al 300 di Hannover Street, è specializzata nella produzione di cannoli siciliani fatti con la ricotta. In città è talmente amata che le sue scatolette bianche con la scritta blu sono ovunque nelle mani dei bostoniani, segno di un successo che va oltre “frontiera”).

Qui si sono faticosamente conquistati un posto in Paradiso. E ora raccolgono i frutti.

LA BABELE CULINARIA
A poca distanza da North End, si trova uno dei luoghi più spettacolari di Boston: il Faneuil Hall Marketplace, una specie di enorme centro commerciale ante litteram specializzato nel food. Inaugurato nel 1976 incorporando l’edificio storico del Quincy Market, mercato cittadino sin dal 1822, Faneuil Hall Marketplace è l’essenza di quell’abilità tutta americana di riadattare la storia alle esigenze moderne.
Qui, sotto un’enorme volta a cupola, circondati da muri in mattoni rossi e insegne d’epoca, turisti e bostoniani siedono fianco a fianco per consumare colazioni, pranzi, cene, spuntini, riposare i piedi, temprare le membra.

Qui, qualunque desiderio (culinario) diventa realtà: lungo il corridoio che unisce le due entrate, infatti, si snodano decine di stand, specializzati, ciascuno, in un determinato tipo di cucina o preparazione (pizza, spaghetti cinesi o thai, riso, ostriche, aragoste, zuppe di pesce o di granchio, biscotti, muffins, bagel, tacchino ripieno, pollo arrosto, gelato, pasta, fajitas…).
Una specie di babele del cibo che rispecchia la babele di culture che è questo paese.

IL QUARTIERE DEI RICCHI
Proseguendo lungo il Freedom Trail, zigzagvagando per le strade del centro, si arriva a Beacon Hill, che è il quartiere dei ricchi, dei cani al guinzaglio, delle corse mattutine, delle borse firmate, delle strade silenziose.
Qui l’atmosfera è come sospesa. Tutto sembra immobile. La vita si svolge da un’altra parte. In un altro mondo.
Le case, mattoni rossi e finestre bianche, sono basse, uno, due, tre piani. Tutte su strada. Tre gradini in pietra – zucche, corone, giornali abbandonati, campanelli – conducono all’ingresso da cui si intravede una scala che porta al piano superiore.
Di macchine da queste parti se ne vedono poche. Camminare in mezzo alla strada o sul marciapiede è praticamente indifferente.

Tra le arterie principali che tagliano il quartiere, Charles Street è la più divertente. Un susseguirsi di piccoli e graziosi negozi, spesso su due piani, che vendono di tutto un po’, generalmente hand made: scarpe, vestiti, cappelli, borse…
Per caso incappo in Beacon Hill Chocolates, un minuscolo negozietto al piano rialzato dove non riesco a decidere se sono più attratta dal cioccolato, dalle scatole in latta che lo contengono o dalla ragazza al bancone che racconta i cioccolatini quasi raccontasse una leggenda. Mi perdo ad aprire ogni cosa, controllare, osservare. E’ un universo parallelo dove la realtà non entra. E’ come ritrovarsi catapultati nel mondo delle fiabe. In Alice nel Paese delle meraviglie.
I prezzi sono decisamente fuori dalla mia portata. Ma non importa. Non è l’acquisto ad attrarmi. Ma il contesto.
E’ stato come farsi un giro nella Fabbrica di Willy Wonka.

Sabato sono stata a zonzo per la città. Un po’ qua un po’ là. Nel quartiere dei ricchi e in quello degli immigrati. E nella più europea delle città americane, così dicono, ho cercato di cogliere l’American Way of Life. Che è ovunque. O forse sono solo io che ho bisogno di vederlo.

2 thoughts on “101 – Saturday morning

  1. Pingback: Interludio di viaggio N. 12 – Seattle. Oltre lo Space Needle e Starbucks | Alessia1974Cose

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