93 – Un cappuccino (con cacao) e una brioche (vuota)

Non sono una da caffè al bar. Mi piace svegliarmi e fare colazione a casa. Prepararmi il latte tiepido col miele, aggiungere i cereali, qualche biscotto. Mi piace, quando capita, prepararmi una torta. Svegliarmi e sapere che è lì ad aspettarmi. Soffice, profumata, deliziosa.
Mi piace prendermela comoda, la mattina. Non sono una da colazione al bar. Un caffè e una brioche al bancone. Una sigaretta frettolosa. Correre in ufficio. Quella non sono io. Io sono una da chiacchiere della prima ora. Anche quando sono sola. Chiacchierare con me stessa. Compiacendomi per la fortuna di non avere mai fretta.

E poi ci sono i giorni dei prelievi. Che non sapevo nemmeno cosa fossero fino a qualche mese fa. E che ora sono parte della mia vita quotidiana.
In quei giorni di albe fredde e desolazione. In quelle mattine in cui non c’è tempo per chiacchierare, scegliere il vestito, sfilare davanti allo specchio buttando pantaloni e magliette sul letto come una diva di Hollywood, in quelle mattine c’è un piccolo dono tutto per me, che mi pregusto uscendo di casa incagnita, che mi addolcisce il palato e il cuore furibondo. Il premio per la mia diversità.
Un cappuccino. Col cacao? Sì, grazie. E una brioche. Vuota, per piacere!

A poca distanza dal mio ufficio, in via Foppa 4, dove prima c’era un’agenzia viaggi e accanto qualcos’altro che non ricordo, c’è un Caffè. Non un bar. Proprio un Caffè. Un luogo che sa di Parigi. Ma anche di Londra. New York. O Trieste.
Si chiama I classici del caffè ed è uno di quei posti dove si entra per un cappuccino (con cacao) e una brioche (vuota) e poi ci si vorrebbe fermare in eterno.
Io non sono una da colazione al bar. Ma se succede, vengo qui. In questo posto un po’ caffetteria, un po’ libreria, un po’ sala lettura.
Pavimento in parquet, tavoli di legno, complementi d’arredo di design, arredamento minimal.
Un perfetto connubio di vecchio e nuovo. Antico e moderno.
Sugli scaffali i libri in vendita sono consultabili e accanto alla zuccheriera sui tavoli c’è sempre qualcosa da leggere, un giornale, un volantino, un comunicato stampa.

Seduta sulla comoda poltrona in pelle, la tazza e il piattino sul tavolino basso, guardo attraverso le vetrine la strada che vive in questo ottobre misterioso. L’edicola, la 54, gli alberi malati cresciuti nel cemento, Parco Solari. Sono qui, ma potrei non esserci. Nessuno mi conosce. Non conosco nessuno. Non devo giustificarmi, spiegare, interpretare. Osservo e basta. In questo mondo profumato di pagine scritte e caffè tostato, mi sento al sicuro.
Là fuori le cose vanno come devono andare, bene e male, gioia e dolore. Qui il tempo è sospeso. E io sto bene.

Prendo i fogli stampati accanto al cucchiaino e mi metto a leggere.
Potrei tirare fuori dalla borsa il mio libro. Ma preferisco pensare che dietro a ogni riga scritta in cui incappo per caso, si nasconda un messaggio, il senso del giorno, la risposta ai miei dubbi. Parole che diventano consigli. Frasi che si trasformano in monito. Chiavi d’accesso per interpretare l’universo. Quanto meno il mio. Di universo.
I tre fogli raccontano tre storie. Per giorni non s’è parlato d’altro, ma io le tre storie non le conoscevo. Non le avevo mai lette. E, tutto sommato, non mi interessava affatto leggerle. E invece adesso sono qui, accanto alla mia colazione da bar, cappuccino (con cacao) e brioche (vuota). Manco capisco subito di cosa si tratta. Non lo vedo Steve Jobs e il suo discorso ai neolaureati di Stanford nelle prime righe.
Leggo con lo stesso spirito con cui avrei letto il bigliettino di un Bacio Perugina se mi avessero messo un Bacio Perugina sul piattino del caffè. La curiosità è la medesima, il senso di aspettativa anche. Il desiderio che contenga un messaggio speciale tutto per me è il motore dell’avidità di lettura.

Il discorso di Jobs scorre liscio. Nei giorni che sono seguiti alla sua morte ho difeso il diritto di quest’uomo a essere considerato un genio aldilà delle sue debolezze umane e del suo essere miliardario, ma tutto sommato non ho mai pensato a lui come a un guru. Non esistono guri, santi, eroi. Esistono eroi gentili, ma non hanno un nome. E persone con una marcia in più. Tutto qui.
Per questo non mi sono mai interessata davvero a quello che Jobs ha scritto e detto nell’arco della sua vita. Ero più affascinata da quello che aveva creato. Non l’oggetto in sé, ma il mondo che gli si era aperto davanti con l’intuizione dei suoi 20 anni.
E ora mi capitava tra le mani il suo discorso, quello che nel giorno della morte, a frasi brevi e pensieri in libertà, in tanti hanno citato. Quello con cui sarà ricordato dai posteri. Quel discorso a effetto che rivela una notevole capacità oratoria, frasi a effetto per fare breccia nelle coscienze e lasciare un segno. Un piccolo genio della comunicazione.

Eppure del suo discorso che non avevo mai letto prima né sentito, in una mattina dell’estate ottobrina, dopo l’ennesimo prelievo di sangue, al sicuro nel caffè dei libri in via Foppa 4, a colpirmi non sono le frasi o la retorica, ma la strada che mi sta indicando, il senso che sta dando a questo non senso che è la mia quotidianità.
Io e quel discorso, che avremmo potuto incontrarci in qualsiasi momento della mia vita e non in questo in particolare, ci capiamo al volo. So che non è stato messo lì per caso. So che è stato scritto perché io lo potessi leggere un giorno. So (molto bene) che ha svelato il senso della mia diversità rendendo più tollerabile la mia solitudine. E’ solo un discorso. Come un Bacio Perugina è solo un Bacio Perugina.

Ma c’è sempre una parola magica indispensabile per aprire una porta dietro a righe scritte trovate accanto a una tazza di cappuccino (con cacao) e a un piattino con una brioche (vuota).

I classici del caffè
Via Foppa 4 – Milano
Tel. 02-36503146
www.iclassicidelcaffe.it

6 thoughts on “93 – Un cappuccino (con cacao) e una brioche (vuota)

  1. ciao alessia!
    anch’io non sono una da cappuccino al volo al bar!
    per me la colazione al mattino è un rito…me la preparo e me la gusto con tutta calma, persa nei miei pensieri.
    Senza comincio male la giornata. … ma questo bar se fossi a milano lo proverei senz’altro, solo per il cappuccino con cacao, però, perché sono celiaca e la brioche è veleno per me (purtroppo!). 😉
    quanto ai messaggi casuali che calzano a pennello su di noi e ci incrociano in un determinato posto in quel determinato momento…
    bè io ci credo e provo anche ad ascoltarli!!! 😉
    un bacio
    buona domenica!

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    • Ci credo pure io. E di brutto anche. Poi occorre anche interpretare… Ma in ogni caso, ci credo un casino anche io. E come sempre il segreto è la pazienza. Prima o poi qualcosa si muove. Ciao bella. Buona settimana

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  2. ciao Alessia,
    io come sai non sono di Milano, ma sono da cappuccino e brioche al bar. Vuota, piace anche a me. E lo so che le possibilità sono al di sotto del minimo, però mi piace l’idea di incrociarti, magari una mattina, in questo tuo angolo. Senza pretesa di interrompere i tuoi pensieri, ma solo così, per un piccolo saluto e una battuta per il tuo cuore furibondo.
    Un abbraccio

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    • Soprattutto, per una battuta per il mio cuore furibondo….
      Ma io e te, ci siamo incontrate in una vita virtuale che vale “quasi” come un incontro nella vita reale. Manca solo il cappuccino e la brioche vuota.
      Un bacio
      A.

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