89 – La macchia nera

La macchia nera è una cosa difficile da scrollarsi di dosso. Qualsiasi cosa faccia per farla andar via, lei rimane lì. Imperterrita, impermeabile, immobile. Saldamente aggrappata alle mie spalle, cammina con me da mesi ormai. E non sembra per niente intenzionata a staccarsi per andare via.
Io e la mia macchia nera siamo diventati una cosa sola. Dove ci sono io c’è lei. E, a quanto pare, dove c’è lei ci sono io.
L’immagine non è del tutto mia. Una visionaria profonda mi ha scritto “…è solo che ce l’hai lì intorno e non riesci a staccartela sta roba nera…”.
E io ci ho pensato e ripensato. Alla roba nera che ti fa andare tutto male.
E pian piano la macchia ha preso forma. Ora ha l’aspetto di una piccola nuvola nera. Con tanto di occhi, braccina e gambette. E non è nemmeno brutta nella sua profonda cattiveria. Anzi, sembra quasi malignamente simpatica. E, in ogni caso, cammina i miei passi, respira il mio ossigeno, succhia le mie forze, sfianca la mia resistenza. Che posso fare?

Sono passati giorni dall’ultima volta che ho scritto. Sono successe talmente tante cose da allora che sembra passata un’eternità. Per me è passata un’eternità di sicuro. Ho attraversato distanze cosmiche. Non credevo di farcela a tornare indietro. E invece sono qui. Con la mia macchia nera, naturalmente. Ma qui. Vive e vegeta. Sana e salva. E lei, la macchia, contro la quale non ho alcuna possibilità di vittoria, che non colpisce per giocare ma per uccidere, beh… lei ora sa che posso sopravvivere. Che nonostante tutto, posso rialzarmi. Che i miei tessuti si rigenerano. Gli occhi si riaprono. Il cuore torna a battere. Le sue vittorie sono schiaccianti. Ma non definitive. Vince per qualche ora. E poi deve ricominciare tutto da capo. Come se tutto quel combattere non ci fosse stato.

E nel frattempo siamo a settembre. Che profuma di quaderni e buone intenzioni. Che rappresenta una specie di inizio (l’inizio dell’anno scolastico, della serie A, delle nuove programmazioni, l’inizio della fine di quel limbo che è agosto). Settembre che non è la fine dell’estate. Ma l’inizio dell’autunno.
Della voglia di indossare un impermeabile nuovo, giallo e lucido, e un paio di stivali di gomma, per fare cif ciaf nelle pozzanghere dell’inverno.

Se penso ai progetti per il futuro, penso a settembre. L’inizio dell’anno, dai tempi della scuola, per me non è a gennaio, ma adesso, in queste calde giornate di fine estate, quando ogni possibilità è aperta, quando tutti i sogni possono essere sognati e tutte le aspettative realizzate.
La presenza della macchia non riesce a sradicare questo attivismo della mente. Questo desiderio di futuro. Questo bisogno di programmare. Lei non lo sa. Ma è da quando avevo sei anni che settembre è un mese di grandi cambiamenti. Non bastano i suoi colpi a distruggere qualcosa che è cresciuto con me. Da sempre.

Ci sono matite colorate da mettere in fila, grembiuli da provare, libri da ricoprire, diari da scegliere. Ci sono le giornate che diventano più corte perché tutto finisce e tutto ritorna. C’è la collezione autunno-inverno, scintillante nelle vetrine. Foglie che non sono più tanto verdi. Nuovi viaggi da sognare.
Ci sono corsi a cui iscriversi. Cene da organizzare. Frutta e verdura di stagione da comprare.

E ci sono i mille eventi che scandiscono le giornate milanesi durante tutto il mese: la Vogue Fashion Night Out, Milano Film Festival, la Rassegna di Venezia a Milano, la prima Elephant Parade, Taste of Milano

C’è tutto questo. In questi giorni di settembre. E io. Con la mia macchia nera. E una forza che ogni volta che lei attacca mi chiedo da dove venga fuori. Dove se ne stia, nel resto del tempo.
Perché io lo so che non la spunterò contro di lei. Che non vincerò mai nemmeno una battaglia minore. Che mi farà sempre a pezzi ogni singola volta e ogni singola volta farà molto male. Ma so anche che in qualche modo sono immortale. E non ho più paura. Aspetto i suoi colpi. E intanto me la porto a spasso. Come una scimmietta indisciplinata ma divertente. Cercando di districarmi tra la noia quotidiana e le cento cose da fare e vedere. Senza più alcun tipo di speranza. Senza più credere negli angeli protettori. Contando solo sulle mie forze. Non solo per sopravvivere. Ma per vivere con un senso. Perché non lo voglio più inserire il pilota automatico. Anche se mi ritrovo una macchia nera per compagna di viaggio.

3 thoughts on “89 – La macchia nera

    • Che tradotto significa che prima si muore (e ci sono le macchie nere) e poi si rinasce???? Speriamo di rinascere presto allora. Perché il rischio qui è di aver lasciato il cervello per troppo tempo senza ossigeno!!!! 🙂
      Naturalmente, scherzo. In ogni caso, a volte mi ci devo concentrare a pensare sta cosa. Ma lo credo che la parte di me più profonda ne sia perfettamente consapevole.
      Ciao bella

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  1. Pingback: 91 – Sono arrivati gli elefanti a Milano « Alessia1974Cose

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