88 – E, inaspettata nel traffico, la Cinquecento Rossa…


Luzern (Lucerna), la città sul lago, bagnata dal fiume Reuss, circondata dai monti, capitale del Cantone di Lucerna e capoluogo dell’omonimo distretto (fonte: Wikipedia) è la città del ponte. Anzi. Dei due ponti. Quello a zigzag, con la torre nell’acqua. E l’altro. Vicino alla chiusa. Anch’esso in legno. Con tutti quegli affreschi sulla Morte e la Danza Macabra
Risalenti entrambi a epoche antiche (1333 il primo ma in parte ricostruito negli anni Novanta in seguito a un incendio dovuto, sembra, a una sigaretta, e 1408 il secondo), i due ponti sono il centro focale delle attrazioni cittadine.
Hanno nomi “esotici” – Kapellbrücke (ponte della cappella) e Spreuerbrücke (ponte del mulino) -, sono cangianti, come i riflessi di sole o delle nuvole sull’acqua, attirano inevitabilmente lo sguardo, sono il punto di riferimento per ogni singolo spostamento in città.
Luzern, in un certo senso, non va oltre i suoi due ponti.

Il centro storico è, indubbiamente, grazioso. Con i suoi palazzi antichi affrescati e tinteggiati con colori pastello, i locali sotto ai portici, le piazze inaspettate dalla storia vecchia, che parla di mercati, di mercanti, di municipi, di alleanze e tradimenti.
Si cammina su e giù per le piccole vie acciottolate, pedonali, invase da negozi e turisti e ci si perde nei meandri della storia. Anche qui, il tempo sembra essersi fermato a un Medioevo mitizzato, stereotipato, sognato sui libri, fatto di corporazioni e scambi, navi cariche di merci preziose a solcare fiumi e attraversare laghi, giochi di potere consumati sotto soffitti a cassettoni, al riparo dalle grandi finestre a ogiva.


Naturalmente, non tutti i palazzi corrispondono a questo modello. Molti, probabilmente, appartengono a epoche differenti, possono essere spostati nel tempo anche di secoli.
Ma Luzern non va oltre il suo Medioevo. Per me, che non sono una storica e neppure una storica dell’arte e per le frotte di giapponesi che infilano tutto nelle loro macchine fotografiche, indistintamente la brutta Chiesa dei Gesuiti al di qua del fiume e l’altra, più antica, a ricordarci che la religione non fu solo ostentazione, ma che per un certo periodo fu, in particolare, preghiera. Per tutti noi, Luzern è un’indistinta cittadina nella Svizzera Tedesca dalla forte impronta medievale.

Ecco, guardando i giapponesi riuniti intorno alla loro guida a scattare fotografie, mi domandavo cosa capissero delle epoche storiche che hanno solcato il Vecchio Continente, lasciando tracce ovunque di uomini sconosciuti eppure abili nel loro mestiere: carpentieri, fabbri, pittori…
Guardando i giapponesi mi immaginavo nella loro isola, domandandomi cosa avrei potuto capire io davvero dei loro templi, delle loro epoche storiche, delle loro manifestazioni artistiche.
Perché è così che siamo diversi, tra popoli lontani. Non nel colore della pelle, nell’appartenenza (o non appartenenza religiosa), non nella lingua, non nella distanza…. La lontananza è nella non comprensione delle storie reciproche, di quei segni artistici, architettonici, scultorei, che la storia ci ha lasciato in eredità.


A Luzern la storia è prepotente. A dispetto di altre città storiche, della stessa Zurigo a pochi chilometri di distanza che ha saputo evolversi verso una sorta di trendismo da XXI secolo, Lucerna non ha molto altro da offrire se non la sua storia.
Dopo un po’…. diventa noiosa. Troppo perfetta. Troppo univoca.
Così ci si allontana dal centro storico in cerca di altro… Via dai ponti, dalle stradine che si inerpicano tra i palazzi antichi, via dalle piazze coi tavolini…

Ed eccolo l’altro. Eccola la contemporaneità. Il diverso che affascina:
Il maestoso edificio che ospita il museo di arte contemporanea e forse anche un teatro, un centro culturale, un ristorante. Eccolo il XXI secolo. Meraviglioso nel suo profilo. Iper moderno, affacciato sul lago, con quell’enorme piazza su cui bivaccare. Eccolo il trendismo del XXI secolo. Eccola un’altra epoca. Ecco che anche Lucerna potrà essere consegnata ai posteri con tracce di noi, e non solo di quelle dame e di quei gentiluomini vestiti con abiti di foggia antica.

Ed è andando alla ricerca di qualcosa di diverso, girando sui tacchi per tornare indietro, è così che, inaspettata, è apparsa quella Cinquecento Rossa, bloccata in mezzo al traffico, ferma sul ponte nuovo, piccola e meravigliosa come tutte le Cinquecento Rosse. E’ andando via che è ho visto il mio portafortuna segreto dai tempi dell’Università. Da quando non andavo a dare un esame se non ne vedevo almeno 4 o 5 prima.
Così Lucerna, per me, non sarà più la città del Ponte, dei due Ponti anzi. Ma la città in cui, inaspettata nel traffico, è apparsa la Cinquecento Rossa.

4 thoughts on “88 – E, inaspettata nel traffico, la Cinquecento Rossa…

  1. Vedi che tra noi c’è qualcosa di inspiegabile, una sottile linea rossa appunto? Sono qui ad Alghero per tre giorni a fare tappa prima di partire, e indovina mio padre con cosa circola per le strade di Alghero? Ebbene si’, con una cinqucento rossa… Un abbraccio…

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    • Lo dovrei incontrare a Milano, tuo padre con la Cinquecento rossa che porta fortuna. Ma stavolta non me ne ha portata molta. Forse non ho capito il segnale…. Drin, riprova e controlla! Che ne so. Magari, stavolta, era un avvertimento.

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  2. Ciao Hal, vengo dal salotto di Nina…interessante il tuo blog, vedo che anche tu sei una a cui piace viaggiare e vivere all’estero! Io ho sempre visto la Svizzera come un posto magico, dove cultura e natura si coniugano perfettamente. E spesso mi dico ‘Se vinco al lotto (che non gioco…) vado a vivere in Svizzera’. Non un sogno particolarmente selvaggio, ma there you go 🙂

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    • Ciao Sfolli. Benvenuta!!!! Sì. Mi piace tantissimo viaggiare, vedere posti nuovi, scoprire. La Svizzera del nord non la conoscevo. Diciamo che quest’estate avrei dovuto essere da un’altra parte e invece sono qui… Ma è andata bene. Posti molto belli, città pulite, grande civiltà. E prezzi troppo cari. 🙂
      Io spero, un giorno, di poter andare a New York. Quello è il mio sogno. Beh…. insieme a mille altri. Ma quella è la mia città d’elezione. Ciascuno ha la sua. Come l’amore, no?
      🙂
      Vabbè, benvenuta. Ci vediamo da queste parti e nel salottino di Nina (che, finalmente, ho capito cos’è. Mi ero un attimo persa).
      A presto
      A.

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