82 – Buongiorno Milano!

Non la posso raccontare la notte scorsa senza la retorica. Non la posso descrivere quella piazza senza un palpito. Non li posso ricordare mentre ballano senza un pizzico di malinconia.

Non posso parlare dei sogni di un popolo. Non posso chiudere gli occhi su una macchia arancione. Non posso cancellare la fantasia e il fremito. Non posso gridare il soffio del vento nuovo.

Non posso spiegare il senso di vittoria.

Non si dice una città che torna a vivere. Non si narra l’esplosione della gioia. Non si rivela il segreto dell’unione.

Non sono in grado di spiegare la sensazione. Non ho le parole per descrivere l’evento. Non sono capace di andare oltre la poesia.

La notte è stata breve. E’ stata lunga.
La storia ci avvolgeva come un manto. Le parole diventavano più fluide.
Sorridevamo guardandoci stupiti. Ridevamo pensandoci più nuovi.
L’ironia era il gioco che accompagnava l’esultanza.

Di quante storie si può raccontare “io c’ero”? Di quanti cambiamenti si può essere testimoni?

Non la posso raccontare Milano senza la retorica.

Ballavo sul selciato di una piazza sconfinata. Ballavo chiedendomi fino a che punto eravamo liberi. Ballavo interrogandomi sull’onestà dell’uomo.

Gioivo pensando che eravamo un corpo solo. L’appartenenza era il mantra dell’istante.

Non si spiega il senso di far parte. Non si racconta la voglia di cambiare. Non si descrive una pentola a pressione quando esplode.

Conosco il potere dell’anello. So bene che la delusione è dietro l’angolo. Non credo nel miracolo infinito.

Ma credo nella magia del secondo.
Quel vibrare che dura un palpito.
Quel bisogno di abbracciare e di baciare.
Quella voglia di partecipazione.

Buongiorno Milano.
Ieri notte hai avuto un cuore.
Il tuo cuore era arancione.
Il mio l’ho mischiato al tuo e l’ho sentito battere al suono dei tamburi.

Ora mi riprendo i miei colori.
Depongo la retorica e le arringhe.
Aspetto i benefattori al varco.
Ma non dimentico il calore di una notte.
Una piazza che non è mai stata tale.
Quella voglia di sperare e condividere.
Quel senso della storia che passava.

Buongiorno Milano.
Domani è giugno… di nuovo.

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